“I dati relativi alla diffusione delle fonti energetiche rinnovabili devono essere letti nella loro completezza e rapportati alle caratteristiche dei singoli territori. Spesso, nella valutazione della performance energetica ligure vengono presi in considerazione dati, che se non correttamente contestualizzati, non forniscono una reale fotografia della situazione regionale. La Liguria presenta una conformazione morfologica particolarmente complessa, avendo non solo una superficie limitata, ma un territorio prevalentemente montuoso ben visibile da una parte all’altra della regione e che detiene un’elevata densità abitativa lungo la costa, nonché numerosissimi vincoli paesaggistici e ambientali. Per questo motivo, un confronto basato esclusivamente sui valori assoluti o su un singolo indicatore rischia di offrire una rappresentazione parziale della situazione”. Lo dichiara l’assessore regionale all’Energia Paolo Ripamonti, facendo il punto sulle politiche e sulle iniziative messe in campo da Regione Liguria per favorire lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili.
“Regione Liguria e l’assessorato all’Energia sono tutt’altro che immobili – prosegue Ripamonti –. A livello programmatico e normativo, solo negli ultimi mesi, dopo sei anni, è stato approvato il nuovo Piano energetico ambientale regionale, fermo al 2020, il PEAR 2030: lo strumento che definisce le strategie e gli interventi necessari per accompagnare la Liguria verso un sistema energetico più sostenibile, efficiente e orientato allo sviluppo delle rinnovabili ed è stata proposta (e verrà approvata presumibilmente entro fine settembre) la legge regionale per le Aree Idonee. Risulta in fase di VAS, poi, anche il Piano di Accelerazione”.
“Si tratta di strumenti particolarmente importanti – sottolinea l’assessore – perché permetteranno di accelerare l'iter autorizzativo in aree degradate, favorendo una più rapida diffusione di impianti FER, tutelando al contempo il paesaggio, l’ambiente e le peculiarità dei nostri territori”.
I dati sullo sviluppo delle FER confermano il percorso intrapreso: la Liguria ha raggiunto il 61,31% dell’obiettivo di potenza installata previsto per il 2026.
Attualmente, infatti, risultano:
- 550 MW riferiti a impianti in esercizio;
- 1.128 MW relativi a impianti per i quali è stata richiesta la connessione.
“Questi numeri dimostrano che, anche in un territorio complesso come quello ligure, esistono una forte attenzione e una concreta capacità di iniziativa, sia pubblica sia privata – aggiunge Ripamonti –. La quantità di progetti in fase di connessione, autorizzazione o avvio testimonia una prospettiva di crescita significativa della potenza prodotta da fonti rinnovabili”.
Il dato di nuova installazione, tuttavia, come detto in precedenza, dev’essere correlato con altre tipologie di dati, quali la percentuale di energia prodotta e autoconsumata all’interno del territorio regionale (la Liguria nel 2025 ha ricevuto il premio per la regione più virtuosa in questo senso) e la progressiva riduzione di consumi grazie alle misure regionali che favoriscono l’efficientamento.
“Per aumentare la produzione di energia pulita e raggiungere gli obiettivi di burden sharing, non basta però lavorare con un approccio ‘top-down’ – prosegue l’assessore regionale -. È, infatti, altrettanto indispensabile mantenere sempre aperto il dialogo tra produttori, Istituzioni, amministrazioni locali e comunità, affinché ogni progetto possa essere costruito nel rispetto dei territori e con ricadute concrete per cittadini e imprese. La Regione è consapevole dell’importanza di un approccio partecipato nella gestione del territorio: i Comuni sono le istituzioni più vicine ai bisogni del proprio territorio e questo è un aspetto che abbiamo voluto valorizzare soprattutto nella legge aree idonee, dando loro la facoltà di ampliare le stesse e favorire ulteriormente la nascita di nuovi impianti”.
Regione sul tema dell’energia, quindi, sta sviluppando un approccio integrato che punta a coniugare la tutela paesaggistica e ambientale allo sviluppo energetico riducendo i conflitti tra territorio e aziende, che in molte regioni ha portato all’immobilità imprenditoriale e a conseguenti notevoli perdite economiche.
Un esempio significativo arriva dal porto di Savona-Vado, dove è in fase di realizzazione una Smart Grid finanziata con risorse del PNRR. Il sistema integra impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e una piattaforma digitale per la gestione intelligente dell’energia. Sono stati realizzati sei campi di produzione, due gruppi di accumulo e tre cabine di media tensione, per una potenza di picco complessiva di circa 2 MW.
Nel porto savonese sono inoltre avanzati gli interventi di elettrificazione delle banchine. Il nuovo impianto di cold ironing permetterà alle navi ormeggiate di spegnere i motori e alimentarsi attraverso la rete elettrica di terra, contribuendo alla riduzione delle emissioni e dell’impatto delle attività portuali sulla città.
“Il percorso avviato dal porto di Savona-Vado va nella giusta direzione – conclude Ripamonti – perché unisce produzione da fonti rinnovabili, accumulo, digitalizzazione della rete ed elettrificazione delle banchine. È questo il modello di transizione energetica che vogliamo sostenere: concreto, tecnologicamente avanzato, capace di ridurre le emissioni e, nello stesso tempo, di rendere le nostre infrastrutture più competitive. La Liguria non è ferma: sta costruendo, con serietà e nel rispetto delle proprie caratteristiche, il suo futuro energetico”.














