L’Azienda Tutela della Salute (ATS) Liguria ha indetto un concorso pubblico, per titoli ed esami, per l'assunzione a tempo indeterminato di 17 Operatori Tecnici specializzati di Centrale Operativa, gli operatori del 118, che confluiranno nella centrale unica a Genova legata alla contestata riorganizzazione del sistema di soccorso regionale.
Il concorso (che prevede riserve per i volontari delle Forze Armate e per gli operatori che hanno concluso senza demerito il servizio civile) arriva in una fase di riforma del sistema di urgenza e continuità assistenziale con l'accorpamento delle Centrali Operative 118 su scala regionale e l'attivazione della Centrale del Numero Europeo Armonizzato (NEA 116/117) per le cure non urgenti e la continuità assistenziale, affiancata al Numero Unico Europeo per le Emergenze (NUE 112).
Ma per completare l'iter e avviare la centrale unica bisogna avere il personale, nello specifico 33 operatori complessivi. Per coprire questo fabbisogno, ATS ha inizialmente attinto allo scorrimento della graduatoria dell'IRCCS Ospedale Policlinico San Martino - AOM, contattando 17 candidati: di questi, 16 hanno accettato l'assunzione e uno ha rinunciato. Proprio per coprire i 17 posti residui e garantire la piena operatività e la copertura dei turni h24 nei vari hub provinciali e regionali, si è reso necessario indire questa nuova procedura.
Se la Regione e i vertici sanitari difendono la centralizzazione parlando di un modello di "regionalizzazione" per uniformare e modernizzare l'efficacia del servizio attraverso l'uso di piattaforme tecnologiche avanzate, la prospettiva viene vissuta con grande allarme nella provincia di Savona, dove il modello del 118 è nato ed è poi stato esportato in tutta la regione ed esteso al territorio nazionale.
Il nodo centrale della polemica riguarda il rischio concreto di un depotenziamento o di una chiusura del presidio operativo del 118 di Savona, accentrato su modelli organizzativi ritenuti da più parti distanti dalle reali esigenze del territorio.
Al centro delle critiche di comitati, ex primari e parte del mondo politico c'è il timore che un'unica centrale di smistamento possa allungare i tempi di risposta o penalizzare la conoscenza capillare della geografia locale.














