"Come di consueto apprendiamo dagli organi di stampa decisioni prese a tavolino da alcuni amministratori che, pur di dare forma a un’idea vuota, si prodigano a rivestirla di una patina 'green. Ma di progetto vero non c’è traccia. E ciò che si prospetta – se mai venisse realizzato – ipotecherebbe per trent’anni il futuro economico, ambientale e sanitario della Val Bormida".
A dichiararlo il Coordinamento Val Bormida Ligure e Piemontese No Inceneritore dopo la riunione di ieri in Provincia del Tavolo permanente di coordinamento sulla chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria, un percorso che prevede in estrema sintesi la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione. Nel corso della seduta è stato fatto il punto sullo stato dell’iter e sulle prospettive future.
Al termine dei lavori era stata annunciata la convocazione, entro la metà di novembre, di un convegno di approfondimento che affronterà in maniera organica i diversi aspetti legati alla costruzione dell’impianto. "L’appuntamento vedrà il contributo scientifico di esperti istituzionali qualificati e, se ritenuto utile, anche la partecipazione di rappresentanti di altre Regioni - avevano spiegato da Palazzo Nervi - L’obiettivo dichiarato è quello di analizzare con rigore i profili tecnici, ambientali e sanitari del progetto, offrendo un quadro chiaro e completo alla cittadinanza e agli enti coinvolti.
"Definire 'verde' un impianto che brucia rifiuti è un insulto all’intelligenza dei cittadini. I dati tecnici del PIG del Gerbido di Torino lo dimostrano: nel solo 2016, con 440.000 tonnellate di rifiuti trattati, ha prodotto 113.000 tonnellate di ceneri tossiche (il 25%), oltre a 8 milioni di metri cubi di metano bruciati e 1 miliardo di litri d’acqua prelevati dalla falda contaminata da 50 sostanze chimiche. Questi numeri smentiscono ogni retorica sulla 'sostenibilità'" continuano.
"E come si concilia questo entusiasmo con la contrarietà espressa dagli stessi Comuni, solo pochi anni fa, contro una centrale a biomasse - proseguono dal Coordinamento - Ricordiamo che diciannove sindaci della Val Bormida, nel documento congiunto del 20 febbraio 2025, hanno espresso unanime contrarietà al termovalorizzatore. Ci piacerebbe sapere chi oggi ha cambiato idea, rinnegando quella firma e tradendo l’impegno preso davanti ai cittadini".
"Il Coordinamento continuerà a fare chiarezza con dati, non con slogan. Organizzeremo nuove assemblee pubbliche a Calizzano e a Cairo Montenotte per spiegare in modo serio e trasparente le ragioni della nostra contrarietà assoluta..
Il futuro della Valle non si brucia: si rigenera" concludono.














