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Curiosità | 14 giugno 2013, 11:18

L'eco di una "Savona scomparsa": i ricordi delle Fornaci

Un fornacino doc, classe 1921, insieme a Mario Marchioni, ci racconta le sue Fornaci,di quando le donne modellavano i mattoni e c'erano ancora il campo da calcio e bocce

Courtesy foto gruppo facebook "Savona Scomparsa"

Courtesy foto gruppo facebook "Savona Scomparsa"

Vagabondando tra le foto di “Savona scomparsa”, un gruppo nato su Facebook nel quale persone diverse condividono i ricordi di un tempo ormai passato, si ha l’impressione che frammenti di una realtà quasi sommersa tornino per un attimo a respirare per restituire la loro atmosfera. Tra queste tracce di passato, colpisce oggi i nostri sensi un’immagine postata da Michela Marello; un’antica fotografia in bianco e nero rappresentante il quartiere “Le fornaci” nei primi anni 20 del ‘900, al bivio tra quelle che allora erano Via Colombo e Via Saredo, ossia “da le due stradde”.

Sicuri di ricevere memorie di valore da chi si definisce "in primo luogo fornacino, poi savonese, ed infine ligure" ci rechiamo alla Società di Mutuo Soccorso delle Fornaci per incontrare Mario Marchioni, ex presidente della stessa. Insieme a lui troviamo altri affezionati fornacini, sempre contenti di raccontare la storia del loro amato quartiere; uno di questi, dall’esperienza preziosa dei suoi 92 anni e con un rigoroso dialetto ligure, comincia a narrare: "Come risaputo, questo quartiere prende il suo nome dalle varie fornaci che una volta vi operavano. Esse producevano mattoni, conche, pignatte: le donne davano forma con i piedi all’argilla bagnata che, una volta lavorata, veniva messa all’aperto ad asciugare per essere poi portata anche ad Albisola". Con una tazzina di caffè in una mano e questa fotografia nell’altra, così poi Mario continua il racconto: "Di questa foto abbiamo fatto la xilografia per l’80º anniversario della società. Davanti a questa grande fornace, al cui posto sorgono dagli anni ‘60 i due palazzi nuovi, c’era una volta un passaggio che portava ai bagni Italia, sul quale si passava per riempire con l’acqua di mare le botti da portare alle fabbriche dei chinotti. Questo vicolo era preceduto da un cancello e i bagni Italia erano già degli stabilimenti balneari di lusso, nei quali si svolgevano sempre feste e serate di divertimento". Reso sempre più fluido dal confronto dei ricordi, il discorso si sposta poi ad un’altra zona della fotografia; quella dietro alla grande fornace in primo piano: "Da queste parti oggi è presente la clinica Riviera, i giardini della Gioventù, le scuole XXV aprile. Una volta, al posto della clinica, c’era una trattoria e davanti alla trattoria c’erano un campetto da calcio in terra battuta ed uno per le bocce. Intorno agli anni ‘50 si ci incontrava sempre per fare le merende, i tornei di calcetto e di bocce; il quartiere delle fornaci era infatti ricco di luoghi di ritrovo e socializzazione. Dalla clinica era poi presente anche uno stabile con il terrazzo per i pranzi e vicino all’osteria lavorava il bottaio".

Ecco che dalle parole e dall’accento marcato di chi i suoi luoghi li vive davvero instaurandovi radici profonde risuona l’eco di una Savona scomparsa che, per un attimo, ritorna ad esistere.

Paola Squillace

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