Si è spento ieri (giovedì 14 maggio, ndr) a Milano, all’età di 76 anni, l’avvocato Gianluca Maris, figura storica del foro meneghino e presenza familiare anche per molti savonesi, in particolare del Finalese.
Penalista di lungo corso, aveva costruito la propria reputazione a partire dagli anni Ottanta, quando il suo nome aveva iniziato a circolare con continuità nelle aule del Palazzo di giustizia milanese, distinguendosi per uno stile sobrio e per un approccio umano alla professione. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo misurato, capace di ironia e profondamente attento alle persone.
Nel corso della carriera ha affiancato esponenti politici riconducibili all’area dei partiti eredi del Pci, ma il suo impegno si è esteso anche a numerosi procedimenti legati alla criminalità organizzata in Lombardia. In questo ambito ha assunto la difesa di diversi collaboratori di giustizia, tra cui Saverio Morabito, tra i primi a raccontare dall’interno i meccanismi della ’ndrangheta.
Il suo percorso professionale si è intrecciato con alcune delle vicende giudiziarie più rilevanti degli ultimi decenni. Fu tra i legali impegnati nel caso Scandalo Enimont e nel processo Poggi Longostrevi. In anni più recenti aveva fatto parte del collegio difensivo di Lele Mora nel procedimento Ruby, che vedeva imputati anche Emilio Fede e Nicole Minetti, e aveva assistito l’ex manager Daniele Lorenzano nel processo sui diritti Mediaset.
Accanto all’attività forense, Maris aveva coltivato un impegno civile costante. Insieme alla sorella Floriana era tra le anime della Fondazione Memoria della Deportazione, contribuendo a mantenere viva l’attenzione sulla memoria storica, per onorare e far sì che l’esperienza nei campi di sterminio del padre Gianfranco, partigiano deportato e poi parlamentare ma anche presidente nazionale Aned e vicepresidente di Anpi, non andasse dispersa ma servisse da monito per le generazioni future.
Il legame con la Liguria, e in particolare con il savonese, era altrettanto profondo. A Finale Ligure la famiglia possedeva da decenni l’Ondina, struttura affacciata sul mare che comprende stabilimento balneare, bar e un tempo anche il cinema. Proprio qui amava trascorrere i momenti di pausa, circondato dall’affetto delle figlie Blanca e Talita, trovando nella dimensione più raccolta della riviera e del suo entroterra, in particolare a Orco, un equilibrio lontano dai ritmi intensi della vita professionale milanese.
Tanti sono stati i messaggi, in queste ore, di affetto e ricordo lasciati sui social network dai moltissimi finalesi che lo avevano conosciuto e frequentato.














