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Attualità | 24 gennaio 2026, 16:22

Lancio dello stoccafisso, Pai e Osa: “Pratica anacronistica, triste e profondamente diseducativa”

Secondo le due associazioni ambientaliste e animaliste “si banalizza la violenza sugli animali e la trasforma in intrattenimento”

Lancio dello stoccafisso, Pai e Osa: “Pratica anacronistica, triste e profondamente diseducativa”

“Una pratica anacronistica, triste e profondamente diseducativa” che “banalizza la violenza sugli animali e la trasforma in folklore, come se il tempo fosse sufficiente a renderla accettabile”. Sono queste le ragioni che portano, in una nota, il Partito Animalista Italiano (Pai) e l’Osservatorio Savonese Animalista (Osa) a censurare senza dubbi la tradizionale festa del “lancio dello stoccafisso” che è in programma domani, domenica 25 gennaio, a Cantalupo, nell’entroterra savonese.

“Lo stoccafisso è il corpo essiccato, senza sale, del merluzzo nordatlantico; il baccalà è lo stesso animale conservato sotto sale. Parliamo quindi di un essere vivente che è stato un animale senziente, intelligente e sensibile, come riconosciuto anche dal manifesto dell’associazione CIWF Italia” si legge nella nota delle due associazioni, secondo cui la storia del merluzzo rappresenta “una delle pagine più emblematiche dello sfruttamento irresponsabile degli ecosistemi marini”.

“Negli anni ’80 la pesca industriale ne ha provocato il collasso nei mari del Nord Atlantico, mettendo in ginocchio intere marinerie e le loro famiglie. Invece di assumersi le proprie responsabilità, si cercò un capro espiatorio: le foche, colpevoli di nutrirsene. Ne seguì una loro brutale eliminazione. Il risultato fu disastroso: il merluzzo continuò a scomparire - aggiungono Pai e Osa - Come ha ricordato in questi giorni il divulgatore scientifico Gianumberto Accinelli, la scienza ha poi chiarito l’errore: eliminando le foche, aumentarono altre specie ittiche che predano i giovani merluzzi (ling, brosne, pollack, merlano, eglefino) aggravando ulteriormente il problema. Solo quando il Canada vietò la caccia alle foche e la pesca al merluzzo, l’ecosistema iniziò lentamente a riprendersi. Una dimostrazione concreta di una verità ormai scientificamente acquisita: gli organismi viventi sono tutti interconnessi da fili invisibili”.

Per Osa e Pai è “una lezione che dovrebbe guidare anche le scelte politiche di oggi. Eppure, di fronte a nuove emergenze ambientali, si continua a rispondere con interventi semplicistici e violenti. È il caso dell’invasione del granchio blu nell’Adriatico, affrontata incentivandone la cattura e l’incenerimento, invece di intervenire seriamente sugli squilibri creati dall’uomo, come il sovrasfruttamento del polpo, suo principale predatore naturale”

Le due realtà rifiutano inoltre l’idea che il corpo di un animale possa essere trasformato in un oggetto di gioco o di intrattenimento. “Molte culture del passato, pur uccidendo animali per necessità alimentare, riconoscevano il valore della vita sottratta e la onoravano con riti di ringraziamento e rispetto”.

Sulla tradizione del cosiddetto “lancio dello stoccafisso” ci sarebbe quini, secondo Pai e Osa, un equivoco di fondo che si trascina nel tempo, ossia “confondere la tradizione con l’abitudine, e l’abitudine con il diritto di non cambiare mai. Ma una società matura si riconosce dalla capacità di rimettere in discussione i propri rituali quando smettono di avere senso etico, educativo e culturale. Il problema non è cancellare la storia o offendere qualcuno. Il problema è continuare a normalizzare la derisione del corpo di un animale, trasformando la violenza, anche simbolica, in intrattenimento collettivo. Questo non è folklore: è rimozione morale”.

“Difendere gli animali oggi significa anche difendere l’intelligenza delle comunità e la loro capacità di evolvere. Il rispetto non toglie nulla a nessuno, ma restituisce dignità a tutti. Per questo, domenica 25 gennaio, noi non andiamo a Cantalupo” chiosano.

Redazione

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