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Attualità | 20 settembre 2020, 10:24

La Fiaba della Domenica: "Preparo la valigia"

La storia di un simpatico cucciolo di barbagianni un po' ribelle

La Fiaba della Domenica: "Preparo la valigia"

I barbagianni, si sa, sono animali notturni. Dormono di giorno, o meglio sonnecchiano, perché vengono continuamente svegliati dal sibilo delle bisce che bisbigliano tra loro,dal frinire delle cicale che cantano e non lavorano, dal borbottio delle talpe accecate dalla troppa luce, dal chiacchierio delle puzzole sempre alla ricerca di un'erba profumata. E loro, i barbagianni, che vorrebbero dormire, sdegnosamente rimbrottano gli animali del giorno che non comprendono le esigenze degli uccelli della notte.

Ma i barbagianni sono noti per un'altra loro caratteristica: sono molto, ma molto orgogliosi. Se si fa loro un torto, ma anche un torto piccino, non perdonano, se la legano alla zampa e sdegnosamente non ti guardano più, proprio non vogliono aver più niente a che fare. Ma andiamo con ordine.

Spiritello era un piccolo barbagianni che viveva sulla Quercia Ombrosa, con la mamma Bevanda e il papà Callisto, felice di essere nato, felice di volare la notte con i suoi genitori a fare scorpacciate di zanzare e di falene, anche se, a una certa ora, bisognava tornare al nido, prepararsi e andare di volata a scuola.

E sì, perché la scuola dei barbagianni, così come ogni loro attività, si svolgeva di notte! E lui, Spiritello, arrivava a scuola sempre trafelato, con un grillo ancora nel becco, con le piume ancora arruffate, con la cartella un po' pronta e un po' no.

Spiritello, quando imparerai a essere più diligente e ad arrivare a scuola per tempo, non tutto sudato e in disordine?” Così, ogni notte, la maestra Soliloqua lo apostrofava tra le risa dei piccoli suoi compagni barbagianni che si davano di ala.

Certo avrete capito che Spiritello non amava andare a scuola: anche se si trovava molto bene in quella classe, lo studio, gli impegni, gli orari, i compiti proprio non gli piacevano.

Soprattutto non amava il testo libero.

Se c'era una cosa che lo mandava in crisi, che proprio lo lasciava senza parole, era quel maledetto testo libero che la maestra ogni lunedì, ma proprio ogni volta, imponeva ai piccoli barbagianni.

Era proprio un rito consueto.

Si entrava in classe, Soliloqua inforcava gli occhiali, tirava fuori il suo lavoro a maglia, faceva l'appello e, invariabilmente, diceva “Piccoli miei, testo libero!”.

Poi si sedeva a sferruzzare con gli occhiali sul naso e attendeva le lunghe composizioni dei suoi alunni.

Già, lunghe, ma Spiritello entrava in crisi.

Sifulino, il suo vicino di banco, immediatamente iniziava e ogni volta sotto a “testo libero” scriveva “Preparo la valigia” e cominciava a scrivere come un forsennato.

Lui, Spiritello, rimaneva invece lì, come un salame, con il becco in aria senza sapere né che cosa dire né che cosa scrivere.

Beato Sifulino che aveva così tante cose da raccontare!

Certo, lui, Spiritello, il sabato e la domenica notte, perché di giorno si dorme, volava libero nel bosco giocando a rincorrersi con i suoi amici, faceva ogni sorta di marachella, rubava le ghiande ai gufi, spaventava le civette, graffiava la schiena ai ghiri, fuggiva dal tasso che aveva fatto inviperire, ma erano sempre le solite cose, le stesse avventure, mica poteva, ogni lunedì, scrivere testi liberi sempre uguali che parlavano dei liberi voli nel bosco e soprattutto mica poteva scrivere, e quindi rivelare alla maestra, tutte le marachelle che combinava.

Certamente la maestra avrebbe riferito tutto ai suoi genitori!

E sì, lui invidiava proprio il compagno di banco Sifulino che, con sicurezza e tranquillità, scriveva, scriveva, scriveva ogni lunedì quel benedetto testo libero “Preparo la valigia”.

E lui, povero Spiritello, a rodersi e guardare il soffitto con la penna nella zampa e il foglio tristemente bianco.

Tra l'altro Sifulino era molto geloso delle sue “produzioni letterarie” e rispondeva sempre seccato ed evasivo alle domande di Spiritello circa i suoi testi liberi.

Certo Spiritello sbirciava con i suoi occhioni di barbagianni sul compito del compagno, ma questi si spostava, copriva con l'ala il foglio, insomma era proprio antipatico!

Comunque, sbirciando, lui aveva capito che Sifulino aveva i genitori separati che vivevano in nidi diversi su alberi diversi, che passava la settimana con la mamma e che il sabato e la domenica andava dal papà. Ecco il “Preparo la valigia”!.

E dovevano essere sabati e domeniche molto belli, ricchi di avventure, emozionanti: cinema, luna-park, sala giochi, vacanza e via dicendo!

Certo doveva proprio essere così perché Sifulino scriveva, scriveva e aveva, ogni volta, tante cose nuove e belle da esprimere nel testo libero.

Lui sì che era fortunato!

Sifulino sì che aveva una vita movimentata e divertente, mica come lui, Spiritello, povero piccolo barbagianni con i genitori uniti nel rimproverarlo di continuo!

Ma, si sa, tutto può mutare per i bambini, come per i barbagianni e all'inizio della fiaba abbiamo detto che i barbagianni sono uccelli notturni soprattutto molto, molto orgogliosi...

Orbene era un po' di tempo che Bevanda, la mamma di Spiritello diceva di essere grassa, affaticata, stanca dei soliti lavori di casa, annoiata della solita vita del nido, di volare sempre di corsa di qua e di là per le mille faccende della famiglia.

Diceva anche che voleva andare in palestra, che tutte le sue amiche ci andavano, che tutte stavano meglio. Callisto, il papà di Spiritello, era scontroso, poco disponibile, brontolava o si arrabbiava anche per un nonnulla....insomma Spiritello aveva capito che in casa il clima era cambiato, non era più quello sereno di prima.

Un giorno, al rientro da scuola, trovò i genitori che discutevano animatamente: aveva capito che stava per arrivare qualcosa di brutto, era come se si fosse rotto un vaso e non ci fosse la colla giusta per riattaccare i pezzi.

Il piccolo barbagianni piangeva anche lui, come loro, attaccando le proprie alucce ora al babbo ora alla mamma, ora a tutti e due, cercando disperatamente di ricreare il cerchio magico di prima.

Ma fu tutto inutile.

Così Callisto, barbagianni molto molto orgoglioso, andò ad abitare in un altro nido, su un'altra quercia, e ogni sabato e ogni domenica Spiritello, che stava abitualmente con la mamma, preparava la valigia per andare dal padre.

E al lunedì, quando la maestra a scuola diceva “testo libero” anche Spiritello, subito, scriveva “Preparo la valigia”.

Tratto da: "Le fiabe per... la famiglia allargata (un aiuto per grandi e piccini)", di Elvezia Benini, Giancarlo Malombra e Cecilia Malombra, collana "Le Comete", Franco Angeli Editore. Prefazione di Maria Rita Parsi.

GLI AUTORI:

Elvezia Benini, psicologa, psicoterapeuta a orientamento junghiano, specialista in sand play therapy, consulente in ambito forense, già giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova. Autrice di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Cecilia Malombra, psicologa clinica, specializzanda in criminologia e scienze psicoforensi, relatrice in convegni specialistici per operatori forensi e socio-sanitari. Autrice di pubblicazioni a carattere scientifico.

Giancarlo Malombra, giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova sezione minori, già dirigente scolastico, professore di psicologia sociale. Autore di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Associazione Pietra Filosofale

L’Organizzazione persegue, senza scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante l’esercizio, in via esclusiva o principale, delle seguenti attività di interesse generale ex art. 5 del D. Lgs. 117/2017:

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In concreto l’associazione, già costituita di fatto dal 27 gennaio 2016 e che ha ideato e avviato il concorso letterario Pietra Filosofale di concerto con l'amministrazione comunale, intende proporsi come soggetto facilitatore, promuovendo e stimolando proposte di cultura, arte e spettacolo sul territorio, organizzazione di eventi culturali e/o festival, ideazione e promozione di iniziative culturali anche in ambito nazionale, costruzione, recupero e gestione di nuovi spazi adibiti a luoghi di Cultura Permanente, anche all’interno di siti oggetto di riqualificazione e/o trasformazione quali ad esempio l’ex Cantiere Navale di Pietra Ligure, come già attuato nel 2018 presso la Biblioteca Civica di Pietra Ligure, ove ha curato un percorso specifico di incontri dedicati alla salute e al benessere attraverso il progetto Il sogno in cantiere": il sogno, in onore e ricordo del cantiere navale che un tempo a Pietra Ligure ha dato vita a tante navi che sono andate nel mondo, vuole ritrovare nel “Cantiere” il luogo di cultura permanente dove poter trascorrere un tempo dedicato al pensiero del cuore, per nutrire l'anima con letture, scrittura creativa, musica, conferenze, mostre.

La “Filosofia dell'associazione” è quella di ridare vita al "Cantiere" in una nuova forma e in un nuovo spazio, ma con lo stesso intento di progettare e costruire "mezzi" speciali, per poter viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare spazio e tempo migliori in cui vivere.

L'Associazione vuole favorire l'alchimia di differenti linguaggi, promuovendo spazi di arte, cultura e spettacolo, convogliando le energie nascoste, rintracciando il messaggio archetipico attraverso la narrazione, tentando di recuperare i meandri del proprio Sé, per creare momenti di incontro, scambio e ascolto e per gioire dell'Incanto della Vita. L'aspetto narrativo si è già concretizzato nel 2016 attraverso l'esperito Concorso letterario sulla fiaba; la fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare. L'intento è quindi quello di compiere il “varo” di un “Festivalincantiere” quale contenitore di numerose iniziative, in primis il recupero del concorso letterario sulla fiaba, per poter consentire di viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare uno spazio e un tempo migliori in cui vivere e per offrire al Comune l'ampliamento della propria visibilità culturale sia a livello locale sia nazionale e oltre.

«I luoghi hanno un'anima. Il nostro compito è di scoprirla. Esattamente come accade per la persona umana.» scrive James Hillman

La triste verità è che la vera vita dell'uomo è dilacerata da un complesso di inesorabili contrari: giorno e notte, nascita e morte, felicità e sventura, bene e male. Non possiamo neppure essere certi che l'uno prevarrà sull'altro, che il bene sconfiggerà il male, o la gioia si affermerà sul dolore. La vita è un campo di battaglia: così è sempre stata e così sarà sempre: se così non fosse finirebbe la vita. (C.G.Jung, L'uomo e i suoi simboli)

Pedagogia della fiaba

La fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare e non come un competitor o peggio come un diverso stigmatizzabile in minus da omologare coercitivamente.

"L'aspetto linguistico così intenso ed evocante contesti e costrutti, spesso caduti nell'oblio, è il necessario contenitore, è la pelle del daimon che consente a ciascuno di riappropriarsi di conoscenza e di dignità, ricordando a tutti e a ognuno che l'ignoranza è la radice di tutti i mali". (Giancarlo Malombra in "Narrazione e luoghi. Per una nuova Intercultura", di Castellani e Malombra, Ed Franco Angeli). 

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