Una voce che non vuole essere soffocata, che vuole continuare a rompere il silenzio. I familiari savonesi degli scomparsi della Tito Campanella non si arrendono alla possibilità che l'oblio e il passare del tempo possano offuscare la memoria della tragedia.
Dopo la presentazione del caso a Chi l'ha visto settimane fa, alcuni parenti delle vittime, sparsi per l'Italia, hanno contattato i familiari degli scomparsi savonesi (Pier Giovanni Dorati, 50 anni, di Albisola Mare, il primo macchinista Antonio Gaggero, 59 anni, di Celle Ligure, e il giovane di macchina Marco Incorvaia, 22 anni, di Savona) per unirsi a loro nel ricordo di quanto accaduto il 14 gennaio 1984, ancora in attesa di giustizia.
Sono proprio i parenti di Dorati, Incorvaia e Gaggero che stanno lavorando alla costituzione di un'associazione che potrà operare in forma ufficiale per mantenere vivo il ricordo delle vittime del naufragio. "Il percorso sarà ancora lungo – dicono – ma passo dopo passo qualche risultato si sta già iniziando a intravedere".
Nel naufragio della Tito Campanella nel Golfo di Biscaglia, il 14 gennaio 1984, morirono 24 marinai dell’equipaggio, fra cui tre savonesi (erano nove i liguri a bordo).
Il mercantile, di proprietà di un armatore savonese, fu avvistato per l’ultima volta nel Golfo di Biscaglia il 13 gennaio 1984. La Tito Campanella aveva prima fatto tappa nel porto di Oxelösund, in Svezia, dove aveva caricato 13 mila tonnellate di lamiere d'acciaio da portare in un porto della Grecia. Poi il naufragio, ancora avvolto nel mistero (processi si sono conclusi con una sentenza di proscioglimento degli imputati in appello).
I corpi dell’equipaggio non vennero mai trovati. A bordo avrebbe dovuto esserci anche Guglielmo Giusti, ma all’ultimo momento aveva rinunciato all’imbarco.














