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Solidarietà | 13 luglio 2019, 15:48

Consegnato nelle mani dei Cappuccini finalesi il primo ricavato dalle vendite del libro su Padre Ruffino

Il testo di Roberta Grossi si può acquistare in alcune librerie e cartolerie finalesi. Inoltre sarà presentato il 29 agosto a Castelfranco e sarà reperibile dal 20 luglio al 20 agosto alla Mostra Missionaria

Consegnato nelle mani dei Cappuccini finalesi il primo ricavato dalle vendite del libro su Padre Ruffino

È stato consegnato nelle mani di Padre Gianfranco Iacopi il ricavato (tolte le spese vive di pubblicazione) del pregevole saggio della finalese Roberta Grossi dal titolo: “Padre Ruffino e il convento dei frati cappuccini di Finalmarina”.

Ma naturalmente il percorso di raccolta fondi, tramite la vendita del libro, è appena iniziato: chiunque volesse contribuire può trovare il volume, completamente autoprodotto, nelle due librerie Centofiori presenti a Finalmarina, nella libreria Come un romanzo di Finalborgo e nella Cartoleria Arecco di Finalpia.

E non è finita, anzi: ricordiamo che la presentazione ufficiale del saggio è avvenuta il 28 aprile scorso, alle 15:30, proprio presso la Chiesa dei Cappuccini di Finale, con l’autrice Roberta Grossi intervistata dal giornalista, scrittore e storico Pier Paolo Cervone. Ed è proprio in gran parte da questo evento che deriva la somma consegnata nelle mani dei frati finalesi. Inoltre si svolgerà un’altra presentazione il 29 agosto alle 21 nella suggestiva cornice della Fortezza di Castelfranco. La vendita del libro avverrà anche durante la Mostra Missionaria allestita a fianco della chiesa dal 20 luglio al 20 agosto e visitabile il giovedì dalle 20 alle 22 e il sabato dalle 17 alle 19.

Ricordiamo che parte del ricavato tolte le spese sarà destinato ai lavori di restauro della Chiesa dei Cappuccini.

Incontrando Roberta Grossi traspare da ogni singola parola l’amore, la sincera passione per la storia cittadina e il rispetto che hanno mosso dentro di lei la volontà di realizzare questo libro, un’opera lodevole per la sua capacità di tutelare la memoria di luoghi e fatti e per il bagaglio di aneddoti dei cittadini e di foto d’epoca anche rare che contiene.

“Penso veramente che qualsiasi genitore, oggi, vorrebbe un Padre Ruffino come figura di riferimento per i propri figli”, ci racconta Roberta. Che prosegue: “Andavo a Messa da bambina, all’epoca erano tempi diversi rispetto a quelli che viviamo adesso, quindi la domenica potevo uscire di casa e andare a Messa tranquillamente da sola, per quanto piccola io fossi. Sicuramente ho conosciuto Padre Ruffino meno di tanti altri finalesi, però frequentavo oltre alle Messe anche il cinema parrocchiale e osservavo incantata le partite di calcio dei maschietti più grandi in quel campo in cui giocava lo stesso Frate, tenendosi il saio con le mani. Partecipavo alla Processione di Sant’Antonio del 13 giugno e, da donna ormai adulta, ho portato i miei quattro figli quando ancora erano piccoli alla Messa di Natale di Padre Ruffino”.

“Ma il ricordo forse per me più emozionante – prosegue la scrittrice – è legato alla mia cara nonna materna Maria, donna profondamente devota che andava a Messa tutte le sere, sedendosi sempre, rigorosamente nello stesso posto, di fronte alla Cappella della Madonna della Salute”.

La cosa che più colpisce leggendo il libro è l’immenso bagaglio di amore che ancora i finalesi custodiscono per la memoria di Padre Ruffino. L’uomo era arrivato a Finale nel 1945 e quando, nel 1999, giunse la notizia che doveva essere trasferito a Loano, i cittadini finalesi raccolsero oltre 3000 firme per poter tenere stretto a loro quest’uomo, simbolo di educazione, moralità e guida spirituale per i loro figli.

Non solo Padre Ruffino, ma tutto il convento dei Cappuccini a Finale non è mai stato realtà anonima e marginale ma, al contrario, erano cuore pulsante della vita cittadina. Si pensi solo che durante la guerra la sirena d’allarme della chiesa era quasi più ascoltata di quella “istituzionale” dello stabilimento Piaggio Aero. E nel boschetto alle spalle della Chiesa i frati avevano costruito persino un rudimentale bunker per salvare la gente dai bombardamenti. Finito il conflitto, in un’Italia che rialzava la testa, i frati diedero veramente tanto supporto alla popolazione.

E come dimenticare i seminaristi, affettuosamente chiamati “i fratini”? Ne abbiamo incontrato qualcuno: ancora nutrono un meraviglioso ricordo di quando, al martedì e giovedì, in gruppi di ben 80 o 90 ragazzi, si radunavano per lustrare con olio di gomito l’altare della chiesa, il refettorio, il dormitorio e per andare a sistemare il boschetto. Momenti di amicizia, condivisione, impegno civico e sociale che hanno fatto di quei ragazzini di ieri i cittadini finalesi più nobili d’animo di oggi.

Per concludere, il libro custodisce anche una testimonianza di Padre Andrea Caruso, che da ragazzo fu seminarista proprio con Padre Ruffino e che nei giorni scorsi è tragicamente mancato per un attacco cardiaco su un sentiero nei pressi di Lourdes. Padre Caruso in ambiente religioso stava da tempo perorando la causa della beatificazione di Padre Umile, fondatore del Sorriso Francescano.

Alberto Sgarlato

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