"Una riforma calata dall’alto che svuota i Servizi sociali per coprire i buchi della sanità". È netto il giudizio della Funzione Pubblica di Cgil di Savona sulla bozza del Piano Sociosanitario Integrato Regionale 2026-2030.
La presa di posizione arriva, dopo una prima lettura del documento, da parte della segreteria savonese che esprime "forte contrarietà e profonda preoccupazione in merito alla bozza" del piano dove, secondo i firmatari, "dietro a una retorica intrisa di formule manageriali, si cela un’operazione inaccettabile: sottrarre le già scarse risorse dei Servizi Sociali e dei Comuni per ripianare i deficit della sanità regionale".
La FP Cgil ricorda che la riforma arriva "a due anni e mezzo dal precedente riordino (PSIR 2024-2026)", che sarebbe "rimasto del tutto inattuato sul territorio anche a causa della netta e legittima opposizione della maggior parte dei Comuni della Provincia". Ma nel mirino del sindacato c’è soprattutto il nuovo assetto previsto dalla bozza: "Il nuovo disegno prevede l'accentramento delle competenze dei 16 Ambiti Territoriali Sociali in appena 2 Consorzi Pubblici", un’operazione che "avverrà scaricando interamente i costi di gestione e funzionamento sui bilanci degli Enti Locali, visto che la riforma non prevede investimenti, già pesantemente colpiti dai tagli determinati ogni anno dai Governi".
Diverse quindi le criticità evidenziate dalla segreteria provinciale di Fp Cgil. La prima riguarda quello che il sindacato definisce "svuotamento dei Comuni": "Il personale sociale e amministrativo (assistenti sociali, educatori, psicologi) sarà trasferito nei nuovi Consorzi. I Comuni dovranno finanziarne interamente stipendi e attività, perdendo però ogni potere di governo sulla Funzione Sociale".
Altro nodo è quello dei territori periferici. Per la Fp Cgil, la riforma rischia di produrre un abbandono dei territori più periferici: "La centralizzazione penalizzerà i cittadini, riducendo l'accesso ai servizi. Le aree metropolitane e costiere avranno canali preferenziali, mentre i piccoli comuni interni rischiano la totale desertificazione sociale".
Il sindacato contesta anche quella che definisce una "logica del risparmio". "L'introduzione di un 'Budget di Spesa' misto (Comuni-ASL) sposta il baricentro dall'effettiva cura della persona alla mera quadratura dei conti, sacrificando i bisogni dei soggetti più fragili, così come accaduto con l’aziendalizzazione delle USL determinata negli anni ’90".
"Una riforma di questa portata non può essere un documento blindato da approvare in fretta e furia – dichiara la Segreteria provinciale della FP Cgil Savona –. Il focus deve tornare sul diritto alle prestazioni, non sul risparmio a tutti i costi". Per questo il sindacato avanza alcune richieste.
In primo luogo "assunzioni stabili e strutturali a partire dalla 'stabilizzazione' delle tante lavoratrici e dei tanti lavoratori che attualmente sono impiegati nei Comuni attraverso Cooperative Sociali e che in questi anni hanno sopperito alle gravi carenze degli enti pubblici". Il sindacato chiede inoltre "finanziamenti certi e vincolati da parte di Regione Liguria per l'integrazione sociosanitaria" e la "tutela dei presidi fisici sociali nelle aree interne, che vanno potenziati e non smantellati in nome del profitto o dei costi di gestione".
La Fp Cgil di Savona si dice infine pronta "a mettere in campo tutte le iniziative di mobilitazione necessarie a difesa dei servizi pubblici e dei diritti dei cittadini del territorio savonese".














