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Attualità | 22 aprile 2021, 16:50

Coprifuoco alle 22? Parlano ristoratori ed esercenti della nostra provincia: "Limitazione assurda e senza alcuna funzionalità"

Sconforto e desolazione in vista di una stagione estiva di fondamentale importanza per il tessuto economico del nostro territorio

Coprifuoco alle 22? Parlano ristoratori ed esercenti della nostra provincia: "Limitazione assurda e senza alcuna funzionalità"

La conferma del coprifuoco alle 22, anche in piena estate. Una limitazione che agita e non poco i titolari di bar e ristoranti della zona in vista di una stagione estiva di fondamentale importanza per il tessuto economico del nostro territorio, ma anche dell'intero Paese.

Con il ritorno a casa anticipato, pochissimi saranno gli spazi di manovra per gli esercenti: difficile, se non impossibile, ipotizzare cene dopo il tramonto. Un notevole disagio anche nell'ottica delle prenotazioni alberghiere, sfavorite nei confronti di altre mete turistiche estere dove le restrizioni molto probabilmente non saranno così severe.

"Un orario assurdo, da un certo punto di vista è un primo passo e mi viene da dire meglio di niente, guardando il bicchiere mezzo pieno almeno posso dire che riapriamo ma avrebbe cambiato molto anche solo le 22.30 - il commento del ristorato Andrea Colombo, titolare di "Zio Pesce" nella Darsena di Savona - Per un'ora non riesco a capire cosa cambia, ci avrebbe consentito di avere due turni di lavoro così invece uno solo". 

"La cosa assurda sono i ristori, da ottobre ad oggi non abbiamo ricevuto un centesimo e questo mi fa girare le scatole. Un contributo serio ci cambierebbe seriamente l'orizzonte - ha proseguito Colombo - Noi abbiamo per fortuna un grande dehor e siamo organizzati meglio con 70-80 coperti, però per chi ha sei tavolini e avrebbe bisogno di due turni lavorativi è una gran difficoltà".

"Con queste regole ci giochiamo il turismo, soprattutto quello degli stranieri - dichiara Maurizio Bosio, titolare dell'omonimo ristorante di Bardino Nuovo, a Tovo San Giacomo, entroterra pietrese - non è ammissibile pensare di dover far alzare la gente dai tavoli alle 21.30 per poter chiudere entro i tempi imposti dal coprifuoco. Una cosa però mi meraviglia: l'estate scorsa, con una situazione generale peggiore, siamo riusciti a lavorare senza particolari restrizioni. Quest'anno, invece, nonostante l'inizio delle vaccinazioni e con un po' di esperienza alle spalle siamo costretti a restrizioni più rigide: sembra assurdo".

"Una misura che non ha assolutamente senso - spiega Simone Tassara, titolare del "Quattro", uno dei locali di punta della movida di Loano - i giovani resteranno sicuramente in giro oltre l'orario consentito e non ci saranno forze dell'ordine sufficienti a garantire i controlli. Così facendo si potrebbero verificare assembramenti in luoghi appartati, che favorirebbero la diffusione del virus. Mantenere aperti bar e ristoranti permetterebbe di disporre a distanza di sicurezza le persone, perché sarebbero i gestori stessi dei locali a farlo, garantendo inoltre tutti i presidi igienici e sanitari. Ripeto, il coprifuoco a quell'ora in piena estate non ha senso, si dovrebbe prolungarlo almeno fino alle 2 di notte".

"Il coprifuoco alle 22 è inutile. Non ha alcuna funzionalità, la strada deve invece essere quella di responsabilizzare gli esercenti, fare in modo che siano loro i primi a controllare il corretto andamento delle cose, naturalmente con il supporto delle forze di polizia, impegnate nel fare rispettare i regolamenti" è il pensiero di Commenta Carlomaria Balzola, Assoristobar Alassio ed esponente provinciale di Fipe-Confcommercio.

"La gestione ottimale è stata quella dalla prima ondata in avanti, passata l'estate e fino ad ottobre. Da allora le chiusure sono state schizofreniche, senza una logica - è invece la riflessione di Paolo Colombo, titolare del ristorante trattoria "Cucco", sulle alture di Finale Ligure - e inoltre i contagi sono rimasti alti: mi viene da pensare che non si siano chiuse le attività giuste o non si sia chiuso abbastanza, guardandomi intorno e notando cosa è aperto e cosa no".

"A questo punto potevo anche accettare di restare chiuso altri 20 giorni, ma con un ritmo di vaccinazioni che arrivasse ai 600 mila giornalieri ad esempio. Ora mi sembra tutto ciò sia solo figlio delle proteste di piazza, e anche poco logico" continua il ristoratore finalese. 

Che poi pone l'accento non solo sulle linee guida, con distanze fissate a 2 metri al chiuso, ma anche a ciò che questo porterà sull'intero sistema economico che ruota intorno alla ristorazione: "Noi seguiremo come sempre fatto i protocolli. Mi reputo fortunato perché ho un dehor molto grande, ma all'interno perderei molti tavoli. E chi ci andrà a rimettere? Lavorando la metà i miei lavoratori stagionali, i fornitori e tutta la filiera".

redazione

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