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Attualità | 22 maggio 2026, 07:43

Addio a Carlo Petrini, il leader di Slow Food e di tante battaglie per un cibo buono, pulito e giusto

Aveva 76 anni e giovedì 21 maggio è tornato a quella Terra Madre che tanto amava e ha fatto amare

In foto Carlo Petrini con Silvia Gullino

In foto Carlo Petrini con Silvia Gullino

C'era una volta Bra, poi arrivò Slow Food. Dopo Slow Food, arrivò Cheese. E se non bastassero, ecco Terra Madre, l'Università del Gusto, il Mercato della Terra, le Comunità Laudato si'.

«Chi semina utopia, raccoglie realtà», amava dire parafrasando la sua vita. Carlo Petrini, morto nella tarda serata di giovedì 21 maggio, di sogni ne ha realizzati parecchi. Ma da Bra (dove è nato) a New York (dove è considerato una star), fino ai più sperduti deserti africani (dove i Tuareg sono suoi amici), tutti lo chiamavano semplicemente Carlin.

Era il lontano 22 giugno 1949 quando vide la luce. E anche a 76 anni, fino all’ultimo respiro Petrini ha sempre guardato al futuro con nuove sfide, ma spesso pure al passato. Sempre sulla cresta dell'onda. Un esempio per i giovani e per tutti i suoi concittadini, che oggi si sono svegliati più soli.

Incluso dal Guardian tra le 50 persone destinate a salvare il pianeta, eletto da Time Magazine “eroe del nostro tempo”, Carlin è diventato ambasciatore di Bra nel mondo. Per Wikipedia è un “gastronomo sociologo, scrittore e attivista italiano, figlio di un'ortolana e di un ex ferroviere, nominato nel 2007 tra i 45 membri del Comitato promotore nazionale per il Partito Democratico”, anche se alla politica ha preferito le politiche della sostenibilità.

Altro che catene industriali e grande distribuzione, sono le botteghe il vero DNA dell'Italia, quello di chi ama mangiare bene ed in armonia con la natura. Non si tratta di essere solo più green, ma vivere in connessione con il pianeta, saper ricercare il bene comune, riconoscere dignità agli antichi mestieri della terra. E non si può certo dire che non abbia mantenuto la promessa.

Macinando chilometri su chilometri, ha incontrato istituzioni, personalità e cittadini, oltre a stringere rapporti con autorità religiose, fino al Papa oppure altezze reali come Re Carlo d’Inghilterra. Senza risparmiare pungoli e stoccate ai guru della globalizzazione.

«Occorre fare uno sforzo di fantasia. Io penso a una versione moderna delle botteghe, gestite da giovani. Con l'accesso a internet, con tutta una serie di servizi, dove magari si può ritirare la pensione. Ci vogliono nuove idee. A salvarci sarà la diversità».

Ma non c'è bisogno di riesumare vecchie interviste per scoprire pensieri e filosofia del fondatore di Slow Food, che si riassumono nel solido mantra del cibo “buono, pulito e giusto”. Una cucina che non cerca di uniformarsi in un unico stile con cotture millimetriche, ma sottolinea le differenze e non si piega alle mode.

In fondo anche qui il segreto è farsi ispirare dalla natura degli ingredienti, con il loro ciclo di vita e la loro stagionalità. In poche parole: «Il gusto, per tutti, è il diritto a trasformare in piacere il proprio sostentamento quotidiano».

Un uomo dall'amore per il bene comune e dalla grande visione, che ora, promette Slow Food, sarà portata avanti dalla sua comunità.

Silvia Gullino

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