Per concedersi qualcosa di dolce non serve una ricorrenza. È un gesto che trova spazio anche nelle giornate più comuni, come mostrano i dati della ricerca “Il Piacere Consapevole degli Italiani” di Loacker: il 96% degli intervistati lo fa almeno una volta a settimana e il 44% praticamente ogni giorno. Nel campione di 765 persone, soltanto una ha dichiarato di non farlo mai.
Ma i numeri da soli non bastano a spiegare che cosa rappresenti quel momento. La definizione più scelta è “coccola”, secondo il 35% degli intervistati, seguita da “gratificazione” (20%) e “pausa” (17%). A fare da contraltare ci sono termini che gli italiani preferirebbero non sentire: “colpa”, indicata dal 38%, e “rinuncia” (21%). Due modi opposti di raccontare lo stesso gesto, che restituiscono il peso delle emozioni nel rapporto con il piacere.
Per il 30% il piacere è un diritto, senza bisogno di giustificazioni; per il 42%, viverlo senza sensi di colpa è una prospettiva equilibrata e realistica. Questo non significa che ogni esitazione sia scomparsa. Dopo aver mangiato un dolce, il 41% si sente pienamente soddisfatto, senza ripensamenti, mentre il 25% si sorprende ancora a pensare che avrebbe dovuto evitarlo.
Nella vita di tutti i giorni, la dolcezza trova spazio in momenti facilmente riconoscibili. Per il 45% è legata al caffè del mattino, mentre per il 42% arriva dopo cena, sul divano. Le mura domestiche fanno da cornice sia a un piacere individuale, vissuto a casa da soli dal 54%, sia a un’occasione da condividere in compagnia, indicata dal 51%. Anche lo stato d’animo si fa sentire: il 77% riconosce che l’umore incide sulla scelta di concedersi qualcosa, e il 32% ricorre a un dolce per compensare una giornata difficile.
Al momento della scelta, l’attenzione si sposta verso l’esperienza, più che verso i numeri nutrizionali. Il 37% mette al primo posto il gusto e il momento, contro un 3% che dà la precedenza alle calorie. E quando si valutano le caratteristiche di ciò che si acquista, il sapore autentico è giudicato “molto importante” dal 48%, davanti a ingredienti naturali, provenienza e prezzo.
La consapevolezza, quindi, non si misura soltanto in ciò a cui si rinuncia, ma anche nel modo in cui si sceglie. Il 77% trova il formato porzionato utile o fondamentale per non eccedere e il 67% opterebbe per il proprio dolce preferito in versione “un boccone”. Al momento di leggere l’etichetta, il 33% cerca per prima la lista degli ingredienti, ancora prima dei valori nutrizionali. Quanto all’origine, l’83% privilegia ingredienti italiani, sempre o a parità di qualità.
C’è poi il valore che si attribuisce a ciò che si compra. Per un dolce considerato speciale, l’87% è disposto a spendere più della media, mentre il 13% si orienta sempre sul prodotto meno costoso. Non mancano, tuttavia, gli ostacoli a scelte più attente: il prezzo dei prodotti premium è citato dal 31% e la mancanza di informazioni chiare dal 25%.
Se c’è una frase capace di tenere insieme queste risposte, infine, è quella che il 32% degli intervistati sceglierebbe di premiare con un “mi piace” sui social: “Un piccolo momento può cambiare una giornata”. Nel 2026, il piacere consapevole prende così la forma di una scelta quotidiana, fatta di porzioni appropriate, ingredienti di qualità e piccoli momenti da assaporare, senza lasciare spazio a inutili sensi di colpa.
Dalle abitudini quotidiane alle scelte d’acquisto, il rapporto degli italiani con il dolce riserva molti spunti interessanti. Per approfondirli, scopri i risultati della ricerca sul sito ufficiale di Loacker.
Nota metodologica: ricerca “Il Piacere Consapevole degli Italiani” promossa da Loacker, condotta online su un campione di adulti italiani (18+), tutti responsabili degli acquisti alimentari del nucleo familiare, bilanciato per genere e area geografica (Nord 42%, Centro 23%, Sud e Isole 36%).
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