Sono 326 le cessazioni del personale Asl2 (Azienda Tutela della Salute Liguria) nel 2026 e 414 le assunzioni programmate. I dati sono riportati nella deliberazione di Monica Cirone, coordinatrice di Asl2, allegata al PIAO.
Il Piano - Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2026-2028 è stato adottato in bozza nell’atto dalla coordinatrice Monica Cirone ed è stato approvato per rispettare le scadenze fissate dalla normativa nazionale e regionale.
Dei pensionamenti per l’anno in corso, 66 riguardano la dirigenza medica, 2 la dirigenza veterinaria, 8 la dirigenza sanitaria e 2 la dirigenza professionale, tecnica e amministrativa. Sono invece 115 i pensionamenti previsti di infermieri, 16 di personale tecnico sanitario, 20 di personale di riabilitazione, 6 della prevenzione, 23 con ruolo tecnico, 39 nel ruolo socio-sanitario e 28 amministrativi.
A fronte dei pensionamenti, Asl2 ha una previsione di 414 assunzioni, di cui 178 di personale infermieristico e 80 di personale di dirigenza medica. Queste assunzioni permetterebbero ad Asl2 di arrivare a 4.328 dipendenti, ma l’azienda dovrà comunque fare i conti con la carenza di personale, soprattutto medici e infermieri, che caratterizza l’intero territorio nazionale.
I piani assunzionali delle aziende sanitarie rischiano però di scontrarsi con la carenza ormai "cronica" di professionisti che escono dalle scuole di specializzazione. In Liguria, come in molte altre regioni italiane, il sistema sanitario pubblico sta affrontando una grave carenza di personale sanitario, soprattutto per quanto riguarda infermieri e medici di medicina generale.
Secondo dati recenti, mancano centinaia di infermieri rispetto al fabbisogno reale: alcune stime indicano un deficit di circa 800 infermieri, con oltre 200 professionisti persi solo nel 2024 tra pensionamenti e dimissioni. La produzione di nuovi laureati non è sufficiente a compensare queste uscite, e il progressivo invecchiamento della forza lavoro aggrava ulteriormente lo squilibrio.
Secondo alcune stime, mancherebbero oltre 100 medici di famiglia, e molti di quelli ancora in attività hanno un numero di pazienti superiore ai limiti consigliati, con conseguenti difficoltà di accesso per i cittadini, soprattutto nelle aree interne e periferiche. Tra le cause principali vi sono la fuga di professionisti verso l’estero o verso il privato, le condizioni di lavoro difficili, stipendi percepiti come meno competitivi rispetto ad altri Paesi europei e la ridotta attrattività delle specializzazioni in medicina generale.














