La Repubblica di Onzo rivive nell'opera di Cristina Cambiganu.
Cristina Cambiganu, artista di grande qualità e cara amica, ha accettato di fare per Tribaleglobale un'opera davvero impegnativa nella concezione come nella realizzazione.Non era facile raccontare la storia di una comunità che il 4 settembre del 1582 si organizzò per cacciare un prepotente pronto a insidiare la dignità di una giovane promessa sposa, si diede statuti democratici e si autogovernò per oltre due secoli.Non era facile usare per una narrazione complessa il linguaggio del fumetto, inciso su una materia apparentemente antitetica come la ceramica, intuitivo e rapido il primo, soggetta alle virtù bizzarre e imprevedibili del fuoco la seconda. Eppure lo fa presentando un lavoro dipinto con la leggerezza del pennello usando unicamente la materia di base, la terra stessa, nobilitata dall’alta temperatura.E il risultato finale sorprende.
Intanto la piramide e' rovesciata e si presenta come un diamante prezioso: in alto non ci sono i potenti, ma la comunità che trae linfa dalla concretezza della terra.Le diverse figure ci parlano di gente che agisce con i piedi ben posati sulla terra e lo sguardo fiero, alimentato dalla forza dell'albero della vita. La ricchezza si raccoglie dai frutti della terra: non a caso è una donna, se pur aiutata da un uomo, che solleva una pentola simbolicamente piena di danaro direttamente dal sottosuolo; dentro c'è il frutto del sudore, ma anche la determinazione che porto' gli Onzesi a demolire il castello del prepotente recuperando le pietre e ogni cosa utilizzabile, perché da queste parti lo spreco e' un peccato.La ricchezza si ottiene tutti insieme: un filo avvolge le figure presenti. Ai lati della scena due persone anziane, un uomo e una donna circondano la comunità con la loro presenza ricca di esperienza. Al centro la bimba magica - una fata? - lega con quel filo l'intera comunità, tenendone i due capi: è lei che libera le stelle, con l’istinto dell’infanzia. Esse sono auspicio di bellezza su tutto ciò che è presente, e coprono il velo della sposa che un'altra donna, solidale, regge; un altra bimba lo solleva , una donna osserva trasognata, un uomo riposa seduto su uno sgabello, un bimbo con un retino cerca di acchiappare le stelle, i sogni di tutti. Lo sposo osserva un poco stranito, anch'egli confusamente protagonista di storia partita male ma finita bene perché nata sotto una buona stella, e alimentata perennemente dai gemelli portafortuna che versano continuamente acqua in un pentolone che non si deve bruciare, tenaci come questa comunità che da secoli cava vita e bellezza dalle pietre. Il gatto e il cane, liberi esseri amici degli umani, partecipano a questa esperienza vitale.Ancora al centro della scena, sotto gli occhi struggenti e penetranti dell'albero della vita , un uomo con i capelli lunghi setaccia forse la farina, forse ciò che è giusto da ciò che non lo è...e infine c'è una Madre con il suo Bimbo, figura ancestrale che tutto comprende e tutto difende.
L'opera è organizzata in sequenze che parlano il linguaggio dell’illustrazione a fumetti ovvero della cinematografia ma che si distingue da entrambi nel focalizzare le caratteristiche di ogni personaggio che ritroviamo poi nel quadro centrale.
Il percorso procede nel medesimo modo da entrambi i lati, affinché non sia la direzione intrapresa, ma la volontà del cammino a portare chi vorrà conoscere questa storia fin dentro il cuore grande e un poco magico di questa antica comunità.
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