"Nel dibattito sulla realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento (o termovalorizzatore) in Liguria, la Valle Bormida torna periodicamente al centro delle attenzioni. Trattandosi di un tema politicamente e socialmente delicato, c'è da aspettarsi che, per far digerire il progetto alla popolazione, si cerchi di far leva sulle ultime novità tecnologiche. Tra queste, una delle più quotate nei dossier di settore è l'ossicombustione".
Ad affermarlo è l'associazione per la Rinascita della Valle Bormida, che prosegue: "Non ci stupirebbe se prima o poi questa parola venisse sfoderata come il "coniglio dal cilindro" per presentare l'impianto ligure come un'opera a impatto quasi zero, capace di abbattere le emissioni di fumo rispetto agli inceneritori tradizionali. Come associazione vogliamo giocare d'anticipo. Riconoscere che un principio tecnologico possa avere degli aspetti teoricamente interessanti sulla carta non significa doversi bere la storiella della "soluzione ecologica". Se caliamo l'ossicombustione nella realtà della Liguria e nella fragilità della nostra Vallata, i presunti benefici svaniscono, lasciando spazio a rischi enormi".
"Ecco perché, qualora venisse avanzata, questa tecnologia non rappresenterebbe affatto la risposta giusta per il nostro futuro. L'ossicombustione — cioè la combustione effettuata usando ossigeno puro anziché semplice aria — permette in teoria di ridurre la formazione di alcuni gas inquinanti. Il problema di fondo è che ad oggi non esistono impianti commerciali attivi che gestiscano con continuità e su larga scala i rifiuti urbani di un'intera regione o provincia. Siamo di fronte a una tecnologia ancora largamente sperimentale o applicata a piccoli impianti pilota. Ipotizzare un impianto del genere in Valle Bormida significherebbe trasformare ancora una volta il nostro territorio in un laboratorio a cielo aperto, facendoci da cavie per un'opera priva di uno storico industriale consolidato".
"Bruciare i rifiuti con l'ossigeno puro richiede enormi quantità di energia e condizioni operative estreme. Questo si traduce in costi di realizzazione e di gestione altissimi e in una grande delicatezza dei macchinari. I rifiuti urbani sono per loro natura disomogenei: fluttuazioni nella loro composizione o piccole disattenzioni nella manutenzione rischiano di provocare continui guasti, fermi impianto o cattiva combustione con rilascio di sostanze nocive. Vista la storia e la cronica debolezza della gestione e dei controlli ambientali in Liguria, possiamo davvero fidarci di una tecnologia che richiede una precisione chirurgica? Il rischio che un impianto simile si trasformi in un buco nero di denaro pubblico — o in un impianto continuamente in panne — è estremamente concreto".
"C'è poi un aspetto logistico che smonta del tutto l'illusione del "fumo pulito" al camino: come arrivano i rifiuti in Valle Bormida? - aggiunge - Un impianto regionale non servirebbe per i rifiuti della nostra valle, ma per smaltire quelli dell'area metropolitana di Genova e della costa. Ciò significa che ogni singolo giorno verrebbero spediti lungo le nostre strade oltre 100 camion di spazzatura. È un paradosso evidente: anche ammettendo che dal camino dell'impianto esca aria meno inquinata grazie all'ossicombustione, l'ambiente verrebbe comunque devastato dal fumo di scarico dei motori diesel di centinaia di tir in viaggio permanente lungo le nostre vallate. L'ipotetico guadagno di emissioni al camino verrebbe del tutto divorato dal traffico pesante, dalle polveri sottili del trasporto e dall'impatto sulla viabilità".
"Non dobbiamo infine dimenticare il contesto in cui ci troviamo. La Valle Bormida ha già pagato un prezzo altissimo al progresso industriale del Paese: dalle ferite mai chiuse dell'ex ACNA di Cengio al peso ambientale della Cokeria di Cairo Montenotte, fino alle criticità del biodigestore di Ferrania e al nodo mai sciolto del deposito delle ceneri di Bragno. Continuare a considerare la Valle Bormida come il "retrobottega" o la pattumiera della Liguria, dove scaricare i problemi di smaltimento della costa con la scusa della "tecnologia innovativa", è una logica ingiusta che respingiamo con forza".
"Se qualcuno proverà a venderci l'ossicombustione come lo specchietto per le allodole per farci digerire l'inceneritore, sappia che i cittadini della Valle Bormida sono informati. Si tratterebbe di una soluzione non collaudata su vasta scala, dai costi insostenibili, ad alto rischio operativo e che porterebbe sulle nostre strade un fiume ininterrotto di tir - conclude - Come associazione diciamo un chiaro NO a qualunque ipotesi di inceneritore, con o senza ossicombustione. La vera tutela del territorio non passa da tecnologie azzardate per bruciare i rifiuti, ma da una politica seria di riduzione alla fonte, raccolta differenziata spinta, riciclo e salvaguardia della salute di chi in questa valle ci vive".














