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Politica | 26 novembre 2020, 18:40

Spotorno, il consigliere Riccobene sul progetto Maremma: "Il sindaco ci riprova, progetto improponibile"

"Il piano urbanistico presentato ieri sera, diviso in due ambiti, ci regala una nuova maxi cementificazione della zona a confine di Bergeggi, portando complessivamente l’intervento ad oltre 30.000 metri cubi di nuova edificazione"

Spotorno, il consigliere Riccobene sul progetto Maremma: "Il sindaco ci riprova, progetto improponibile"

"Dopo la sonora bocciatura da parte della Regione Liguria del progetto Maremma, con 19.000 metri cubi di nuove e corpose volumetrie di edilizia residenziale e residenziale turistica, il Sindaco, nonostante sia ormai agli sgoccioli del suo mandato - si voterà in primavera per la nuova amministrazione - ci riprova". Così Franco Riccobene, Capogruppo Consiliare di Adesso Spotorno, minoranza del Consiglio comunale spotornese.

"Per la verità non si era neppure fatto mancare, più recentemente, l’approvazione da parte della Giunta di un atto di indirizzo del progetto, una sorta di approvazione anticipata, senza che il consiglio comunale ne potesse prendere visione e senza che ve ne fosse una necessità procedurale - prosegue Riccobene - Così, tanto per segnalare ai proponenti che l’amministrazione comunale era assolutamente allineata. Da sottolineare, inoltre, che per tutto il mandato di questa amministrazione non vi è stato un minimo passo avanti sullo studio del nuovo Piano Urbanistico Comunale, che giace chiuso in un cassetto per far spazio all’unico interesse manifesto, quello, appunto, del progetto Maremma. Il 23 Novembre si è svolta la commissione consiliare che non è riuscita a dare un parere positivo sul progetto perché i componenti si sono divisi, i tre componenti di maggioranza a favore e i tre capigruppo dell’opposizione contrari. Il Sindaco, alle strette, incautamente aveva sostenuto che la commissione non avrebbe dovuto votate. Anche il consiglio comunale di ieri sera ha registrato questa netta divisione".

"I tre gruppi consiliari di minoranze hanno contestato molte questioni a partire dall’utilizzo di una legge regionale del 2018 assolutamente incoerente con il progetto presentato. Tale nuova normativa nasce per impulso dell’Unione Europea ed è destinata a 'favorire il miglioramento della qualità ambientale, paesaggistica, architettonica e sociale del tessuto edificato e individua la rigenerazione urbana quale alternativa strategica al consumo di nuovo suolo'. Non solo, nei suoi capisaldi la nuova legge 'costituisce un elemento di attuazione del percorso previsto dalla Commissione Europea 'Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse' (COM/2011/0571), per giungere entro il 2050 all’obiettivo di edificazione su nuove aree pari a zero'. Ora pare, persino ai più profani in materia di programmazione urbanistica, che siamo di fronte ad un tentativo, persino goffo, di far intendere alla Regione Liguria che quelle aree sarebbero marginali e come chiede la legge, in 'condizioni di degrado urbanistico ed edilizio e che richiedono interventi di rigenerazione urbana, architettonica, sociale, ambientale'".

"Al contrario, è evidente che la Maremma sia uno dei luoghi più belli della Costa Ligure sotto il profilo paesaggistico e ambientale, come hanno sottolineato durante le illustrazioni in consiglio comunale persino gli estensori del progetto e la stessa dirigente dell’Ufficio Urbanistica in commissione consiliare. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che il precedente progetto fu cassato dalle Regione Liguria sia per la totale mancanza di interesse pubblico, in quanto a fronte dell’incremento volumetrico di circa 15.000 metri cubi, venivano realizzate opere pubbliche - anche con materiali discutibili - di valore ben lontano da quanto prevedevano le norme e sia per i gravi problemi di stabilità del versante collinare riscontrati e per tale motivo, ovvio oggetto di censura. Nonostante ciò l’attuale il progetto ripropone la stessa metodologia".

"Infine, emerge in modo macroscopico che la società titolare del progetto, dopo essersi scomputata dagli oneri di urbanizzazione dovuti alla città, ogni tipo di intervento, verserebbe nelle casse comunali ben 2000 (duemila) euro. Quindi, per semplificare, uno degli interventi edilizi più corposi del nostro paese, porterebbe nelle casse comunali, oltre agli oneri concessori obbligatori e non scomputabili, 2000 euro, relativi al 50% del maggior valore delle aree conseguito dalla variante urbanistica, oltre ad un tratto di passeggiata (neppure la metà dell’esistente) e una parte della ristrutturazione del molo Sant’Antonio, la cui struttura metallica appare assai invasiva sotto il profilo paesaggistico oltre a costare oltre 800 mila euro, anch’essi scomputati. Ora risulta chiaro che versare 2000 euro su un intervento di tale natura rappresenta una provocazione nei confronti del paese, mentre risulta un grande successo per i privati proponenti".

"In tutto ciò ci chiediamo quale sia stato il ruolo del Sindaco, che è anche titolare dell’assessorato all’urbanistica, tutto proteso in consiglio a difendere un progetto assolutamente improponibile, invasivo e scarso nuovamente per interesse pubblico. In ultimo il piano urbanistico presentato ieri sera, diviso in due ambiti, ci regala una nuova maxi cementificazione della zona a confine di Bergeggi, portando complessivamente l’intervento ad oltre 30.000 metri cubi di nuova edificazione. Il tutto con la norma europea che abbiamo citato che vorrebbe edificazione su nuove aree pari a zero. Il nostro territorio è molto delicato e le avversità meteo di questi anni ne hanno sottolineato la fragilità. Occorre sensibilità ambientale che, nonostante i proclami del Sindaco, passa in secondo piano rispetto ad altre corpose esigenze. Tutte private" conclude infine Riccobene.

Comunicato Stampa

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