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Attualità | 22 maggio 2026, 07:45

Il Coordinamento No Inceneritore alla Regione: "Serve trasparenza su costi e alternative"

"Esistono già soluzioni fuori regione e margini per aumentare la raccolta differenziata. Prima di decidere, pubblicare tutti i dati su economia, impatti sanitari e mix dei rifiuti"

Il Coordinamento No Inceneritore alla Regione: "Serve trasparenza su costi e alternative"

Il Coordinamento No Inceneritore in Valle Bormida interviene con forza nel dibattito sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Liguria, rivolgendosi direttamente all’assessore regionale Giacomo Giampedrone. 

"Non si tratta solo di una battaglia ambientale: è necessario fare chiarezza fino in fondo sul piano economico, industriale e sanitario - spiegano - I dati dimostrano che un ampio spazio di manovra per gestire la quota di rifiuti non recuperabili fuori regione esiste già, senza bisogno di gravare sul territorio ligure. AMIU, l’azienda pubblica che gestisce i rifiuti nell’area genovese (il bacino che produce la maggior parte del residuo non riciclabile), ha recentemente sottoscritto un accordo con A2A per il trattamento di circa 70.000 tonnellate annue fuori regione. Il prezzo riconosciuto appare competitivo e dimostra che sul mercato esistono operatori e impianti disponibili a stipulare accordi pluriennali capaci di garantire continuità e sostenibilità". 

"Inoltre, il Comune di Genova detiene una partecipazione azionaria importante in IREN, azienda che gestisce gli inceneritori di Torino, Piacenza e Reggio Emilia. Genova, insieme a Torino, Reggio Emilia e altri Comuni, detiene la maggioranza e quindi il controllo di IREN. Questi dati non possono essere ignorati". 

"Tutta l’area genovese deve necessariamente incrementare le percentuali di recupero dei rifiuti, oggi ferme a poco più del 50%, per raggiungere – come già avviene in molte regioni italiane – quote intorno al 75%. Sono questi i parametri comunitari che consentono di non incorrere in sanzioni che, come nel caso di Genova, intervengono ad aumentare la tassa sui rifiuti (TARI)". 

"Prima di sostenere che un inceneritore ligure sia l’unica soluzione conveniente, il Coordinamento chiede che venga resa pubblica una comparazione oggettiva tra: il costo reale del conferimento tramite accordi pluriennali extra-regionali; il costo industriale di costruzione e gestione di un nuovo impianto in Liguria; l’impatto tariffario reale sui cittadini; i tempi autorizzativi e i rischi realizzativi; la sostenibilità economico-finanziaria nel lungo periodo". 

"C’è poi un punto decisivo ed estremamente preoccupante: l’equilibrio economico-finanziario di un eventuale inceneritore ligure rischierebbe di basarsi in misura significativa sul conferimento di rifiuti speciali, industriali e ospedalieri. Le sole quantità di rifiuti urbani indifferenziati prodotte dalla Liguria potrebbero non essere sufficienti a garantire la sostenibilità dell’impianto. Una quota rilevante dei volumi trattati — stimabile tra il 30% e il 40% — sarebbe verosimilmente costituita da scarti industriali e sanitari - aggiungono dal Coordinamento No Inceneritore - E questi rifiuti verrebbero inceneriti proprio in Valle Bormida. Le manifestazioni di interesse presentate indicano infatti quest’area come scelta molto probabile (5 su 6) per l’impianto, cioè a grande distanza dai principali luoghi di produzione, in particolare dall’area metropolitana genovese. Questo significherebbe aumentare i trasporti su gomma, concentrare impatti ambientali e infrastrutturali in un territorio periferico e utilizzare un’area già storicamente gravata da pesanti servitù ambientali come punto di equilibrio industriale dell’intero sistema regionale". 

"Esistono costi indiretti che inevitabilmente ricadrebbero sul territorio e che, anche quando non compaiono nei piani economico-finanziari, vengono pagati a caro prezzo dalle comunità locali: impatti sanitari e percezione del rischio sulla salute pubblica; possibile riduzione del valore immobiliare delle case; effetti negativi sull’attrattività turistica e residenziale; ulteriore penalizzazione di un’area interna che da anni cerca di costruire un modello di sviluppo alternativo e sostenibile". 

"Appare francamente insufficiente la risposta della Regione secondo cui 'questi aspetti saranno noti solo al termine della manifestazione di interesse'. È evidente che gli elementi fondamentali di sostenibilità economica e industriale siano già oggi stimabili e conoscibili. Chi propone un’infrastruttura di questa portata conosce necessariamente, almeno in termini preliminari, il bacino minimo necessario, il mix tra rifiuti urbani e speciali, gli ordini di grandezza dei costi, i flussi logistici e le quantità necessarie per garantire la redditività. Sostenere il contrario rischia di spostare il confronto pubblico su un piano puramente teorico, quando invece i cittadini hanno il diritto di conoscere la verità fin da subito". 

Il Coordinamento No Inceneritore chiede quindi pubblicamente: "Quanto costerebbe davvero l’impianto? Quale sarebbe il reale mix di rifiuti? Quanta parte sarebbe costituita da rifiuti speciali e ospedalieri? Infine, una domanda fondamentale: il Comune di Genova, lo scorso anno, aveva commissionato uno studio proprio per individuare la soluzione migliore per chiudere il ciclo dei rifiuti. Che fine hanno fatto le risultanze di questo studio? È ora di affrontare seriamente questo problema, che è soprattutto genovese, a partire da un progetto serio e strutturato che porti all’incremento della raccolta differenziata, invece di penalizzare l’entroterra e la Valle Bormida". 

Redazione

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