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Attualità | 17 settembre 2026, 09:56

Violenza nell’infanzia, il Silp Cgil: "Oltre il 58% delle vittime non ne parla con nessuno"

Il sindacato commenta i dati Istat sulle violenze subite prima dei 16 anni: "Servono formazione, reti antiviolenza e organici adeguati. Ascoltare una vittima richiede tempo e continuità"

Violenza nell’infanzia, il Silp Cgil: "Oltre il 58% delle vittime non ne parla con nessuno"

"Il report Istat pubblicato ieri mette a nudo una realtà su cui occorre riflettere profondamente, e poggia su basi solide: oltre 20.600 interviste, 17.544 a donne italiane per telefono e 3.117 a straniere faccia a faccia con intervistatrici formate, 806 solo in Liguria. Il 15,3% delle italiane tra i 16 e i 75 anni, circa 3 milioni, ha subìto violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni, con un margine d'errore di circa mezzo punto. Tra le straniere il dato è dell'11,4%, con punte del 22,4% tra le rifugiate: un campione più piccolo e meno preciso, ma anche nella stima più prudente siamo sopra il 17%. L'8,2% delle italiane ha subìto violenza sessuale. Gli autori sono quasi sempre persone conosciute!".

Ad affermarlo è la segreteria regionale Silp Cgil Liguria, che aggiunge: " A noi operatori di polizia pesa anche un altro dato. Oltre il 58% delle vittime non ne ha parlato con nessuno, solo il 2,6% si è confidato con un insegnante e le forze dell'ordine sono state coinvolte quasi mai (0,2% tra le italiane). La violenza poi non finisce con l'infanzia: tra chi l'ha subita da piccola, il 57,2% l'ha subita anche da adulta, contro il 31,9% del totale. Conta anche la violenza assistita, vissuta dal 10,4% delle donne e riconosciuta dalla Convenzione di Istanbul e dalla Direttiva UE 2024/1385 come forma di violenza a sé stante". 

"Rispetto al 2014 la violenza sessuale è scesa dal 10,6% al 7,8%: quindi prevenzione funziona! Servono investimenti seri, senza se e senza ma: formazione specialistica continua, uffici minori e reti antiviolenza potenziate, collaborazione stabile con servizi sociali, centri antiviolenza e scuole ove la presenza e gli incontri devono diventare parte integrante". 

"Non basta: servono organici adeguati. Ascoltare una vittima richiede tempo, competenza e continuità, non operatori costantemente in emergenza. Continueremo a batterci perché chi indossa l’uniforme possa contribuire a spezzare definitivamente la catena della violenza", conclude il sindacato.

Redazione

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