"In tutta Italia continua la mobilitazione dei comuni esclusi dall’elenco dei comuni montani in seguito all’applicazione dei parametri definiti in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni del 5 febbraio 2026, nella quale non vi è stata intesa unanime. Pur essendo la proposta portata in Conferenza dal Ministro Calderoli migliorativa rispetto a tutte le precedenti, tanti sono ancora i comuni che, in caso di adozione del DPCM, perderebbero lo status di montanità e di conseguenza tutto ciò che la legge 131/2025 prevede in termini di risorse umane e misure di salvaguardia e incentivazione nei confronti degli enti locali, cittadini e imprese dei territori montani esclusi". Così commenta Lucia Moscato, sindaca di Testico, coordinatrice regionale di Uncem Liguria e della Commissione Pari Opportunità di Anci Liguria.
"È evidente che l’obiettivo del ministro Calderoli di mettere ordine nella materia per concentrare risorse economiche e misure di salvaguardia esclusivamente verso i territori “autenticamente” montani non è riuscito. E' palese che si è verificato lo scenario prospettato da Uncem fin dal nascere dell’intenzione di intervenire sulla vigente classificazione, risalente al 1952 e aggiornata nel 1994. La questione della montagna è più complessa e articolata di quanto evidentemente era stato percepito; la forzatura di definire la montagna e soprattutto la montanità ricorrendo ai soli parametri altimetrici e alla pendenza ha fatto emergere, se proprio ce ne fosse stato bisogno, la sensatezza e l’appropriatezza dell’allarme lanciato e dei suggerimenti per affrontare la “questione montana” in modo integrale, includendo nella interpretazione della materia i parametri socioeconomici come elementi indissolubili dalla orografia del territorio e rispettando la specificità con cui la montagna si esprime su tutto il territorio nazionale, regione per regione".
"Ciò detto, bene hanno fatto i comuni, inclusi quelli della Liguria, ad attivarsi immediatamente a tutela del proprio territorio, dei cittadini e delle imprese locali, per i quali oggi vige una salvaguardia proprio in risposta alla fragilità idrogeologica, sociale ed economica che li pone fuori dalla corretta e concreta applicazione degli artt. 3 e 44, comma 2, della Costituzione. Bene hanno fatto i Comuni a predisporre delibere per esprimere formale dissenso e ipotesi di impugnazione verso l’esito del lavoro confezionato dal Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie e dalla Commissione di esperti (dai quali certamente ci si aspettava molto di più e molto di meglio), che seppur abbia subito positive modifiche mantiene un impianto sbagliato, non idoneo e inefficace in relazione alla missione e ai propositi della legge 131/25", aggiunge.
"Bene ha fatto Anci Liguria a sottoscrivere, per mano dei suoi referenti politici, un documento che sollecitava il Ministro e i suoi collaboratori a prestare massima attenzione e considerazione alle conseguenze di quanto stavano approntando. Bene hanno fatto i comuni a rischio di esclusione dalla classificazione a predisporre delibere per esprimere formalmente il loro dissenso, preoccupazione e volontà di ricorrere legalmente per tutelare i cittadini, le imprese e gli stessi enti locali dal danno socioeconomico conseguente alla perdita dello status di montanità, senza che la questione apparisse minimamente affrontata con ulteriori strategie o risposte".
"In vista della imminente possibilità di adozione del DPCM contenente i criteri per la definizione della nuova classificazione dei comuni montani che beneficeranno della legge 131/2025, e che vede per la Liguria 32 comuni ancora esclusi dei circa 100 che risultavano a inizio lavori, molti comuni italiani si sono affidati o si stanno affidando a legali per il formale deposito del ricorso al TAR del Lazio, con la piena approvazione di Uncem, che si fa notare, pur essendo titolato a contribuire formalmente ai lavori, non è stata invitata".
"In Liguria, dei 32 comuni liguri che perderebbero lo status di comune montano, affiancati da Anci Liguria in coerenza all’azione precedentemente sottoscritta sopra citata, 26 si sono affidati al ricorso ad adiuvandum (ricorso nel quale una terza parte interviene a sostegno degli interessi di una delle parti, generalmente il ricorrente, senza assumere il ruolo di ricorrente), assistiti dall’avvocato amministrativista di Perugia Bartolini".
"Venerdì 10 aprile si è quindi tenuto l’incontro operativo tra gli amministratori dei 26 comuni pronti a presentare ricorso e l’avvocato, per la definizione dei contenuti, lo scambio di informazioni e elementi utili - prosegue - All’incontro, coordinato da Anci e presieduto dal coordinatore dei piccoli comuni Fabio Natta, erano presenti la neo direttrice reggente Annalisa Cevasco, il vice direttore Luca Petralia, il coordinatore della Commissione Montagna Daniele Galliano, la coordinatrice della Commissione Pari Opportunità di Anci Liguria, presente anche in veste di coordinatrice regionale di Uncem, che in Liguria coopera proficuamente con Anci sulle tematiche e sui problemi connessi ai comuni montani".
"Ringrazio Anci per il coinvolgimento e per aver compreso che il dibattito sulla classificazione dei comuni montani e la piena applicazione della legge 131/2025 portano maggiormente in evidenza un aspetto per nulla irrilevante in tema di diritto: la disuguaglianza sociale ed economica, nell’accesso ai servizi per i cittadini e per le imprese, nella complessità dell’esistenza rispetto ad altri contesti, molto presente nei territori montani dove ancora oggi gli artt. 3 e 44 della Costituzione non trovano fattiva attuazione".
"Proprio la legge che si poneva l’obiettivo, tra gli altri, di avviare una normalizzazione e un riequilibrio tra i diritti e le opportunità sociali dei cittadini e delle imprese di territori montani e urbani, con l’esclusione di comuni storicamente montani o strutturati come montani per caratteristiche anche solo del contesto generale di riferimento, andrebbe ad aggravare e lasciare irrisolte tutte le problematiche derivanti dalla posizione e composizione geografica di territori e comunità che non troverebbero nessun’altra strutturata e sistemica risposta".
"Negli ultimi anni, nei quali a più riprese più governi hanno tentato di affrontare, senza riuscirci, l’importante e annosa “questione montana”, deve essere chiaro che occorre delineare e avviare quanto prima un percorso per una strategia regionale sulla montagna e sulle aree interne, in Liguria praticamente coincidenti. Non è più pensabile che ci siano regioni, tra cui la Liguria, ancora sprovviste di strumenti legislativi con i quali affrontare il presente e il futuro della complessità della questione montana in tutti i suoi aspetti, a cominciare dalle dimensioni regionali".
"Occorre approntare una legge regionale sulla montagna che costituisca il perno su cui strutturare il sistema di strategie in modo sinergico, complementare e unitario (che non vuol dire unico: vuol dire pensare e realizzare un sistema che contempli e comprenda le diversità territoriali, sociali e produttive, e anche le similitudini, fino ad attuare l’idea e le policy secondo cui le città e la pianura vivono se vive la montagna)".
"Non si può più rinviare: ciò va fatto dalle Regioni con specifici strumenti legislativi, tecnici e con adeguati stanziamenti economici. Occorre istituire quanto prima strutture organizzative con le quali accompagnare il processo di cura, gestione, interpretazione, progettazione e presa in carico del territorio montano - conclude Le sue comunità e le sue imprese non possono attendere a tempo indefinito. Occorre che la Regione promuova il riconoscimento della specificità delle aree montane, promuova lo sviluppo sociale ed economico ai fini di ridurre le disuguaglianze, favorisca il riequilibrio delle condizioni di esistenza e promuova una maggiore integrazione sociale, culturale ed economica".














