Si avvicinano le festività e con queste il capodanno accompagnato molto spesso dai fuochi artificiali.
Se in passato era una sorta di tradizione sparare botti, miccette, raudi e chi più ne ha più ne metta, con il tempo una coscienza animalista si è sempre più fatta sentire tanto che sono molti i comuni che hanno emesso o emetteranno delle apposite ordinanze contro i botti.
Una scelta effettuata a tutela dell’ambiente, della sicurezza delle persone, per il rispetto e la sensibilità verso gli animali che si spaventano moltissimo e che ormai appare sempre più condivisa dai cittadini, da associazioni e anche da realtà economiche che si impegnano a non vendere materiale esplodente.
Parlando proprio di associazioni che hanno una particolare sensibilità verso gli animali, naturalmente c'è ANTA (Associazione Nazionate Tutela Ambiente) che proprio in questi giorni aveva dato il via ad una raccolta firme contro i botti “Abbiamo iniziato a raccogliere le firme per sensibilizzare le persone su questa tematica e per chiedere ai comuni un impegno in tal senso. Il comune di Albenga ci ha comunicato di aver rinnovato l'ordinanza anti petardi e per questo non sarà necessario continuare la raccolta firme, il “problema” se così possiamo definirlo, lo abbiamo avuto ad Alassio. Oggi avremmo dovuto partecipare al mercatino del volontariato di via Torino, nel modulo di adesione per la partecipazione ci avevano fatto inserire come clausola il divieto di vendere i nostri gadget (i ricavati sono devoluti ai nostri progetti), ma avevamo naturalmente deciso di partecipare per dare il via alla raccolta firme contro i botti ad Alassio. Alle 12,30 di oggi ci è stato comunicato che non ci era concesso raccogliere firme. E' venuta così meno l'utilità della nostra presenza e per questo non abbiamo partecipato”.
Pare, inoltre, che questo non sia stato il solo disguido di Anta con Alassio “Abbiamo avuto dei problemi anche quando avevamo chiesto la disponibilità di alcuni locali per poter organizzare una raccolta di doni per 40 bambini terremotati. Non si trattava di una raccolta generica, ma indirizzata proprio ai bambini di una scuola crollata durante la prima, collocati in una tensostruttura anch'essa crollata durante le scosse successive. Il nostro progetto era cercare di dare un po' di normalità e serenità a questi bimbi e di farlo con un pensiero dedicato ad ognuno, non una raccolta generica, ma un dono specifico per ogni bambino. Fatto sta che il giorno della consegna delle chiavi dei locali comunali ci hanno detto che non potevamo più utilizzarli e siamo riusciti a rimediare solo grazie al signor Muroni degli Alpini che ha messo a nostra disposizione dei suoi locali”














