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Cronaca | 23 febbraio 2021, 11:48

"Sono del servizio elettrico, mi faccia vedere il contatore": nuove segnalazioni a Villanova d'Albenga

Un giovane ci racconta come avviene il reclutamento dei promoter

"Sono del servizio elettrico, mi faccia vedere il contatore": nuove segnalazioni a Villanova d'Albenga

“Buongiorno, sono del servizio elettrico. Causa Coronavirus è stata uniformata la password delle fasce orarie del suo contatore elettrico. Mi faccia solo controllare un attimo se la fattura indica F1, F2 o F3”.

Detta così potrebbe persino far sorridere, perché assomiglia tanto alla gag della “Supercazzola” resa celebre da Ugo Tognazzi nei panni del Conte Lello Mascetti in “Amici Miei”.

Invece è quanto viene detto ai citofoni, in modo ripetitivo e martellante, da dei più o meno presunti “promotori” di contratti di energia. La più recente segnalazione in ordine di tempo giunge alla nostra redazione da Villanova d’Albenga, dove sarebbe stata avvistata una donna non giovanissima, dall’andatura lievemente incerta e barcollante, che a tutti ripeteva questa specie di filastrocca.

Questo è quello che hanno notato i villanovesi. Ma c’è un “dietro le quinte” altrettanto interessante. È a dir poco bizzarro, infatti, anche il modo con cui vengono reclutati i giovani “promoter”. Attraverso i siti di annunci, infatti, vengono richieste candidature per tutt’altre tipologie di lavoro: magazzinieri, archivisti, manutentori, segreteria. In genere al tutto vengono abbinati anche orari particolarmente allettanti, tipo lunedì-venerdì dalle 9 alle 17.

Ma quando si arriva sul posto si viene letteralmente “catapultati” a bordo di un’automobile con una sorta di capo-cordata e messi “in mezzo a una strada” a suonare citofoni e campanelli, senza un tesserino di riconoscimento, senza un percorso formativo, senza materiale illustrativo.

Ci racconta un ragazzo che ha vissuto l’esperienza in prima persona: “Ho partecipato ad almeno tre o quattro colloqui che si svolgevano tutti in varie zone industriali del nostro capoluogo di provincia.  Ogni volta speravo che fosse un’opportunità seria, ma ormai ho imparato a non cascarci più. In genere ti contattano dopo parecchie settimane, quando non addirittura mesi, di distanza, rispetto a quando hai mandato il curriculum, per giocare sul fatto che nel frattempo ne hai certamente spediti molti altri e non ricordi più bene tutti i nomi e luoghi delle aziende. Poi ti chiamano con poco preavviso, per non darti modo di organizzare una verifica. Se vedete un ufficio spoglio, che sembra arredato in fretta e furia la mattina stessa, magari con un nome posticcio sul citofono, il più delle volte con una sigla che non fa riferimento a nessuna azienda reperibile su internet e con dentro soltanto un paio di seggioline, un quadro con uno skyline di grandi metropoli di quelli che si comprano per due spiccioli nei discount dell’arredamento, un vaso di fiori finti e una radiolina tanto per creare atmosfera, allora scappate. E quando vi chiamano al telefono per fissare un colloquio non abbiate paura di essere insistenti chiedendo informazioni dettagliate sulla tipologia di azienda e le mansioni richieste”.

Redazione

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