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Attualità | 07 marzo 2021, 10:25

La Fiaba della Domenica: Il saggio Gufo Saggio

In tutte le fiabe è sempre presente un personaggio più saggio degli altri

La Fiaba della Domenica: Il saggio Gufo Saggio

Nelle nostre fiabe, ma in tutte le fiabe del mondo, o forse in quasi tutte, vi è sempre un personaggio più saggio degli altri: a costui o a costei capita il gravoso compito di fornire consigli, di sollevare gli animi, di decidere per gli altri, di aprire le strade, di sanare i torti, di consolare gli afflitti, di calmare gli agitati, di essere, cioè, sempre all’altezza delle aspettative degli altri… di essere sempre all’altezza.

A questi personaggi non sono consentiti dubbi, tentennamenti, ritrosie, errori, altrimenti una intera tribù, un gruppo, una società franerebbero nelle certezze che li sostengono.

Questi personaggi non possono avere né momenti cupi né sbalzi d’umore, né debolezze, né incertezze, né egoismi, né sbandamenti, altrimenti la vita stessa degli altri potrebbe esserne scossa.

A loro sono richieste la fierezza del capo, l’acutezza d’ingegno, la soluzione rapida, la determinazione, la prontezza, la risolutezza, la certezza, ma soprattutto la saggezza.

Quella saggezza che deriva da età ed esperienza, ma che deriva soprattutto dai carismi individuali, quelle doti che consentono di porsi sempre in ascolto degli altri per poi prontamente farsi ascoltare dagli altri.

Quelle doti, così rare, che sin da piccolo consentono ad un individuo di essere leader e lo caricano dell’onere del comando, curvandolo, nel crescere,  degli esiti del comportamento altrui, oltre che del proprio.

Orbene, anche in questa fiaba è presente un saggio, il gufo, o meglio Gufo Saggio, grande e bonario vecchio, già incontrato più volte nel nostro percorso fiabesco.

Nella Foresta Incantata, Gufo Saggio era l’incontrastato mentore dei destini di tutti.

Anzi, va detto subito che la Foresta Incantata era così chiamata per l’incanto sublime che derivava dalla sua pace e  dalla sua serenità, da quel tenue e dolce scorrere della quotidianità tra onestà, gentilezza e correttezza nei rapporti tra tutti gli abitanti.

E tutto ciò, si diceva, lo si doveva a Gufo Saggio.

Probabilmente la fama era motivata, sicuramente Gufo Saggio contribuiva in grande al magico incanto delle cose, ma di certo quell’insieme di fortuna e di volontà,  che compie il determinarsi in un modo anziché nel suo opposto di ciò che accade, aveva prodotto quell’idillio sociale.

Certamente, a ogni problema, piccolo o enorme che dovesse sorgere, il primo interpello era per Gufo Saggio: e la sua infinita saggezza, la sua calma serafica, la sua capacità di discernere agivano per il bene di tutti.

Sta di fatto che Gufo Saggio doveva esserci sempre, di notte o di giorno, per l’allodola smarrita come per il riccio violento, per la vecchia lontra senza più i denti come per il giovane tasso senza ancora il pelo.

Se il serpente, strisciando, devastava il nido delle formiche, Gufo Saggio era chiamato a quantificare il danno, se la volpe affamata azzannava la pernice, egli doveva riparare il torto, così come consolare la cerva vedova del cervo finito sul tavolo del ristorante, consigliare la lepre affranta dalle paure per l’incolumità dei suoi leprotti, imporsi sulla puzzola ineducata così come sul ghiro pigrone, così come sul procione malandrino che preoccupava tanto i fagiani variopinti.

E sì, Gufo Saggio doveva sempre esserci, per molti, per  tutti, con il consiglio giusto, con la parola magica.

Era un capo, era il capo, senza di lui la Foresta Incantata era solo foresta, forse un po’ forestiera e forse un po’ foresteria, ma certo non quel magico bosco che avviluppava di sicurezza tutti i suoi abitanti.

E forse gli abitanti della Foresta Incantata sopravvalutavano la funzione di Gufo Saggio, forse avrebbero potuto farcela anche senza di lui… ma questo pensiero era solo di lui… gli altri, tutti gli altri, lo ritenevano davvero indispensabile, l’ancora di salvezza e il porto sicuro a cui approdare nei momenti di bisogno.

Ma chi si curava di lui?  Ove poteva approdare lui?  A chi poteva rivolgersi per i suoi bisogni?

Non aveva forse, anche lui, dubbi, rimorsi, incertezze, timori?

E il doverli celare non era forse un terribile tormento vissuto in solitudine, giorno dopo giorno?

Troppo grande per avere una moglie, troppo superiore per avere un amico, troppo serio per divertirsi, troppo stanco per uscire di casa, troppo dubbioso per avere dei dubbi, troppo carico per correre lontano, troppo buono per togliersi il carico, troppo saggio per non essere saggio.

E certi momenti erano proprio difficili.

Come quando si corre con l’auto al capezzale di un parente morente e ci ferma la polizia, lentamente e ossessivamente declinandoci le nostre infrazioni, come quando un pedissequo docente ci interroga puntualmente e noi siamo lacerati perché abbiamo appena perso la ragazza che crediamo per la vita, come quando dobbiamo risolverci a operarci di un male e la nostra amica ci illustra in dettaglio le sue vacanze estive, come quando, bambini, non riusciamo a capire perché il babbo e la mamma non si guardano più, come quando la maestra ci rimprovera per errori in aritmetica, o come quando, bambini, la maestra distratta parla della festa della mamma e noi sappiamo che per nostra mamma ogni giorno della sua vita non è stato mai di festa, ecco come erano certi momenti per Gufo Saggio.

Qualcuno dettagliava un problema, qualcuno illustrava un tormento, qualcuno enucleava i suoi timori e lui ascoltava, doveva ascoltare, riflettere, trovare una soluzione, la soluzione.

Egli doveva compiere uno sforzo sovragufesco per concentrarsi, per distogliere la mente dalla sua tristezza e dalla sua voglia di fuggire, per porsi ancora una volta, come sempre, in ascolto dell’altro per lenirne le sofferenze.

E più ascoltava e più rifletteva, e più rifletteva e più agiva: riusciva sempre a trovare il guizzo, l’esempio, la parabola, la determinazione che servivano in quello specifico caso.

Gufo Saggio era confessore, terapeuta, padre, amico, fratello, salvatore per gli altri…ma il suo io gli stava sfuggendo.

E i segnali c’erano tutti: dormiva poco e male, mangiava poco e male, spesso si trovava a fissare il vuoto per ore, le sue amate letture non lo gratificavano più, i suoi fedeli pensieri erano divenuti aguzzini sadici e onnipresenti, la sua carica di capo carismatico si stava esaurendo…e questo era il suo sommo terrore!

Come avrebbero potuto fare gli altri, tutti gli altri, senza di lui?

Se si fossero accorti dei suoi dubbi e dei suoi tormenti, che cosa avrebbero potuto fare gli altri, tutti gli altri?

Ma ecco, toc, toc!

Qualcuno bussava alla sua porta, bisognava scrollarsi di dosso la malinconia e rispondere alle aspettative!

Presto, Gufo Saggio, rimetti la maschera, la danza ricomincia!

Gufo Saggio era anche un uccello: certo un saggio uccello, ma un uccello.

Come tutti i saggi ponderava, tendendo più alla staticità che al volo libero.

Un po’ la saggezza, un po’ l’età con i suoi acciacchi, sta di fatto che le sue ali si erano da tempo anchilosate, quasi a divenire inservibili.

Ma lui non se ne preoccupava: se doveva muoversi poteva farlo con le zampe e poi c’era sempre pronto un falco o un airone per portarlo velocemente  da chi aveva bisogno di lui.

Ma ultimamente le sue ali erano come rinate, rinnovate, un fremito nuovo le pervadeva.

Era come se le ali lo invitassero, lo spingessero a un volo lontano, senza ritorno, verso il Sole, verso la Luna, verso le Stelle, verso un mondo infinito popolato solo da animali senza bisogni, da animali senza il bisogno di lui in quanto già trapassati in quel Posto dove la Verità è palese e la Certezza è quotidiana.

Devo essere brutale: Gufo Saggio pensava di lasciarsi morire, o di scomparire volando senza posa sino allo sfinimento o di immergersi nel fiume ove nell’acqua non si lascia traccia di sé.

Ormai preda di questi pensieri, Gufo Saggio non tralasciava di essere sempre all’altezza della situazione… con gli altri.

Ma il Bianco Cavallo era attento, molto più attento degli altri, e al Bianco Cavallo non potevano sfuggire i segnali reconditi dell’animo di Gufo Saggio.

Il capo era in pericolo, la Foresta Incantata era a rischio, bisognava infondere vitalità e vigore, si doveva salvare il capo per salvare tutti, era necessario donare qualcosa a chi, ogni giorno, donava tutto.

E una mattina, dopo una notte cupa e insonne, irta di pensieri di disfatta e di sfacelo, con le ali pronte a fargli spiccare l’ultimo volo, Gufo Saggio sentì uno strano calpestio fuori della sua porta, un vocio, quasi uno sciacquio, un tramestio foriero di insolite ansie.

Stupito, guardingo, incuriosito, sollecitato e un po’ rassegnato, Gufo Saggio aprì la porta e subito uno strampalato coro intonò :

 “Gufo Saggio, Gufo Saggio, sei maestro di coraggio, non conosci codardia, sei il più grande che ci sia. Sei la guida, sei la luce, sei la strada che conduce, sei l’amore generoso e non sei mai scontroso. Tutti noi ti vogliam bene, ti affidiam le nostre pene, tu le accogli giorno e notte anche quando sono rotte, sono rotte le certezze, ma tu sempre  hai sane pezze. Sappi o Gufo, sappi o Saggio,  che noi siamo di passaggio ma per sempre tu vivrai pel ricordo che lascerai, un ricordo di grande amore e per te sia ogni onore”.

Quella sera, finalmente , Gufo Saggio si addormentò sereno.

 La fiaba è tratta da: "Le fiabe per... Vincere la paura", di Elvezia Benini e Giancarlo Malombra, edito da Franco Angeli.

GLI AUTORI:

Elvezia Benini, psicologa, psicoterapeuta a orientamento junghiano, specialista in sand play therapy, consulente in ambito forense, già giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova. Autrice di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Cecilia Malombra, psicologa clinica, specializzanda in criminologia e scienze psicoforensi, relatrice in convegni specialistici per operatori forensi e socio-sanitari. Autrice di pubblicazioni a carattere scientifico.

Giancarlo Malombra, giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova sezione minori, già dirigente scolastico, professore di psicologia sociale. Autore di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Associazione Pietra Filosofale

L’Organizzazione persegue, senza scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante l’esercizio, in via esclusiva o principale, delle seguenti attività di interesse generale ex art. 5 del D. Lgs. 117/2017:

d) educazione, istruzione e formazione professionale, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, e successive modificazioni, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa;

i) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo;

k) organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso;

In concreto l’associazione, già costituita di fatto dal 27 gennaio 2016 e che ha ideato e avviato il concorso letterario Pietra Filosofale di concerto con l'amministrazione comunale, intende proporsi come soggetto facilitatore, promuovendo e stimolando proposte di cultura, arte e spettacolo sul territorio, organizzazione di eventi culturali e/o festival, ideazione e promozione di iniziative culturali anche in ambito nazionale, costruzione, recupero e gestione di nuovi spazi adibiti a luoghi di Cultura Permanente, anche all’interno di siti oggetto di riqualificazione e/o trasformazione quali ad esempio l’ex Cantiere Navale di Pietra Ligure, come già attuato nel 2018 presso la Biblioteca Civica di Pietra Ligure, ove ha curato un percorso specifico di incontri dedicati alla salute e al benessere attraverso il progetto Il sogno in cantiere": il sogno, in onore e ricordo del cantiere navale che un tempo a Pietra Ligure ha dato vita a tante navi che sono andate nel mondo, vuole ritrovare nel “Cantiere” il luogo di cultura permanente dove poter trascorrere un tempo dedicato al pensiero del cuore, per nutrire l'anima con letture, scrittura creativa, musica, conferenze, mostre.

La “Filosofia dell'associazione” è quella di ridare vita al "Cantiere" in una nuova forma e in un nuovo spazio, ma con lo stesso intento di progettare e costruire "mezzi" speciali, per poter viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare spazio e tempo migliori in cui vivere.

L'Associazione vuole favorire l'alchimia di differenti linguaggi, promuovendo spazi di arte, cultura e spettacolo, convogliando le energie nascoste, rintracciando il messaggio archetipico attraverso la narrazione, tentando di recuperare i meandri del proprio Sé, per creare momenti di incontro, scambio e ascolto e per gioire dell'Incanto della Vita. L'aspetto narrativo si è già concretizzato nel 2016 attraverso l'esperito Concorso letterario sulla fiaba; la fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare. L'intento è quindi quello di compiere il “varo” di un “Festivalincantiere” quale contenitore di numerose iniziative, in primis il recupero del concorso letterario sulla fiaba, per poter consentire di viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare uno spazio e un tempo migliori in cui vivere e per offrire al Comune l'ampliamento della propria visibilità culturale sia a livello locale sia nazionale e oltre.

«I luoghi hanno un'anima. Il nostro compito è di scoprirla. Esattamente come accade per la persona umana.» scrive James Hillman

La triste verità è che la vera vita dell'uomo è dilacerata da un complesso di inesorabili contrari: giorno e notte, nascita e morte, felicità e sventura, bene e male. Non possiamo neppure essere certi che l'uno prevarrà sull'altro, che il bene sconfiggerà il male, o la gioia si affermerà sul dolore. La vita è un campo di battaglia: così è sempre stata e così sarà sempre: se così non fosse finirebbe la vita. (C.G.Jung, L'uomo e i suoi simboli)

Pedagogia della fiaba

La fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare e non come un competitor o peggio come un diverso stigmatizzabile in minus da omologare coercitivamente.

"L'aspetto linguistico così intenso ed evocante contesti e costrutti, spesso caduti nell'oblio, è il necessario contenitore, è la pelle del daimon che consente a ciascuno di riappropriarsi di conoscenza e di dignità, ricordando a tutti e a ognuno che l'ignoranza è la radice di tutti i mali". (Giancarlo Malombra in "Narrazione e luoghi. Per una nuova Intercultura", di Castellani e Malombra, Ed Franco Angeli). 

 

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