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Economia | 02 settembre 2020, 17:49

Canapa e semi autofiorenti: ecco perché sono tra i più apprezzati

La varietà di semi autofiorenti è tra le più richieste sul mercato, poiché rapida e semplice da utilizzare, soprattutto per chi è alle prime armi con la coltivazione. Si tratta di una tipologia specifica proveniente dai semi femminizzati, che può garantire ottimi risultati anche se non si ha alcuna dimestichezza con il mondo della cannabis.

Canapa e semi autofiorenti: ecco perché sono tra i più apprezzati

La varietà di semi autofiorenti è tra le più richieste sul mercato, poiché rapida e semplice da utilizzare, soprattutto per chi è alle prime armi con la coltivazione. Si tratta di una tipologia specifica proveniente dai semi femminizzati, che può garantire ottimi risultati anche se non si ha alcuna dimestichezza con il mondo della cannabis.

E’ chiaro che per ottenere tutti i benefici legati ai principi attivi che hanno reso la cannabis così popolare in tutto il mondo, è necessario curarla affinché cresca e fiorisca nel modo giusto.

Prima di ciò, è essenziale che i semi acquistati siano di qualità certificata. Gli utenti interessati per garantirsi ciò si rivolgono spesso a rivenditori autorizzati in rete allo scopo di trovare prodotti come i semi autofiorenti di Sensoryseeds, che siano stati accuratamente selezionati.

Semi di autofiorenti: cosa sono?

semi autofiorenti sono semplicemente quelli da cui ottenere dei raccolti soddisfacenti, senza doversi eccessivamente preoccupare del ciclo luce/buio, della temperatura o di dover eliminare quelli di genere maschile.

Combinando l’Indica o la Sativa con la Ruderalis, nel corso degli anni, è stato possibile giungere a tale tipologia di semi, in grado di crescere e fiorire in tempistiche brevi e, soprattutto, senza sottostare al fotoperiodo.

In effetti, sono contraddistinte da una rapida fase di fioritura, che segue una fase vegetativa piuttosto breve, soprattutto se confrontata con le 10 settimane che richiedono i semi normali.

Presentano, poi, dimensioni contenute, rendendo i semi autofiorenti adatti sia per la coltivazione indoor che outdoor. Provenendo dalla specie Ruderalis, è bene sapere che tali piante risultano resistenti e abbastanza stabili anche in caso di temperature rigide.

Tuttavia, per quanto riguarda la presenza di principi attivi, tali specie possiedono dei livelli di THC molto più bassi rispetto alle altre varietà, il che potrebbe favorirne la coltivazione in Italia, ma solo per le varietà con questo principio attivo sotto lo 0,5%.

Semi autofiorenti: coltivazione outdoor 

Considerando le modalità più rapide e semplici per ottenere raccolti da semi autofiorenti, è importante conoscere i passaggi fondamentali per una corretta coltivazione outdoor, cioè all’esterno.

Sebbene si possano anche coltivare in ambienti chiusi, una coltivazione all’aperto garantisce rese più elevate, perché la luce solare rende le piante più corpose.

In più, si potranno ottenere diversi raccolti in più periodi dell’anno e il pericolo dei parassiti, grazie alla crescita rapida, è di minor rilevanza.

I semi autofiorenti, com’è stato già accennato, non sono soggetti ai tipici cicli di illuminazione solare, di solito un fattore fondamentale per la fioritura delle piante. In questo modo, si potranno ottenere raccolti in qualsiasi periodo dell’anno.


Tuttavia, si consiglia un’esposizione alla luce solare di circa 10/12 ore: tutto ciò favorirà la fase vegetativa e la conseguente fioritura.

Il primo passo per una coltivazione outdoor riguarda la germinazione: è importante non trasportare i semi autofiorenti in due vasi diversi, perché potrebbe o rallentarne la crescita, o avere conseguenze sul raccolto finale.

In genere, è altrettanto confortevole per coloro che non sono pratici, sapere che le varietà autofiorenti non necessitano di molta acqua, tuttavia è bene studiare la zona e il clima per conferire la giusta idratazione alle piantine.

Una volta che i tricomi avranno raggiunto lo stato di maturazione necessaria, reso palese dal colore ambrato che assumono, si potrà procedere con la raccolta. Una volta scelte le cime, si procederà con l’essicazione di quanto seminato. 

Semi autofiorenti: sono legali?

È molto importante chiarire che, qualsiasi tipologia di seme di cannabis, in Italia è acquistabile esclusivamente per collezione. Ciò significa che, per la conservazione, è fondamentale tenere il pacco sigillato per eventuali controlli.

Tuttavia, recenti legislazioni hanno contribuito a rendere leggermente più chiara la situazione della Cannabis nel nostro Paese.

Attualmente, non è reato coltivare piantine, in minime quantità e, dunque, per uso personale, presso il proprio domicilio. Naturalmente, così come riportato dalle normative vigenti, è necessario comprovare la provenienza e la tipologia di pianta coltivata e dovrà rientrare tra quelle presenti nell’apposito Catalogo.

Come conservare i propri semi? 

Bisogna prestare particolare attenzione anche alla conservazione dei semi di cannabis, affinché non perdano le proprietà benefiche che ci hanno spinti ad acquistarli.

Si consiglia, trattandosi di organismi viventi, di non sottovalutare i fattori principali da cui ne deriva anche un’ottima riuscita del raccolto:

1. Umidità;

2. Temperatura;

3. Esposizione alla luce solare.

Il luogo migliore per assicurarsi che i propri semi non muoiano è tenerli in luoghi freschi e bui. Naturalmente, sarebbe meglio lasciarli nella confezione originale.

Un’elevata umidità potrebbe far seccare i semi, così come livelli troppo bassi, comporterebbero la presenza di parassiti.

Il livello ideale oscilla tra il 20/30% di umidità: è importante che siano temperature stabili, da tenere costanti. Per quanto riguarda la temperatura, è consigliabile tenerla tra i 6 e gli 8 gradi.

Molto spesso si parla di frigorifero o congelatore. In realtà, tali soluzioni potrebbero anche andar bene, ma riuscendo a ricreare un ambiente adatto, non ci sarà alcun bisogno di congelare i propri semi.

In effetti, anche il frigorifero è un luogo sottoposto a diversi sbalzi di temperature: il nostro compito è quello di mantenere vivi i nutrienti presenti nei semi.

In conclusione, seguendo questi piccoli accorgimenti, si potranno far germinare i propri semi conservati anche a distanza di 5 anni.

Semi autofiorenti: quali svantaggi comportano?

Dopo aver compreso i vantaggi di acquistare semi autofiorenti, semplici da coltivare e da una resa soddisfacente, è bene elencarne eventuali svantaggi.

Prima di tutto, i raccolti ottenibili da una specie autofiorente risultano molto più limitati rispetto alle varietà normali. Il tutto è principalmente dovuto alle dimensioni ridotte che assumono tali piante.

Scegliendo solo semi certificati e selezionati con cura, si avranno già concrete chances di beneficiare del prodotto acquistato.

Richy Garino

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