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Eventi | 14 luglio 2020, 18:42

Auguri a Renato Pozzetto che nell’estate del 2015 infiammò il Florida di Loano

L’eterno ragazzo di campagna ha compiuto 80 anni proprio oggi, martedì 14 luglio. Ripercorriamo la carriera con le sue parole

Auguri a Renato Pozzetto che nell’estate del 2015 infiammò il Florida di Loano

Renato Pozzetto compie oggi, 14 luglio, 80 anni. Nella carriera dell’eterno ragazzo di campagna c’è un’esperienza che lo lega anche alla città di Loano. Nel 2015, infatti, è stato ospite di Yury Pastore Corrado ai bagni Florida.

Attore, regista, sceneggiatore, cantante... Renato Pozzetto è figlio della Milano da bere dove, in anni di dilagante benessere, ha declinato il proprio talento in mille modi. Il suo humour, rarefatto e solidissimo, ha saputo anticipare di almeno vent’anni nevrosi e follie di una società ricca, ricchissima, praticamente in mutande.

Con quella mimica facciale svagata e disorientata, ha contribuito a creare personaggi di un'ingenuità quasi imbarazzante, con la testa fra le nuvole, ma con i piedi ben ancorati a terra, come lui. “Sono nato poverissimo, ma quando sei giovane basta poco per divertirti, non serve avere la macchina o la barca di lusso”.

A renderlo diverso da molti suoi colleghi è la vena surreale, che si sprigiona in battute condite da cantilene, che sono un marchio di fabbrica, del tipo: tavolo ribaltabile, taac... Sedia rotante, taac... Posto per commensali che non ci sono, taac... vino cartonato, taac... Spaghetti pronto uso, taac... Tonno e grissini per tagliarlo, taac, tac. “Questo tormentone l’ho mutuato da un amico, che aveva il tic di toccare la gente mentre le parlava e terminava ogni conversazione pronunciando: taac”.

Artefice di una comicità capace di giocare sulle stonature e imperfezioni della realtà, Pozzetto rappresenta cinquant’anni di comicità italiana e dei suoi film si ride ancora oggi. “Il mondo è cambiato molto e con questo anche i comici. Noi siamo nati in un momento in cui per far ridere bastava bere un bicchiere di vino e raccontare la vita quotidiana, senza per forza cadere sulle parolacce o la volgarità”.

In quelle pellicole ha cavalcato mode, convenzioni, preso scapaccioni e, soprattutto, lavorato con le donne più affascinanti e sexy del cinema nostrano, come Claudia Cardinale, Edwige Fenech, Gloria Guida, Ornella Muti, Monica Vitti, per citarne alcune. Ma prima ancora che in tv o sul grande schermo, da sempre è al teatro che questo mattatore della commedia di casa nostra si diverte a dare libero sfogo al suo umorismo grottesco e stravagante.

È un mondo che l’attore conosce bene. “Il primo cabaret era curioso, metteva insieme tanti colleghi, che magari cantavano, mentre noi facevamo i cori o sceneggiate estemporanee molto divertenti. È così che ho imparato a stare sul palcoscenico. Cochi ed io abbiamo sempre recitato o cantato, non abbiamo mai dialogato con il pubblico. Era uno stile che è arrivato fatalmente ed è stato la nostra fortuna”.

Proprio insieme a Cochi Ponzoni, formò una delle coppie più riuscite del mondo dello spettacolo italiano. Il duo Cochi e Renato non era solo cabarettistico, ma innescava la marcia dell’intelligenza di una comicità scanzonata e insieme sofisticata. “Siamo figli della guerra, siamo cresciuti insieme. Eravamo vicini di casa d'estate a Gemonio (Varese) sul Lago Maggiore, dove le nostre famiglie erano sfollate a causa del secondo conflitto mondiale. Avevamo un piccolo repertorio fatto di suoni di chitarrina e armonica a bocca. I nostri inizi cabarettistici sono legati a due osterie di Milano in cui gli artisti esponevano i quadri, mentre noi intrattenevamo i presenti con qualche canzone popolare. Tra i frequentatori di questi locali c’era anche Lucio Fontana, che apprezzava molto le nostre scenette improvvisate tra i tavoli. In seguito, si inaugurò una galleria d’arte notturna, che apriva verso le ventidue e il proprietario, vedendo che la gente si divertiva con le nostre canzoni ci invitò a fare il cabaret. Cominciammo in un sottoscala del bar ed eravamo in quindici a lavorare per circa sedici spettatori. Da lì sono passati i miti di allora: Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Dario Fo, che hanno segnato i nostri primi momenti”. E ancora Beppe Viola, Paolo Rossi, Felice Andreasi, Bruno Lauzi, Lino Toffolo sono le personalità ritmate al plurale, che, in un modo o nell'altro, sono state a stretto contatto di questo profeta del cabaret meneghino, autore di gag in cui musica e comicità si fondono in un clima impalpabile e punteggiato di ironia, dove lui si destreggia a meraviglia.

La decisione di dedicarci completamente allo spettacolo avvenne quando trasmigrammo al Derby Club con Jannacci e tutto il gruppo di amici, creando un lavoro di squadra, chiamato Il Gruppo Motore, che diede luce a grandi artisti, tuttora in auge. A quel tempo, si può dire che il cabaret non esisteva, non avevamo alcun esempio o idolo a cui ispirarci. Con Cochi abbiamo inventato un nuovo tipo di comicità che prendeva in giro il costume degli italiani e ci aiutava a prendere in giro anche noi stessi. Cosa che poi ho continuato a fare al cinema”.

Lo scambio di domande avviene sotto le stelle della Notte italiana, in cui si realizza il contatto e l'intesa tra i numerosissimi spettatori e l'ineffabile attore di maiuscole cronache esilaranti e tragicomiche. Ha quell’aria stralunata che lo fa sembrare sempre sovrappensiero. Ha quell’aspetto assente che lo fa sembrare pigro. Ha quell’apparenza assonnata che lo fa sembrare sempre sul punto di addormentarsi. Invece, è vivacissimo nelle risposte e mostra affetto per il suo pubblico, non solo composto di un'audience d'epoca.

L’ex ragazzo di campagna trasmette allegria come pochi, scaccia le nuvole e, se lo sguinzagli, ne combina ancora di tutti i colori. Fra intermezzi discorsivi, spavaldi o sconnessi al punto giusto e battute spontanee, zampillano le canzoni: quelle di un tempo che non le ha portate via, come ‘La vita l'è bela’, un piccolo capolavoro di spigliata e intelligente insensatezza. Il pubblico scandisce con i cori uno dei brani più noti di quel genere comico, che va a tempo con il pensiero, ma anche al passo con il ritmo della vita, che assembla in maniera imprevedibile note ed esperienze a metà tra l'amaro e il sentimentale. Comico sì, ma sempre con un'ironia di fondo, intrisa di tenerezza e di trasparente, onirica poesia. Taac... 



Silvia Gullino

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