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Cronaca | martedì 13 settembre 2016, 10:06

Tirreno Power: lavoratori minacciati di essere denunciati per "mancata produzione"

Durante il presidio, come denuncia Tino Amatiello, segretario Filtcem CGIL Savona, è avvenuto uno spiacevole episodio durante il quale il capocentrale avrebbe minacciato i lavoratori di denunciarli nel caso non fossero rientrati in centrale.

Questa mattina è scattata la protesta dei lavoratori Tirreno Power in seguito all’annuncio da parte dell’azienda dell’avvio della procedura di mobilità per 186 lavoratori, di cui 114 a Vado Ligure (leggi qui).

Durante il presidio, come denuncia Tino Amatiello, segretario Filtcem CGIL Savona, è avvenuto uno spiacevole episodio durante il quale il capocentrale avrebbe minacciato i lavoratori di denunciarli nel caso non fossero rientrati in centrale.

Afferma Tino Amatiello, segretario Filtcem CGIL: "Siamo qui dalle 5.30 in presidio. Si sono fermati anche i lavoratori che hanno iniziato il turno, ma l'impianto ha continuato a funzionare normalmente. C'è stato, però, un brutto episodio: è arrivato il capo centrale che ha minacciato i lavoratori di denunciarli per mancata produzione. I lavoratori a questo punto sono entrati. L'azienda ha dimostrato una scarsa attenzione nei confronti dei lavoratori. Potevano evitarselo perchè nel giro di poco avremmo tolto il presidio e non sarebbe successo nulla". E conclude "Le istituzioni devono prendere atto di quanto sta succedendo e agire di conseguenza. La regione dovrebbe bloccare il conferimento all'azienda dei fondi per la cassa integrazione in deroga".

Spiega Giulia Stella, segretario generale CGIL Savona: “Dal nostro punto di vista l’azienda, a fronte del fatto che con la procedura di mobilità decreta il licenziamento di oltre 100 persone a Vado, deve tornare indietro sicuramente. I motivi per chiedere un arretramento di queste posizioni e tornare al tavolo del Ministero per lo Sviluppo Economico, così come era stato programmato e ricontrattare insieme ai Sindacati nazionali e territoriali il fatto che altre strade sono possibili per il mantenimento dell’occupazione, è assolutamente plausibile. Oggi i lavoratori protestano e continueranno a protestare per questo motivo. Perché è stato un atto di forza, un atto unilaterale e un atto arrogante. Questa azienda ha preso tanto dal territorio, ha accumulato risorse e adesso dilapida un patrimonio umano e industriale lasciando questo territorio come un deserto industriale. Lotteremo affinché questa decisione venga ritirata”.

Prosegue Maurizio Perozzi, della RSU di Tirreno Power:Diventa importantissimo fare in fretta, perché è evidente che il tempo è scaduto. Assodato che non ci sarà mai più il carbone nella centrale di Vado Ligure, occorre riqualificare in fretta tutte le aree industriali del carbonile in modo tale che si possa avere un insediamento di nuove attività produttive e al tempo stesso riuscire a ricollocare i lavoratori in esubero che hanno operato a Vado Ligure, sia per quanto riguarda i dipendenti diretti, sia per tutti i lavoratori delle aziende del terziario che hanno operato all’interno della centrale. Ormai è da 30 mesi che si è fermi e sono oltre 857 famiglie”.

Dichiara Enrico Denevi, segretario regionale Flaei Cisl Liguria: “La situazione è drammatica. Quando parte la mobilità i lavoratori rischiano il licenziamento e questa non sarà né la prima né l’ultima, anzi ne avremo altre. La cosa spiacevole è che la situazione dell’azienda ha forzato la mano e noi come organizzazioni sindacali dobbiamo comunque accollarci la responsabilità di ogni singolo. L’azienda Tirreno Power, ma anche gli azionisti, stanno forzando la mano perché vogliono portare avanti questa mobilità. La cosa traumatica è che noi siamo in una situazione in cui non sappiamo se sia stata confermata l’area di crisi. Girano voci che la situazione dovrebbe essere confermata e questo ci permetterebbe di prolungare gli ammortizzatori sociali. L’aspetto ancora più paradossale è che un’azienda come Tirreno Power – e questo lo abbiamo detto in tutte le stanze e in tutte le occasioni – avrebbe potuto creare un piano industriale per gestire il processo. L’altra cosa drammatica è che Tirreno Power è la prima realtà del settore elettrico nella quale si rischia un licenziamento. Tutte le istituzioni, a partire dal governo, dovrebbero ascoltare le nostre proposte per salvare i lavoratori, ma ci deve essere la responsabilità di tutti affinché questo avvenga. I prossimi saranno giorni di fuoco, la situazione è chiaro che sta degenerando. A partire dall’incontro del 22 al Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) bisogna che il governo si prenda le proprie responsabilità e ci dica qualcosa. Vogliamo evitare che ci siano licenziamenti, mediante ammortizzatori e ricollocazioni all’interno del settore, affinché nessuno finisca per strada. Abbiamo delle professionalità che in un settore come questo sarà molto difficile ricollocare”.

Domani, mercoledì 14 settembre, incontro in Regione con le categorie sindacali e il governatore Giovanni Toti, in attesa del vertice al Ministero dello Sviluppo Economico il 22 settembre. Giorno in cui sarà sciopero nazionale del gruppo Tirreno Power con manifestazioni in tutti gli stabilimenti.

Presenti questa mattina al presidio anche esponenti della politica: solidarietà da parte del comune di Savona espressa dall'assessore Pietro Santi e dal consigliere Simona Saccone Tinelli, il sindaco di Vado Ligure Monica Giuliano e il deputato del Partito Democratico, Anna Giacobbe che afferma: "Tirreno Power deve ritirare la procedura di mobilità, concordare altri strumenti per conservare un rapporto di lavoro ai dipendenti ed evitare che su di loro venga scaricato il peso della crisi. Intanto è in corso il procedimento da parte del governo per il riconoscimento dell'area di crisi del savonese".

Redazione

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