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Politica | 03 marzo 2021, 11:10

Titanio nel Beigua, Azione: "Perché autorizzare ricerca di rutilo se non si ha intenzione di aprire un’attività estrattiva?"

Il referente di Liguria Ambiente In Azione Scarpati commenta le dichiarazioni dell'assessore regionale Scajola

Titanio nel Beigua, Azione: "Perché autorizzare ricerca di rutilo se non si ha intenzione di aprire un’attività estrattiva?"

Perché autorizzare una ricerca di rutilo se poi non si ha intenzione di aprire un’attività estrattiva? Questa la domanda che Azione, il partito di Carlo Calenda, pone all’Assessore Marco Scajola, che ieri ha dichiarato che mai la Regione Liguria autorizzerà l’apertura di una miniera di titanio nel territorio di Urbe e Sassello.

"La preoccupazione è forte perché la Regione Liguria ha da poco autorizzato la Compagnia Europea per il Titanio – C.E.T. S.r.l. a ricercare i minerali titanio e granato su 229 ettari di una delle aree più suggestive della Liguria, con il parere contrario del Parco del Beigua e di due comuni, Sassello e Urbe. Poco importa che l’area ricada all’esterno territorio del Parco Naturale regionale del Beigua: per tre anni la CET s.r.l. potrà effettuare indagini preliminari finalizzate a valutare la distribuzione areale, nonché a definire le concentrazioni delle mineralizzazioni di rutilo presenti nell’area" commenta Alessandro Scarpati, referente di Liguria Ambiente In Azione. 

"La ricerca sarà effettuata mediante strumento portatile per spettrofotometria XRF, una tecnica nemmeno troppo idonea per ottenere una stima quantitativa dei minerali e che presenta margini di errore rilevanti. Ma tant’è; in fondo è “solo” dal 1974 che si tenta progressivamente di mettere le mani su un giacimento di quasi 400 milioni di tonnellate di rutilo, seppure con la contrarietà della popolazione e delle istituzioni locali. L’ammasso roccioso che contiene il titanio è una eclogite, ma ne contiene poco più del 5%". 

"La lavorazione e l’estrazione del titanio pertanto comporterebbe la movimentazione di enormi quantità di roccia, apertura di fronti di roccia estesi e creazione di discariche, mentre il processo di lavorazione impiegherebbe grandi quantità di acqua e di energia elettrica. Inoltre le rocce presenti sul massiccio del Beigua, serpentiniti e serpentinoscisti, eclogiti e anfiboliti, sono classificate a rischio amianto in base alle normative vigenti - prosegue - In particolare le eclogiti di tale area sono state segnalate come a rischio per la presenza di anfiboli classificati amianto ed in particolare la crocidolite e l’attinolite in fasi fibrose, fortemente cancerogene". 

"La CET s.r.l. non è una università o un ente di ricerca e quindi non si capisce perché l’assessore Scajola parli di atto dirigenziale “dovuto”: pare infatti abbastanza chiaro che una tale iniziativa non sia finalizzata a scopi scientifici, ma piuttosto ad aprire una attività mineraria nell’area di pertinenza del Parco del Beigua, che avrebbe un impatto ambientale devastante non solo sul paesaggio e sulla biodiversità del Parco, ma anche sul turismo della costa, che come noto costituisce insieme al Parco un pacchetto turistico di rilevante importanza della nostra Regione" conclude Scarpati. 

Comunicato stampa

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