La chiusura del corso di fisioterapia all'ospedale di Santa Corona a Pietra Ligure, “purtroppo confermata dal recente bando di ammissione dell’Università di Genova che non prevede più questa sede, rappresenta a nostro avviso un grave errore”.
E' Giovanni Oliveri per la Cisl Fp a commentare la notizia, la quale chiude un percorso di studi che, attivo da oltre quarant’anni, “ha garantito una formazione di elevata qualità a centinaia di fisioterapisti, professionisti che hanno poi saputo mettere le proprie competenze specialistiche al servizio della salute dei cittadini del nostro territorio”.
“La decisione di chiudere questo corso non solo impoverisce ulteriormente l’offerta formativa sanitaria locale, ma va in direzione opposta rispetto ai bisogni attuali. Proprio oggi, infatti, l’offerta dovrebbe essere difesa, consolidata e ampliata, estendendola anche ad altri profili fondamentali come i tecnici di laboratorio e di radiologia”, prosegue la nota.
Secondo la Cisl Fp, gli ultimi concorsi banditi da Asl 2 hanno evidenziato con chiarezza le difficoltà nel reperire personale sanitario in diverse figure professionali: infermieri, fisioterapisti, tecnici, educatori, logopedisti e altri. Tutte “figure indispensabili al buon funzionamento dei servizi”.
L'allarme lanciato da Oliveri, in tal senso, è che “senza un investimento concreto sull’offerta formativa in loco, e senza politiche di valorizzazione e attrattività delle professioni sanitarie, il rischio è di assistere a una progressiva riduzione dei servizi, a chiusure o accorpamenti che – come l’esperienza insegna – difficilmente portano a un miglioramento dell’efficienza, ma anzi penalizzano i cittadini”.
Per questo il sindacato esprime “forte preoccupazione e netta contrarietà a questa scelta, chiedendo che le istituzioni universitarie e sanitarie, insieme alla politica, aprano un confronto serio e immediato per rivedere la decisione e garantire al territorio savonese la possibilità di formare e trattenere i professionisti sanitari di cui si ha più urgente bisogno”.
“La sanità locale non può permettersi ulteriori impoverimenti: difendere la formazione dei suoi professionisti significa difendere il diritto alla salute dei cittadini”, conclude Oliveri.














