L'emergenza potabilità dell'acqua a Pietra Ligure continua a far discutere e a sollevare forti preoccupazioni. A ripercorrere l'intera vicenda e a sollecitare chiarimenti rigorosi è Mario Carrara, capogruppo consiliare della Lista Indipendente per Pietra, che esordisce ricordando come la risorsa idrica locale vantasse "la fama, nei secoli passati, di essere la più buona acqua della nostra Riviera". Carrara ricorda infatti i racconti di sua nonna, classe 1894, secondo cui la qualità dell'acqua era tra i motivi principali della scelta di Pietra Ligure da parte dei primi bagnanti. Allo stesso modo, aggiunge lo stesso Carrara, "uno dei motivi che incoraggiò i 'Pii Istituti ospedalieri Santa Corona-Milano' a comprare le casette... fu proprio l'acqua potabile: tanta e buonissima".
Negli anni, osserva sempre il capogruppo, l'abbondanza dell'acqua ha rappresentato un punto fermo e garantito per l'offerta turistica locale: "Mentre altrove tante località 'arrancavano' e dovevano fare i conti con penuria d'acqua e crescenti dosi della salinità, a Pietra Ligure l'acqua non è mai mancata". Successivamente, ricostruisce Carrara, negli anni '80 i primi pozzi artesiani di via Bixio al Soccorso (profondi 33 metri) diedero segni di filtrazione salina a causa della siccità, spingendo a scavare più a monte fino a 64 metri di profondità e confermando la convinzione degli anziani pietresi sull'esistenza di un vero lago sotterraneo. Tra i pozzi realizzati ed tuttora attivi, Carrara elenca quello vicino a piazza Nenni sotto via Morelli, i due distinti presso il campo da calcio di via Nazario Sauro, e i due dislocati sul Rio Scalincio (uno verso Giustenice e l'altro davanti alla rivendita idraulica nella zona della futura stazione ferroviaria), evidenziando come tre gravitino sul Maremola e due sullo Scalincio.
La situazione odierna nasce però dal d.lgs. 18/2023 che, applicando le direttive europee, ha abbassato i limiti di tolleranza delle particelle di origine chimico-plastica PFAS. Poiché nell'area non sono mai esistite attività industriali a monte, Carrara sposta l'attenzione sulle discariche collinari e riporta le testimonianze dirette raccolte sul campo: "Anziani cacciatori, proprio stamattina, 15 Ottobre, ci confermavano l'esistenza di 'percolati' nerastri e maleodoranti che fuoriuscivano dal terreno sotto alla discarica di Magliolo per finire nel torrente sottostante". Carrara aggiunge che una situazione analoga riguarda il monte Grosso dal lato di Borgio Verezzi, chiedendosi apertamente: "Se fosse così, non sarebbe il caso che si facessero dei controlli approfonditi e rigorosi? Cosa c'è effettivamente sotto quelle discariche? Anche perché se qualche verità sussistesse, ci troveremmo con una sorta di 'Terra dei fuochi' in Liguria!".
Riguardo ai tempi ipotizzati di circa due mesi per l'installazione dei filtri, Carrara chiarisce che la semplice posa dei macchinari non può essere considerata risolutiva: "Non riteniamo che ci si possa limitare, in una situazione come la presente, ad installare dei filtri …ed a finirla lì. No, si deve andare ad indagare e ricercare le cause vere che hanno provocato questa catastrofe", altrimenti, mette in guardia il capogruppo, i percolati continueranno ad inquinare la falda all'infinito.
Nel descrivere la vita quotidiana della popolazione, Carrara richiama "i disagi infiniti che i cittadini debbono subire, non potendo più bere l'acqua, non potendola più usare per preparare gli alimenti, il ghiaccio, nelle macchine del caffè e, addirittura, usarla con cautela anche per il lavaggio delle stoviglie nelle lavapiatti", ponendo l'accento anche sui problemi per panifici, bar e ristoranti. Inoltre, lo stesso Carrara reputa inadeguata l'assistenza fornita finora: "3 soli sono i punti in cui le autobotti erogano l'acqua. Ci sembrano senz'altro pochi per una città che, anche se ha 8200 residenti, vede gravitare su di sé non meno di 10/12.000 persone", tenuto conto che l'acqua erogata va comunque fatta bollire.
Sul versante economico e amministrativo, Carrara anticipa una battaglia in aula consiliare: "In Consiglio comunale chiederemo che sia proprio il Comune, non i singoli cittadini o associazioni, a farsi promotore dell'iniziativa per cui per tutto il periodo di non potabilità dell'acqua, le bollette non vengano emesse o siano drasticamente ridotte". A giudizio di Carrara, infatti, non si può pretendere il pagamento completo per un servizio essenziale non erogato: "Se essa, ufficialmente, non è in grado di erogarla, perché il cittadino dovrebbe pagare pienamente per un servizio che non gli viene reso?".
Infine, Carrara sollecita l'esame di strade alternative ed esprime una serie di interrogativi tecnici: "Ebbene, è stata fatta un'analisi specifica ed approfondita dell'acqua dei due pozzi a margine del Torrente Scalincio, quindi verso la vallata di Giustenice?". Il capogruppo evidenzia infatti che tali pozzi non gravitano sul Maremola e potrebbero essere immuni da contaminazioni. Carrara ricorda inoltre il ruolo della sorgente dell'Isorella, una risorgiva che nasce a Magliolo al di sopra della discarica e rifornisce Ranzi e via San Francesco: "Il monte Grosso 'superiore' e tutta la frazione Ranzi godrebbero ancora dell'acqua pienamente potabile proveniente dalla fonte dell'Isorella..! Che senso avrebbe, quindi, l'ordinanza di divieto per questi due luoghi della città?". Secondo Carrara, incrementando l'utilizzo dell'Isorella (attualmente sfruttata solo al 40/50%) e collegando eventualmente il pozzo del Consorzio Irriguo di Ranzi, si potrebbero alleviare o persino risolvere le criticità idriche attuali.














