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Cronaca | 27 gennaio 2019, 10:10

Savona e la lotta operaia anti fascista, i rastrellamenti dei nazisti, Maria Bolla: "Facciamo sì che i nostri giovani non dimentichino"

La presidente dell'Aned ci ha raccontato i terribili momenti occorsi a Savona e alla sua famiglia, con un pensiero all'attuale situazione italiana

Savona e la lotta operaia anti fascista, i rastrellamenti dei nazisti, Maria Bolla: "Facciamo sì che i nostri giovani non dimentichino"

"Solo con la memoria, con questa giornata, possiamo ricordare quei terribili momenti, chi poteva raccontare la propria esperienza non c'è più, figli e nipoti fanno da portavoci, ma poi? Dobbiamo fare il possibile perché i nostri piccoli sappiano quello è accaduto".

Una voce stretta dalla commozione, dalla rabbia ma anche una voglia di raccontare piena di vita. Maria Bolla, presidente dell'Aned, l'associazione ex deportati, ci ha raccontato in occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria, oggi, 27 gennaio, la storia dei savonesi coinvolti nei rastrellamenti dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

"Deportazione degli ebrei, gli zingari, gli omosessuali, gli obiettori di coscienza, gli anarchici: le categorie che hanno subito la persecuzione: vogliamo aiutare che si conosca la storia di queste persone, la Shoah ha una sua particolarità, avviene per l’Italia e per la maggior parte dei paesi stranieri anti fascisti. La nostra città, Genova, Milano, Torino, la zona delle grandi industrie, la deportazione savonese di massa dei grandi numeri. Nell’autunno del 1943 furono coinvolti gli operai impiegati della Scarpe Magnano Villapiana, quelli di via Zaro, i lavoratori dell'officina Scuffi dell'oltre Letimbro, tutti scioperanti imprigionati" continua Maria Bolla.

"Il grosso dell’opposizione antifascista avvenne l'1 marzo del 1944, a Savona non erano preparati nel 1943 ai grandi scioperi - continua la presidente dell'Aned - i lavoratori vanno in sciopero con la parola d’ordine: 'Pace, via l’occupazione fascista”, gli operai del primo turno dello stabilimento, entro in sciopero bianco, con il concetto del 'vogliamo lavorare ma scioperiamo per protesta' ".

250 circa gli operai oltre a quelli prelevati, perché già rinchiusi, nel carcere di Sant’Agostino, che vengono interrogati e deportati successivamente a Mauthausen, Dachau, Flossenburg: "A Mauthausen muore Mario Corrado e Eugenio Largiu nel campo di Wattensted compie 16 anni, lui si salverà. La loro è solo una delle tante storie dei nostri savonesi, storie di persone morte perchè hanno detto no, al regime nazista, fascista". "Nei campi i prigionieri stilano un documento, con il compito di lavorare per la pace in Europa e nel mondo e per la giustizia sociale e l’uguaglianza. Quello è il loro testamento. C'era la volontà di mischiarsi, 27 lingue, dialetti, credi religiosi, nonostante questo si erano uniti per sabotare all’interno il regime nazista. Siamo qui (alla consegna delle medaglie d'oro in Prefettura), mandiamo i nostri giovani a visitare i campi, studiano a scuola, perché sappiano tutto questo".

11 anni aveva Maria Bolla quando i nazisti hanno fatto irruzione in casa sua, distruggendo tutto e portando via sua madre e suo zio, con in contemporanea a Ferrania in fabbrica, il papà deportato in un sottocampo a Mauthausen: "Ricordo un freddo incredibile nell’inverno del 44, era gennaio, come posso dimenticare, furono scene terribili, fu un periodo terribile. Ci davano il pane di segatura, i peperoni nell'aceto, la mancanza di olio, quella era anche la guerra, la condizione che aveva portato il fascismo e aveva donato alle persone un senso di rabbia, mi chiedo che popolo avevamo, quanti erano veramente bambini o sporchi opportunisti".

Alla fine del suo racconto la presidente dell'Aned pensa all'attuale situazione di tensione che si è venuta a creare in Europa e nel nostro paese: "E' inaccettabile pensare che una persona che arriva con un barcone venga respinta, non si possono rifiutare persone. A Savona, abbiamo sempre accolto, penso ad esempio ai bambini terremotati del Polesine, noi stessi siamo stati accolti. Sono amareggiata si sta verificando una cosa anti dignitosa, noi che abbiamo sofferto queste cose, i nostri genitori hanno pagato un prezzo per capire quel senso di umanità".

Luciano Parodi

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