Una targa in memoria del Prefetto di Savona durante la Liberazione dall'aprile del 1945 al marzo del 1946 Francesco Bruzzone. È stata inaugurata questa mattina dal Prefetto Grazia La Fauci e dalla figlia Luciana Bruzzone.
In seguito sono state consegnate le Medaglie d'Onore, conferite con il Decreto del Presidente della Repubblica Sergio Matterella a 14 cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti.
Le onorificenze sono state consegnate ai familiari di Eugenio Giovanni Broccardo (Savona), Agostino Gasco (Savona), Augusto Perato (Savona), Giuseppe Zunino (Savona), Carlo Bottaro (Villanova D’Albenga), Antonio Della Valle (Villanova d’Albenga), Giovanni Ferrari (Villanova D’Albenga), Antonio Passerino (Villanova d’Albenga), Ugo, Ravagnani (Villanova d’Albenga), Sabino Sabini (Villanova d’Albenga), Giovani Cipresso (Stella), Elio Drusiani (Bergeggi), Carlo Nava (Loano), Michele Robecchi (Spotorno).
In mattinata è stato celebrato l’82° anniversario dell’eccidio, ad opera di fascisti della repubblica sociale italiana, di sei partigiani savonesi, nel Fossato della Fortezza del Priamar.
In occasione dell’iniziativa commemorativa a cui hanno preso parte le principali Autorità civili, militari e religiose della provincia, oltre ai rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e d’arma, è stata benedetta e deposta di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti.
LA STORIA DI FRANCESCO BRUZZONE di Giuseppe Milazzo
Francesco Bruzzone, figlio di Gerolamo Bruzzone e Maria Aschiero, nacque a Savona il 3 gennaio 1900. Dopo aver conseguito il diploma di ragioniere nel 1917, l’anno dopo venne chiamato alle armi, partecipando così alla Grande Guerra. Dopo essersi accostato sedicenne alle idee mazziniane, nel 1919 si iscrisse al Partito Repubblicano Italiano, divenendo, nel maggio 1922, Direttore del settimanale repubblicano La Riviera (con direzione in via Quarda Superiore n. 3) e corrispondente da Savona de La Voce Repubblicana e cronista de L’Azione di Genova.
Membro del Comitato Esecutivo ligure del Partito Repubblicano, nella seconda metà del 1922 divenne Segretario politico della sezione savonese del P.R.I. Il 7 maggio 1922 ricevette uno speciale encomio dal Ministero dell’Interno per l’opera di soccorso prestata tra il 25 ed il 26 ottobre del 1921, in occasione dello scoppio del forte Sant’Elena, a Bergeggi.
Il 4 agosto del 1922, nel giorno della presa del potere delle camicie nere a Savona, subì un feroce pestaggio da parte dei fascisti, mentre si trovava a passare di fronte al Caffè Chianale, tanto da dover restare ricoverato all’Ospedale San Paolo per parecchi giorni.
Nell’agosto del 1924 aderì alla sezione savonese del movimento antifascista Italia Libera ed entrò a far parte della sezione cittadina del Comitato Ligure delle Opposizioni, il primo Comitato antifascista di Savona. Nei mesi successivi Bruzzone fu oggetto di una vera e propria persecuzione: subì perquisizioni domiciliari, la distruzione del suo ufficio in via Paleocapa n. 11, l’iscrizione nelle liste dei sovversivi schedati, la retrocessione di grado da ufficiale dell’esercito, l’esclusione dai ruoli professionali.
Il 31 marzo 1928 Francesco Bruzzone fu arrestato e rinchiuso in isolamento nel carcere di Sant’Agostino a Savona. Dopo esser stato processato dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, il 30 aprile 1928 fu condannato a due anni di confino, da scontarsi nell’isola di Lipari, per esser stato in contatto con alcuni dirigenti repubblicani antifascisti riparati in Francia (gruppo che faceva capo all’Ing. Taroni e che operava per la ricostituzione di un P.R.I. clandestino in Italia); dopo aver trascorso 102 giorni nel carcere di Sant’Agostino, vide la sua condanna commutata in due anni di ammonizione, essendo stato accolto il ricorso da lui presentato presso la Commissione Centrale d’Appello.
Negli anni successivi continuò a mantenere i contatti con i maggiori antifascisti cittadini e, in particolare, con Cristoforo Astengo, principale dirigente di Giustizia e Libertà nel savonese (movimento cui aderì lo stesso Bruzzone), collaborando anche alla realizzazione di iniziative politiche mascherate sotto la veste di attività storico-letteraria.
Nel 1942, insieme all’avvocato Cristoforo Astengo e ai dirigenti degli altri Partiti antifascisti, fondò la sezione savonese del Comitato d’Azione Antifascista, che si trasformò poi in Comitato di Liberazione Nazionale dopo il 25 luglio del 1943, divenendone uno dei principali dirigenti. Attivissimo nei mesi della Resistenza, predispose i contatti con il movimento partigiano del Cuneese, organizzando il Comando militare savonese e mantenendo strette relazioni tra il Comitato provinciale cittadino e quello regionale genovese.
Il 31 ottobre 1944 Francesco Bruzzone venne arrestato dalle Brigate Nere insieme alla sorella; fu più volte torturato e per ben tre volte gli fu comunicata l’imminente fucilazione: le sevizie subite non ne piegarono tuttavia la tempra ed egli non confessò mai alcunché né tradì i suoi compagni di lotta. Grazie all’azione di alcuni collaboratori del C.L.N., riuscì ad essere liberato il 20 novembre successivo, venendo però nuovamente arrestato il 15 dicembre 1944 dalle S.S. naziste; trattenuto in carcere per 32 giorni, fu nuovamente rilasciato il 16 gennaio 1945, non essendo stata provata la sua attività in favore del movimento partigiano.
Negli ultimi tre mesi del secondo conflitto mondiale Bruzzone visse in clandestinità, occupandosi attivamente dell’organizzazione della stampa di propaganda, permettendo l’uscita dei fogli Il Corriere del Popolo, quotidiano del P.R.I., Dalli al tronco, settimanale della gioventù repubblicana, La Repubblica dei Lavoratori, quindicinale sindacale, il quindicinale La donna italiana e l’opuscolo La Repubblica che noi vogliamo, in cui venne presentato il programma politico e sociale del P.R.I., che fu poi pubblicato dopo la Liberazione.
Il 25 aprile del 1945, trovandosi a Genova, rivolse un appello radiofonico alla popolazione savonese, messaggio che fu raccolto e ritrasmesso dalle radio inglesi ed americane. Rientrato nella sua città quella sera stessa, assunse l’incarico di Prefetto della città di Savona, cui era stato designato all’unanimità dal C.L.N. provinciale e da quello regionale ligure fin dall’agosto del 1944 in virtù delle capacità di dirigente da lui dimostrate durante la Resistenza (nomina che fu poi confermata dal Governo Militare Alleato il 9 giugno 1945).
Rivestì la carica di Prefetto fino al 6 marzo del 1946, nei difficili mesi dell’immediato dopoguerra. Lasciò quindi il Partito Repubblicano, in cui militava da trent’anni, e, in occasione delle elezioni del 1948 aderì al Partito Socialista.
Il 23 gennaio del 1950, fu nominato Presidente del Consiglio Direttivo dell’Istituto Storico della Resistenza della Riviera di Ponente, costituito a Savona due giorni prima.
Nel dopoguerra si dedicò alla professione di commercialista e fu redattore e poi direttore della pagina di cronaca locale del giornale Il Lavoro. Tra il 1965 ed il 1971 fu Presidente dell’Ente Ospedaliero San Paolo.
Alla fine degli anni Sessanta lasciò il Partito Socialista e aderì al P.S.D.I., nelle cui liste fu eletto in Consiglio Comunale il 7 giugno 1970.
Francesco Bruzzone si spense a Savona all’età di quasi 73 anni il 23 dicembre 1972.











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