"Dopo tanto clamore sulle concessioni private, tutto è rimasto come prima, cioè come 80 anni fa". È questa, in sintesi, la posizione espressa da Mario Carrara, capogruppo consiliare della Lista Indipendente per Pietra, in merito al nuovo Piano di utilizzo delle aree demaniali (PUD) e alla riorganizzazione delle spiagge pietresi.
Nella sua ricostruzione, Carrara ricorda come all'inizio del 2026 sembrasse imminente una profonda trasformazione dell'assetto delle concessioni balneari, anche alla luce delle sentenze relative all'applicazione della direttiva europea Bolkestein e della necessità di procedere con le gare per l'assegnazione delle concessioni. Il consigliere cita anche quanto dichiarato dal sindaco Luigi De Vincenzi il 21 gennaio scorso: "Con una quota di spiagge libere e libere attrezzate già attestata al 38%, ci apprestiamo ad aggiornare il PUD, che porteremo a breve in Consiglio comunale con modifiche mirate e non invasive".
Secondo Carrara, però, il nuovo PUD sarebbe arrivato in Consiglio soltanto il 30 luglio, dopo l'espletamento delle gare, e non avrebbe prodotto una sostanziale riorganizzazione dell'assetto delle spiagge. "Il PUD non modificava sostanzialmente nulla rispetto all'eredità, così come si era venuta conformando dal dopoguerra ad oggi, dell'assetto delle spiagge pietresi", sostiene Carrara. A suo giudizio, "tutto rimaneva come prima", comprese quelle che definisce "storture" ed "errori più madornali ed evidenti che si sarebbero potuti e dovuti correggere".
Il capogruppo concentra quindi le sue osservazioni su tre situazioni che, afferma, erano state sollevate dall'opposizione durante la discussione in Consiglio comunale. La prima riguarda una fascia di 12 metri classificata come spiaggia libera al confine con il cantiere navale, sotto il parcheggio della polizia locale. Carrara la definisce una "spiaggia libera fantasma". Secondo la sua descrizione, si tratterebbe di un tratto costituito da "un ammasso di scogli, pietrame e ferracci", senza cartelli che ne indichino la natura di spiaggia libera e difficilmente raggiungibile, trovandosi tra le strutture del cantiere e due stabilimenti balneari privati.
Secondo Carrara, l'opposizione aveva proposto di accorpare quei 12 metri alle spiagge private confinanti, utilizzando lo spazio recuperato per ampliare la spiaggia libera delle "barche", che il consigliere considera particolarmente frequentata. La proposta, riferisce Carrara, non è stata accolta. Il capogruppo cita quindi le parole pronunciate in Consiglio dall'assessore al Demanio Amandola: "Non si poteva pensare di traslare uno stabilimento balneare dentro questa fascia qua, ... non aveva senso".
Sempre secondo la ricostruzione di Carrara, l'assessore avrebbe spiegato che si trattava di una spiaggia di limitata estensione, dove "certe volte ha la presenza di sabbia, certe volte il mare ci entra dentro". Carrara richiama inoltre un'altra affermazione dell'assessore: "...andare a modificare oggi quelle che sono le aree di pertinenza dei singoli bandi (...) voleva dire andare a snaturare completamente quella che era la situazione attuale, creando delle problematiche enormi a chiunque avrebbe dovuto insediarsi nelle aree, nelle aree oggetto del bando". Il consigliere contesta questa motivazione e pone una domanda: se quei 12 metri presentavano tutte le problematicità descritte dall'assessore, "perché non sono stati stralciati dall'elenco delle spiagge?".
Nella valutazione di Carrara, lo spostamento delle concessioni di 12 metri avrebbe consentito di ampliare una spiaggia libera effettivamente utilizzata, mentre la soluzione adottata avrebbe lasciato invariato l'assetto esistente.
La seconda questione evidenziata da Carrara riguarda una striscia di cinque metri di spiaggia libera nel primo levante, tra il torrente Maremola e i Bagni Rio. "Cinque metri: la spiaggia più piccola di Pietra, di spiaggia libera", afferma il capogruppo, ricordando che l'opposizione aveva proposto di accorpare quei metri alla spiaggia libera più vicina, modificando di conseguenza la posizione delle concessioni. Carrara riferisce che anche questa proposta non sarebbe stata accolta.
A sostegno della sua ricostruzione, il consigliere cita ancora una volta le parole dell'assessore Amandola, secondo cui "i cinque metri di quel famoso corridoio (...) sono un corridoio", una rampa che consente di scendere verso l'arenile. Sempre secondo Carrara, l'assessore avrebbe aggiunto: "Se qualcuno ci si vuole mettere con l'asciugamano, ci si metta", precisando che si tratta comunque di una porzione di spiaggia libera.
Il capogruppo contesta questa interpretazione sulla base della documentazione del PUD. "Quel tratto di 5 metri è considerato 'spiaggia libera' a tutti gli effetti: altro che 'passaggio o corridoio'!", sostiene Carrara. Nella sua lettura della vicenda, anche in questo caso sarebbe stata possibile una diversa organizzazione degli spazi, accorpando i cinque metri alla spiaggia libera più vicina e spostando le concessioni private. Secondo Carrara, invece, tale soluzione non sarebbe stata adottata per non modificare l'assetto delle concessioni.
La terza questione riguarda la spiaggia libera destinata al campo solare. Carrara richiama quanto riportato, a suo dire, a pagina 19 del PUD: "Da un controllo delle concessioni in essere è emerso il differente fronte della spiaggia libera - campo solare estivo, che, a seguito di vertenza con il concessionario confinante Bagni Flora, è passata da un fronte di ml 25,00 ad un fronte di ml 16,20".
Il consigliere evidenzia quindi la riduzione di 8,8 metri del fronte della spiaggia libera e pone una serie di interrogativi. "Ma il concessionario dello stabilimento balneare confinante, tra i più grandi, aveva proprio così un 'disperato' bisogno anche di quei 8,8 metri lineari, a discapito non di un'altra spiaggia privata, ma di una piccola spiaggia libera?", domanda Carrara. E ancora: "Dov'era il Comune? Cos'ha fatto? Gli Amministratori attuali hanno davvero fatto gli interessi del Comune e della comunità?".
Secondo il capogruppo, proprio in occasione dell'approvazione del nuovo PUD sarebbe stato possibile intervenire per tutelare la dimensione della spiaggia libera. Carrara sostiene infatti che si sarebbe potuto "ripristinare o soddisfare l'esigenza di avere una spiaggia libera di dimensioni adeguate nel centro città, visto che è la zona che ne è più povera". Il consigliere afferma inoltre che alle osservazioni e alle domande sollevate dall'opposizione "non è stata data alcuna risposta".
Nella sua analisi complessiva, Carrara sottolinea poi il ruolo avuto dalle rinunce ad alcune concessioni nel raggiungimento della quota del 40% di spiagge libere. Il capogruppo cita in particolare le concessioni de "Il Gabbiano" e "La Marinella", rispettivamente di 35 e 24,89 metri lineari, e soprattutto quella dell'ospedale Santa Corona, che definisce "la più grande di tutta Pietra Ligure, con oltre 100 metri lineari".
Secondo Carrara, proprio la rinuncia a queste concessioni avrebbe consentito di aumentare la quota di spiagge nella disponibilità pubblica fino al raggiungimento del 40%, senza però una sostanziale modifica dell'assetto delle altre concessioni balneari.
"Le concessioni balneari private non sono state modificate di un millimetro", sostiene il consigliere. E aggiunge che non sarebbero state modificate "neanche solo 'traslandole' di qualche metro, quando occorreva per tutelare 'l'interesse pubblico' di fronte a casi evidenti, se non eclatanti di errori".
È questa, secondo Carrara, la questione centrale dell'intera vicenda: a suo giudizio, l'occasione rappresentata dal nuovo PUD non sarebbe stata utilizzata per correggere alcune situazioni che considera problematiche e per riorganizzare razionalmente gli spazi.
"Il PUD non modificava sostanzialmente nulla", ribadisce il capogruppo. "Tutto rimaneva come prima. Tutto: anche le 'storture', anche gli errori più madornali ed evidenti che si sarebbero potuti e dovuti correggere".
Nelle conclusioni del suo intervento, Carrara parla dell'"impressione" che, a suo giudizio, sarebbe emersa dalla vicenda: quella di un'Amministrazione preoccupata soprattutto di "lasciare inalterate le cose come stavano". Il consigliere arriva quindi a formulare un'ulteriore valutazione politica: "Forse, non si è tutelato 'l'interesse pubblico', ma quello 'elettorale', sì".
E chiude con la stessa accusa con cui aveva sintetizzato la propria critica: "Ai tempi della prima Repubblica questo avrebbe potuto chiamarsi: 'clientelismo'".














