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Attualità | 07 aprile 2021, 12:29

Crisi Covid, l'allarme di Confcommercio Savona: "Attività chiuse o con meno rifiuti, ma Tari invariata o in aumento"

Il presidente Bertino evidenzia alcune iniquità. Anche sul piano tariffario, nonostante i nuovi parametri Arera: "Per molti Comuni non rispettato il principio per cui 'chi inquina paga'"

Crisi Covid, l'allarme di Confcommercio Savona: "Attività chiuse o con meno rifiuti, ma Tari invariata o in aumento"

Attività chiuse o con un forte calo del fatturato, ma Tari sempre puntuale e, nell'ultimo anno, anche aumentata.

L'allarme arriva da Confcommercio Savona che, proprio a fronte delle limitazioni all'opportunità di poter lavorare a causa delle norme anti contagio tra cui le chiusure obbligate, sostiene come la tassa continui a rappresentare per le imprese del territorio "un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che lo caratterizzano".

E' quanto ha rilevato il portale Confcommercio (QUI) nei dati raccolti, con una contrazione del Pil registrata nel 2020 di quasi 9 punti percentuali e conseguenti riduzioni di consumi e rifiuti. A livello nazionale è stato quantificato un calo di più di 5 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 15% in meno rispetto all’anno precedente, calo che, in ogni caso, assorbe anche la produzione di dispositivi anti Covid (sostanzialmente mascherine) trattati come rifiuti indifferenziati. Nonostante questo calo della produzione dei rifiuti, l’ammontare complessivo della Tari è rimasto elevato attestandosi, nel 2020, su valori analoghi a quelli del 2019 (circa 9,73 miliardi di euro). 

"La fotografia che restituisce l’analisi dei dati è paradossale: al calo significativo dei rifiuti non è corrisposto un trend tariffario in discesa: anzi, sono stati registrati andamenti sostanzialmente invariati sia riguardo ai costi che al livello offerto di servizi" commentano dall'organo presieduto da Vincenzo Bertino.

"Poco o nulla è stato fatto rispetto a quelle attività che sono rimaste aperte ma che, a seguito degli orari di attività ristretti, dei contingentamenti e della minor propensione dei cittadini a uscire e consumare, hanno registrato cali di fatturato significativi - ricorda il presidente savonese Confcommercio - Come indicato anche a livello confederale, sono necessarie e urgenti misure emergenziali visto il perdurare della diffusione epidemiologica da Covid-19".

La richiesta di Confcommercio è quindi quella di esentare dal pagamento della tassa "tutte quelle imprese che, anche nel 2021, saranno costrette a chiusure dell’attività o a riduzioni di orario. Analoghe misure dovranno essere riconosciute in favore di tutte quelle altre imprese che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato, e quindi dei rifiuti prodotti, a causa della contrazione dei consumi" aggiunge quindi Bertino.

La strada indicata e auspicata è quella del dialogo tra Comuni ed ente gestore, che nell'anno dovrebbe prevedere a livello provinciale il passaggio all'Ato unico, escludendo Savona città: "Servono interventi strutturali affinché venga recepito il nuovo metodo tariffario determinato dall’Arera, vincolando la Tari al rispetto del principio europeo 'chi inquina paga'". 

A pesare nei calcoli delle diverse amministrazioni comunali che stabiliscono i canoni della tassa c'è la nuova disciplina di questa da parte dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, fatto per cui gli enti locali hanno dovuto rivedere i diversi regolamenti. Senza tuttavia rispettare, secondo Bertino, uno dei principi cardine pensati dall'autorità: "Aveva stabilito che nel corso del 2020 sarebbe dovuta diventare operativa l’adozione del Metodo Tariffario Rifiuti (MTR), incentrato sulla trasparenza e sull’efficienza dei costi del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, che avrebbe dovuto generare un abbattimento delle tariffe. Ma solo il 21% dei Comuni a livello nazionale ha recepito l’indicazione di Arera e, in questo sottoinsieme, nel 58% dei casi il costo della Tari risulta addirittura in aumento per un valore medio del 3,8%. Nei Comuni che hanno impostato il nuovo metodo tariffario, in sostanza, non si sono registrate contrazione né della spesa attesa né un efficientamento dei costi" prosegue Bertino.

Sul fronte degli interventi per ridurre la parte variabile della tassa, tenuto conto della minore produzione dei rifiuti legata alla sospensione delle attività produttive per il Covid-19, pochi e, talvolta, contraddittori sono stati i risultati raggiunti secondo il numero uno di Confcommercio Savona. 

Il rispetto del principio “chi inquina paga” infatti non ha trovato particolare riscontro nelle azioni messe in campo dalle amministrazioni per rideterminare le tariffe in considerazione del particolare periodo storico e degli effetti prodotti dall’emergenza epidemiologica sulle attività produttive: "A dispetto della delibera dell’Autorità, i dati esaminati evidenziano come, a livello nazionale, il 60% dei Comuni abbia mantenuto le tariffe invariate, mentre il 17% le ha diminuite e il 23% addirittura aumentate".

A livello nazionale, la Regione Liguria, per quanto riguarda il confronto tariffario al metro quadro per le singole categorie produttive (medie regionali riferite ai soli capoluoghi di Provincia), evidenzia tariffe elevate in molteplici settori: a titolo esemplificativo, alberghi con ristorante 8,66 euro (media nazionale 6,37), negozi di abbigliamento, calzature, cartolerie 9,34 euro (media nazionale 5,67); edicole, farmacie, tabaccai 10,54 euro (media nazionale 6.79).

Confermati anche i divari di costo tra medesime categorie economiche, sempre a parità di condizioni e nella stessa provincia. In particolare il report evidenzia, per quanto riguarda il confronto tariffario al metro quadro come tra le singole categorie produttive in Liguria, alcune del savonese quali ortofrutta, pescherie, piante e fiori, bar e ristoranti, campeggi e distributori carburanti, abbiano costi da sostenere più elevati rispetto ad altre provincie liguri.

La gran parte dei Comuni capoluogo di provincia continua a registrare una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni (Fonte: www.opencivitas.it, sito promosso dal Dipartimento delle Finanze e dalla SOSE per determinare i fabbisogni standard delle varie amministrazioni locali) e anche il nostro territorio conferma il trend: in Provincia di Savona la media del fabbisogno standard ammonta a circa 10 milioni di Euro, mentre il totale Tari (censiti) è superiore ai 13 milioni di Euro.

Redazione

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