Che ci sia una casta forense in Parlamento è un fatto noto. Malgrado la presenza di tante persone legate alle professioni legali nei luoghi decisionali, però, mancano i giuristi veri e propri. Ce ne sono pochi, silenti. Tanto che nel 2016 il problema della legittima difesa è ancora una pietra d'inciampo ed è un tema che genera incomprensioni. E' un argomento delicato, sì, che però dovrebbe prima passare al setaccio degli autentici cultori del diritto e solo poi rientrare nell'attività normativa. Se ne parla troppo poco ad un livello alto, coscienzioso e sereno.
La legge ligure che voleva concedere il patrocinio gratuito agli accusati di eccesso di difesa è stata bocciata dal Consiglio dei Ministri, che in una riunione lampo l'ha bollata come invasiva delle "competenze legislative statali nelle materie dell'ordinamento penale, delle norme processuali, nonché dell'ordine pubblico e della sicurezza, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lett. h) e l), della Costituzione".
Non è un fatto di tutela maggiore o minore degli aggrediti rispetto ai delinquenti. Se ci fosse una giustizia snella e meno accidentata, chi reagisce legittimamente ad un torto non avrebbe paura delle stortaggini giudiziarie. Né basta il patrocinio a spese della Regione per riassestare il grande tema giusfilosofico della legittima difesa.
Il tentativo della Regione Liguria voleva dare semplicemente un po' di supporto alle vittime di reato indagate nell'ambito di procedimenti penali per eccesso colposo di legittima difesa. L'impugnativa del governo fa capire che l'argomento è ancora tabù. Quello che non si capisce è perché una legge analoga della Regione Lombardia non abbia attirato la stessa censura del ministro della Giustizia. Quei cittadini che hanno subito furti, rapine e aggressioni, oltre ai danni patrimoniali, secondo il governo attuale devono comunque pagare spese legali salate per dimostrare di non essere stati "eccessivi" nelle loro reazioni. Forse il tema della legittima difesa dovrebbe tornare al centro del dibattito dei giuristi, invece di essere delegato solo a politici e magistrati, ammesso che i giuristi stessi sappiano ancora ascoltare le esigenze di una società in continuo mutamento.














