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Economia | 25 settembre 2020, 07:35

TIM, Luigi Gubitosi (AD) spinge sulla rete unica italiana

Prosegue il dibattito sulla realizzazione della rete unica in Italia: l’AD di TIM e l’idea di una nuova società che porti la rete anche nelle zone rurali

TIM, Luigi Gubitosi (AD) spinge sulla rete unica italiana

TIM, l’AD Luigi Gubitosi spinge sulla realizzazione della rete unica italiana

Le settimane di lockdown, con una buona fetta di lavoratori italiani passati a smart working e telelavoro, alunni e insegnanti impegnati nella didattica a distanza e un gran numero di servizi diventati digital-first, hanno mostrato chiaramente che un’infrastruttura di rete capillare, capace e resiliente è essenziale per la competitività del Paese. Sono state settimane, così, in cui si è accelerato anche sulle (annose) discussioni per quanto riguarda la cosiddetta rete unica e la buona notizia è che un accordo sembra (finalmente) trovato grazie alla TIM di Luigi Gubitosi e OpenFiber, azienda partecipata da Cassa Depositi e Prestiti ed Enel.

Il progetto di Luigi Gubitosi per la una rete unica: in cosa consiste l’idea di TIM

L’idea è semplice. Per colmare il ritardo italiano rispetto ad altri Paesi nell’adozione della Rete veloce e, allo stesso tempo, per risolvere il digital gap che esiste tra aree differenti e differenti fasce della popolazione, si potrebbe far gestire a un’unica società – da qui l’espressione rete unica – l’infrastruttura italiana per la rete a banda larga; questa stessa società si occuperà, poi, di vendere ai diversi operatori di tlc del Paese il diritto di utilizzo della propria infrastruttura. I vantaggi sono soprattutto economici e gestionali: evitando che più soggetti diversi si concentrino sullo sviluppo della stessa infrastruttura di rete a banda larga si possono razionalizzare gli investimenti iniziali e, una volta che la stessa sarà pronta, sarà più facile badare a manutenzione e funzionamento. Quello di una rete unica però, per parafrasare l’AD di TIM Luigi Gubitosi, è anche un progetto d’inclusione. Fin qui i singoli operatori commerciali hanno avuto interesse, infatti, a portare la fibra ottica nelle cosiddette aree di mercato – semplificando molto, aree urbane o grandi agglomerati commerciali – in cui l’investimento si prospettava da subito proficuo; maggiore è stata, invece, la ritrosia verso le aree rurali o poco abitate del Paese, cosiddette a fallimento di mercato. Per un fornitore unico di servizi, la distinzione potrebbe non essere più significativa. Ci sarà certo da vigilare perché non si verifichino le distorsioni di un mercato a monopolio, ma non mancano certo in Italia authority competenti.

AccessCo e le mosse future di Luigi Gubitosi e TIM

Lo scorso 31 agosto 2020, così, è finalmente arrivato l’accordo per la rete unica in Italia. Entro il primo trimestre 2021 dovrà nascere AccessCo, la società della rete unica italiana. Semplificando molto, al suo interno confluiranno la vecchia OpenFiber e una società di transizione, la FiberCop, appositamente creata da TIM per gestire la transizione e in particolar modo per potersi occupare della rete secondaria – quella che dagli armadi grigi in strada porta fibra ottica e banda larga direttamente nelle abitazioni. Nonostante la TIM di Luigi Gubitosi controllerà oltre il 50% di AccessCo, l’impegno è che la distribuzione delle cariche avvenga in modo equilibrato, così da riuscire a mantenere imparzialità e terziarietà. Sul progetto, del resto, sono riposti speranze e buoni auspici da parte di tutte le parti sociali, incluso il premier Conte che si è detto ripetutamente convinto della necessità di un’infrastruttura aperta e inclusiva. Tanto più che l’idea di rete unica dell’AD di TIM Luigi Gubitosi realizzerebbe, finalmente, un progetto in cantiere in Italia almeno da inizi anni Duemila.

 

Richy Garino

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