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Economia | 05 ottobre 2021, 07:00

Giornali online: cosa c’è da sapere sugli abbonamenti

Gli abbonamenti digitali sono ritenuti dagli esperti del settore in grado di offrire un consistente potenziale in termini di crescita: ecco un articolo che illustra nel dettaglio molti consigli e informazioni utili

Giornali online: cosa c’è da sapere sugli abbonamenti

Nei Paesi occidentali sono sempre di meno gli investimenti di carattere pubblicitario che coinvolgono la stampa cartacea. Quello di cui i giornali sono protagonisti è un declino lento e progressivo, ma inesorabile e in apparenza senza fine. Ecco perché gli editori si trovano nelle condizioni di dover cercare una soluzione, con l’obiettivo di ridurre le spese e al tempo stesso salvare i guadagni. Una delle strade che si ritiene conveniente percorrere è quella che riguarda gli abbonamenti. Se dalle inserzioni si ottengono meno ricavi rispetto a quello che accadeva in passato, è meglio puntare sulla capacità di attirare i lettori: un traguardo che, almeno in linea teorica, può essere raggiunto con l’aiuto degli abbonamenti digitali, ritenuti dagli esperti del settore in grado di offrire un consistente potenziale in termini di crescita.

Come risparmiare sugli abbonamenti per i giornali

Per risparmiare sugli abbonamenti riviste si possono trovare soluzioni interessanti sul web. Un esempio fra i tanti è quello che viene offerto dal sito Internet Scontiebuoni.it, dove è possibile trovare codici sconto da utilizzare per pagare gli abbonamenti a testate cartacee di ogni genere, dai quotidiani ai mensili, passando per i settimanali. I codici vanno semplicemente copiati e incollati al momento dell’acquisto; Scontiebuoni.it è un sito facile da utilizzare, a disposizione di tutti e ovviamente gratis. Inoltre, è sempre aggiornato con novità interessanti, e proprio per questo merita di essere consultato con regolarità, alla ricerca di nuovi coupon da sfruttare.

Una inversione di tendenza

Gli editori, non solo in Italia ma anche nei Paesi stranieri, sono chiamati ad attuare una strategia che metta in evidenza una significativa inversione di tendenza e un cambio di marcia rispetto a ciò che è accaduto fino a pochi anni fa. Questo significa intervenire sul modello di business in corso e modificarlo, anche con un approccio molto radicale. Sia negli Stati Uniti che in Europa, sono sempre di più i prodotti editoriali e i quotidiani che hanno deciso di optare per la subscription economy. E l’Italia? Ci sono ancora dei passi da compiere da questo punto di vista, nel senso che il nuovo modello è una prospettiva futura, ma noi siamo ancora in ritardo in confronto agli altri Paesi.

Gli abbonamenti in digitale

E in effetti è sufficiente compiere un rapido giro intorno al mondo per avere la dimostrazione di quanti giornali di prestigio mondiale abbiano deciso di affidarsi agli abbonamenti in digitale: il Washington Post e il New York Times negli Stati Uniti, ma anche – per avvicinarci ai confini nazionali – Le Monde in Francia. I meccanismi che si applicano sono diversi: in alcuni casi il paywall permette di usufruire ogni mese di un determinato numero di contenuti in modalità gratuita; dopo che il limite è stato oltrepassato, per proseguire nella lettura è obbligatorio pagare. Differente è, poi, il caso degli articoli premium pensati apposta per i lettori che hanno sottoscritto un abbonamento. Ovviamente, non mancano i risvolti negativi, a cominciare dal rischio che l’informazione diventi sempre più un prodotto elitario e si allontani da chi, in teoria, dovrebbe averne più bisogno: gli utenti meno istruiti.

I lettori al centro

Puntare sugli abbonamenti potrebbe essere una strategia di successo, perché vorrebbe dire mettere, o rimettere, i lettori al centro: un approccio capace di garantire numerosi benefici. Ne deriva un cambiamento delle politiche editoriali, le quali si devono per forza concentrare su chi i giornali li legge. Ciò determina una minore o del tutto inesistente dipendenza nei confronti degli investitori pubblicitari. E non è detto che ciò sia un male, perché quanto più gli investitori sono grandi e pagano bene, tanto più si dimostrano ingombranti e finiscono per condizionare la linea editoriale delle testate, oltre a ostruire eventuali inchieste che potrebbero andare contro i loro interessi.

La strada verso un giornalismo di qualità

Per paradosso, quindi, la crisi della stampa apre la porta verso un giornalismo di alta qualità, proprio perché permette di concentrarsi sugli abbonamenti: e così ci si deve dar da fare per conquistare i lettori, che devono essere fidelizzati. Se non si offre un prodotto di qualità, nessuno ha voglia o intenzione di pagare: è fondamentale che il lettore venga messo nelle condizioni di ravvisare l’esistenza di un valore aggiunto.

Richy Garino

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