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Cronaca | 08 ottobre 2021, 14:30

La Geografia del Crimine nel savonese: nel 2020 calati del 50% i borseggi e i furti del 30-40%, aumentano del 20% le truffe

Il criminologo Stefano Padovano ha elaborato i fenomeni criminosi presenti in Liguria. "Su Savona mancano politiche di sicurezza urbana, non c'è un'idea, una strategia e una programmazione. Sarà la prova del nove per il prossimo sindaco"

IN copertina: un'immagine della tentata rapina a una farmacia savonese durante il turno di apertura. In allegato: la copertina del report su Savona del criminologo Padovano

IN copertina: un'immagine della tentata rapina a una farmacia savonese durante il turno di apertura. In allegato: la copertina del report su Savona del criminologo Padovano

Calano del 50% rispetto al 2019 i borseggi, in una fascia da -40% a -30% i furti in abitazione, esercizi commerciali, in auto e di ciclomotori e motocicli. Aumentano invece le denunce del 20% per truffe, stabile la compravendita della droga.

Questo il quadro che emerge in provincia di Savona, grazie al lavoro del criminologo Stefano Padovano e la sua "Geografia del crimine" che come ogni anno, da quindici a questa parte elabora un'analisi generale sui fenomeni criminosi presenti in Liguria.

"Attraverso una nuova riformulazione del progetto e dei suoi autori, le attività di ricerca proseguono anche quest’anno con l’auspicio di mantenere alte le attenzioni e le sensibilità dei cittadini liguri, dinanzi a un insieme di fenomeni mai banali, forieri di complessità, e dagli effetti evitabili" spiega Padovano, docente all'Unità di Criminologia Dipartimento Scienze della Salute (DISSAL) dell'Università di Genova.

Nel primo capitolo il quadro di sfondo che ha delineato lo studio ha visto ricalcare l’ipotesi spesso confermata dall’oggettività scientifica, oltre che giudiziaria, per cui il fenomeno delle compenetrazioni tra sfere legali e illegali, non appartiene ad una zona grigia imperscrutabile e lontana dall’immaginario sociale più comune, ma un’opportunità, tra le altre, di utilizzare una modalità di ascesa economica, oltre che sociale e di status, tanto efficace quanto legittima. Questo rischio, è quello che si è stato esplorato nel contesto savonese in una fase temporale economicamente fragile.

Nel secondo capitolo è stata condotta una ricerca sul campo nel distretto finalese per indagare il sistema di servizi territoriali che si attiva a seguito di una condanna penale. In particolare, è stato proposto un focus di ricerca sulle persone perseguite per reati droga correlati. E' stato analizzato come anche il mercato del lavoro illegale sia generatore di marginalità ed esclusione, condizione che poi si ripresenta, anche in forma acuita, a seguito dell’esecuzione della pena detentiva. Sono emersi alcuni indicatori comuni nei profili di chi si rivolge ai servizi sociali e di chi finisce in carcere: bassa scolarizzazione, disoccupazione o forte precarietà lavorativa, fragilità psicosociale, reti familiari e sociali molto deboli o inesistenti, abuso da sostanze stupefacenti o alcol.

Nel terzo capitolo è stata studiata la specificità della città di Albenga, realtà che conta 23 mila abitanti caratterizzata da un’insolita attività di compravendita di sostanze stupefacenti. Sono stati studiati in modo empirico e teorico le strategie messe in campo a livello locale dalla politica, dalla polizia locale e dal servizio delle dipendenze dell’Asl per cercare di rassicurare la popolazione dalle cosiddette nuisances drug related, sottolineando come venga del tutto esclusa una prospettiva più attenta alla responsabilizzazione del consumatore.

Il quarto capitolo traccia un quadro statistico della criminalità minorile nella provincia savonese. In ultimo, non ha rinunciato all’elaborazione degli andamenti della criminalità generale e alla formulazione di alcune opzioni di intervento per la realizzazione delle politiche regionali della sicurezza urbana.

Quattro modelli di imprenditoria illegale

Prendendo a prestito il modello delineato da altri studiosi, sono state analizzate quattro categorie imprenditoriali: gli imprenditori subordinati, quelli collusi, gli strumentali e in ultimo i propriamente mafiosi. Ai primi è stata imposta una protezione passiva, in cui le attività risultano assoggettate ai meccanismi di estorsione-protezione.

Tra i secondi rientrano coloro che possono usufruire di una protezione attiva e che con le organizzazioni criminali intrattengono rapporti di scambio per l’acquisto di materiali, denaro, finanche l’uso della violenza per tutelarsi da ingerenze, mentre risultano collusi anche per via dei legami personali di fedeltà e compromissione con gli esponenti delle organizzazioni criminali. La terza categoria comprende gli imprenditori che accettano preventivamente di collaborare con i mafiosi, cercando di instaurare rapporti con questi ultimi.

Infine, la quarta classificazione raggruppa coloro che in barba a interdizioni, denunce e pene estinte o retribuite esercitano in forma diretta un ruolo di primordine nei segmenti del mercato economico.

Nel caso della riviera savonese, in particolare la parte compresa tra Spotorno e il confine con la provincia imperiese, la documentata presenza di gruppi criminali da parte degli inquirenti fino ad oggi ha dimostrato che quei quaranta chilometri di costa non hanno mai visto contrapporsi più sodalizi criminali, venendo quindi a mancare l’offerta di “servizi” di protezione da ingerenze di altri gruppi strutturati o da malviventi locali. Il fenomeno delle compenetrazioni tra sfere legali e illegali non appartiene ad una zona grigia imperscrutabile e lontana dall’immaginario sociale, ma costituisce un’opportunità efficace, tra le altre, per accrescere l’ascesa economica, oltre che sociale e di status. Seppure non riscontrabile sul piano empirico in forma omogenea, è tuttavia una chiave di accesso che se lasciata sullo sfondo rischia di non fare comprendere a fondo l’evoluzione dei fenomeni contestualizzati e la formulazione dei rischi a cui il territorio può andare incontro.

Al riguardo, diventa cruciale anche il ruolo della politica, nella costruzione di quadri normativi, azioni e progetti che scongiurino la commistione di interessi comuni tra sfere apparentemente lontane. Politiche di protezione aziendale, di tutela delle garanzie acquisite, di facilitazione dell’accesso al credito e un lungo elenco di interventi mirati, possono contenere l’espansione degli interessi criminali e disincentivare la tentazione di coloro che attraverso gli scambi collusivi intendono perseguire, sanare o perfino risollevare le proprie attività economiche. Non importa se tanti o pochi. Occorre farlo a difesa della sicurezza del territorio: strutture alberghiere, concessionarie d’auto, farmacie, agenzie immobiliari, funebri e di trasporto, sono lì che aspettano.

La rappresentazione statistica della devianza minorile (con Gianni Fossa)

Ogni anno in Liguria le forze dell'ordine inviano alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Genova oltre mille segnalazioni riferite a minorenni che hanno violato le leggi. Il relativo andamento regionale medio triennale indica una sostanziale stabilità del fenomeno, pur con un leggero rialzo di tali segnalazioni; dalle 998 del triennio 2014-16 si sale alle 1.104 segnalazioni medie rilevate nel più recente triennio disponibile, il 2017-19 (Grafico 1, Liguria).

Poco più della metà del fenomeno (53%) risulta concentrato nella grande provincia genovese nonché capoluogo regionale. Segue il Ponente ligure con un robusto 37%, tra cui spicca il 21% di segnalazioni raccolte nella provincia di Savona e il 16% in quella di Imperia. Chiude, distanziata da tutte, la provincia di La Spezia con una limitata percentuale del 10%. La devianza minorile ufficiale in provincia di Savona, nel sessennio 2014-2019, risulta secondo questa fonte costantemente superiore a quella dell’intera regione nonché della sua provincia capoluogo (12-13 segnalazioni per mille abitanti vs. 10-11). A ruota segue la provincia di Imperia, con tassi specifici di segnalazione di minorenne solo leggermente più bassi di quella savonese.

Così a Savona città viene registrata la maggior parte delle segnalazioni di minorenni per rapina in pubblica via (77%)  e rilevanti percentuali di segnalazioni di minorenne per atti di violenza, come le lesioni dolose e le percosse (40%) seguito dalle minacce e dalle ingiurie (33%). Nella città abitata da poco più di un quinto della popolazione provinciale per alcuni reati contro la proprietà le segnalazioni crescono fino a circa un terzo del totale provinciale. Si tratta dei furti in esercizi commerciali (37%), dei furti di mezzi a due ruote (32%), dei borseggi (31%) e della ricettazione (32%).

CRIMINALITA' PROVINCE LIGURI

"Tuttavia, vista l’equazione tra crimini e paure sociali percepite, appare irrinunciabile un accenno alla problematizzazione che definisce le diverse tipologie criminali. Come ci insegna la letteratura classica: “ognuna di queste definizioni rappresenta la costruzione sociale di un evento ed è prodotta da specifici processi sociali e istituzionali. Esiste una definizione ufficiale di crimine che scaturisce dalle agenzie di controllo (polizia, sondaggisti, ministero) - ha continuato il criminologo Padovano . Ed è la risultante del computo della percentuale dei crimini presunti, dei casi risolti, della risposta della polizia contro determinati crimini, del modo in cui i modelli e i dati sono interpretati dai giudici. Esiste una definizione mediatica, che è quella costruita dalle agenzie di stampa e che riflette le attenzioni selettive dei giornalisti nei suoi confronti per individuare il valore-notizia. Infine, una definizione pubblica, che è invece costruita da esperti privi di esperienza diretta o da specialisti del crimine, e che dipende dalle precedenti".

"Ebbene, in nessuno di questi casi sarà possibile prescindere dalle analisi sulla criminalità raccolte in successione. E da un sintetico commento che prende le mosse dall’analisi empirica e dalla conoscenza del territorio che, chi scrive, ha sedimentato nel corso di almeno quindici anni. Su quanto già sottolineato in relazione agli effetti pre e post pandemia da Covid e gli andamenti della criminalità ufficiale non si crede necessario aggiungere altro" prosegue.

Nell’area savonese i dati relativi alla criminalità hanno fatto registrare percentuali con variazioni di interesse per quanto ha riguardato le seguenti fattispecie: a Savona città, il numero dei borseggi è diminuito del – 40 % rispetto all’anno precedente, sono dimezzati i “furti in abitazione” – 50 %, i “furti in esercizio commerciale” – 30%, abbattuti della metà – 50% anche i “furti di auto, moto e ciclomotori”.

Nel capoluogo savonese, in decrescita anche le “truffe” – 20 %, e le “estorsioni” – 70%, reato quest’ultimo non sempre associabile a forme prevaricatorie di criminalità organizzata ma anche a ritorsioni e rivendicazioni inter famigliari indotte da tensioni dovute a separazioni e alla gestione dei figli. Infine, il fenomeno degli stupefacenti non si presenta con cambiamenti di rilievo, quanto meno nelle sue forme di individuazione ufficiale mantenendo un numero di denunce identico alla tendenza degli ultimi anni.

La fotografia della realtà provinciale si pone in continuità con la città di Savona se si guarda ai cosiddetti “reati di strada” o di “criminalità diffusa”. I “borseggi” diminuiscono da un anno all’altro del – 50%, i “furti in abitazione” – 35%, i “furti negli esercizi commerciali” – 30%, i “furti su auto” – 40%, fino a comprendere una diminuzione dei “furti di ciclomotori” e dei “furti di motocicli” – 30%. L’unico reato in aumento ha riguardato un sensibile aumento delle denunce per “truffe” + 20%, mentre un andamento stabile ha investito il reato della compravendita di droga. 

 

In conclusione, per la prevalenza dei restanti reati: dall’ “omicidio volontario”, al “colposo”, passando per i “tentati omicidi” si conferma una pressoché totale stabilità su tutto il perimetro regionale, o al massimo variazioni statisticamente irrilevanti quando comprese tra il più o meno 10%.

Il reato di “violenza sessuale” e “maltrattamenti in famiglia” conferma quanto specificato sopra, pure tenendo conto che la variabilità dei fatti delittuosi non denunciati comprende una percentuale considerevole del fenomeno, poiché è dimostrato dagli incroci coi dati delle prese in carico nei punti di primo soccorso sanitario o dalle richieste di aiuto raccolte nei centri antiviolenza. In ultimo, così come si è data ampia dimostrazione nel capitolo primo, l’emersione dei reati ascrivibili per lo più alla presenza di forme di criminalità organizzata (estorsioni, riciclaggio, danneggiamenti, danneggiamenti seguiti da incendio, usura), scontano da sempre una forte difficoltà a fare emergere la criminalità reale in quella ufficiale. Non a caso, un reato come “l’usura” è pressoché assente dalle statistiche della delittuosità, come se l’esercizio di tale pratica illegale (come ampiamente documentato all’inizio della ricerca) fosse completamente assente sia in città, sia in riviera.

Il tracciato per alcune linee di azione

"Dalla lunga premessa iniziale, si è provato a riprendere le fila della questione sicurezza dai crimini. Un tema spesso lasciato a sé stesso, poiché segnato da un’altalenante attenzione mediatica e da troppe vulnerabilità soggettive, anche se meritevole di mirati approfondimenti e ricerche. Si pensi alle politiche di sicurezza urbana. Il punto centrale sul quale porre l’accento è il nesso con la crisi della politica italiana. C’è un rapporto tra le fragilità su cui si reggevano le precedenti coalizioni governative e un tema così importante da rivelarsi decisivo nell’orientamento dei flussi elettorali? Ci dovrebbe essere stato, ma nei fatti non è stato così. Solitamente, finché si tratta di governare il Paese attraverso paure e allarmi oggettivi la via è percorsa con maggiore frequenza, se al contrario il compito è generare risposte - quindi azioni, interventi, programmi, metodicità - la fila si assottiglia, privilegiando slogan e soluzioni di illusoria immediatezza e di improbabili risultati. Quelli che, invece, si aspetta la cittadinanza, non più disposta come un tempo, a credere che qualche intervento generato qua e là può bastare a prefigurare mirabolanti azioni di prevenzione o magici maquilage nei salotti buoni della città, magari in prossimità di rigenerazioni urbane ad esclusivo uso commerciale. La questione della sicurezza nelle città richiede sempre un’attenzione costante. Di impegno, di profusione di idee, di progettazione. Di visione e pensiero. Insomma di ciò che la lezione weberiana la fa assurgere non a una pratica qualunque, ma a un “esercizio professionale”.

Ecco allora che laddove si assiste al turn over della classe politica, le aspettative del mondo delle professioni, oltre che dei cittadini comuni, rischiano di infrangersi alla prima curva del percorso. E’ odierna la notizia dei cambiamenti in atto ai vertici di un partito che in Italia, nelle sue progressive evoluzioni, ha disperso un capitale elettorale di invidiabile ricchezza. In questi casi è ineludibile un riordino delle posizioni finalizzato a una nuova ricomposizione. Ma che di quest’ultima si tratti, perché se il rischio è quello di piegarsi interamente ai soli scontri interni, le ripartenze sono ben lungi dal realizzarsi, anche quando si richiamano figure carismatiche o di riconosciuto rilievo intellettuale. Lo stesso principio vale per le figure politiche dotate di leadership ad alto gradimento mediatico. Dal nazionale al locale. La sfida che le aspetta è quella di trasformare il loro “capitale mediatico” in un progetto di governo credibile. Non solo elettoralmente parlando. Ma di durata, per le legislature che intenderanno guidare. Politiche e amministrative. Perché di fronte a noi ci aspetta una “nuova” questione sicurezza, che non si limita a perdere tempo sul colore delle divise o sulla quantità di distintivi da far sfoggiare agli agenti in divisa, ma che sta irrompendo sulla scena quotidiana a partire dalle correlazioni con la crisi economico-sociale, la cui percezione non sembra comunemente condivisa. Da un lato, usura, riciclaggio di denari, subentri nelle attività commerciali, nuove forme estorsive, sembrano sostituire il welfare istituzionale con uno “fai-da-te” in cui, il mancato rispetto delle regole criminali, non fa sconti o eccezioni. Dall’altro, i delitti di conoscenza comune, le forme predatorie che inglobano i furti di strada - per il quarto anno consecutivo stabili, talvolta anche caratterizzati da sensibili diminuzioni - e quelli contro il patrimonio: dai furti in abitazione o negli esercizi al dettaglio, che spesso trascendono in pericolose rapine, con l’effetto di moltiplicare il senso di insicurezza tra la gente. E poi le insofferenze generate da coloro che non sanno stare in una relazione famigliare senza esercitare prevaricazioni e violenze, o chi dalle proprie fragilità personali travalica in comportamenti antisociali e illegali.

Pertanto, la sfida che deve raccogliere la classe politica è questa: prevenire le forme di criminalità giocando d’anticipo sul riordino dei servizi di welfare allargato e integrato, privilegiare la presa in carico delle vittime di reato senza lasciare indietro il trattamento degli autori, favorire il reinserimento delle marginalità sociali attraverso progetti dagli obiettivi chiari e dalla durata definita, supportare le forme di mediazione sociale nelle aree urbane che lo richiedono, portare a regime i servizi di intervento educativo per minori al primo reato anche in età non imputabile (infra-quattordicenni), snellire il meccanismo della pronta accoglienza per le donne che denunciano maltrattamenti famigliari, implementare il senso di appartenenza e l’identificazione dei luoghi in cui i cittadini abitano perché sono anche loro, evitare la creazione di aree urbane disomogenee o veicolate da spazi sociali chiusi e senza vitalità, sveltire le pratiche di abbattimento di edifici in disuso destinati ad accogliere devianza e disagio, istituzionalizzare tutto ciò che in forma sperimentale ha conseguito risultati importanti. Nella deterrenza dai crimini. Nel depotenziamento dei fenomeni illegali. La competenza della sicurezza urbana richiede da sempre un’attenzione costante. E’ caratterizzata da una profusione di idee, da progettazione urbanistica, dal coordinamento interassessorale, che sappia tenere insieme i servizi alla persona, l’urbanistica e le competenze di polizia locale. Insomma da una prospettiva di visione e di pensiero.

Non è una pratica qualunque, ma un esercizio professionale in cui il tutto non può limitarsi a ruotare intorno alle sole forme di controllo e al sanzionamento di reati e comportamenti incivili. Questa parte rientra tra le necessarie funzioni ordinarie, ma non tra le sole risolutive. Invece tutte le volte che si predispone un provvedimento politico sull’insicurezza percepita o a seguito di un’illegalità la risposta più gettonata, se non esclusiva, è più agenti in strada e più sorveglianza tecnologica. Ciò che sta irrompendo sulla scena quotidiana e che riguarda le correlazioni con la crisi economico-sociale, la cui percezione in alcune amministrazioni liguri non sembra così condivisa. Si fa un gran parlare di fronte-mare, bonus affitti per le attività commerciali in crisi, ma senza un progetto di messa a punto di una zona o di un quartiere, cioè senza un riordino dell’identità che i quartieri delle città necessitano, le singole misure a spot non portano da nessuna parte.

La prospettiva di sistema è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi, ma c’è bisogno di uno sforzo maggiore. Perché c’è bisogno di conoscenze, intuizioni, ascolto, pragmaticità, tutte caratteristiche che investono una parte minoritaria dell’attuale classe politica. E’ più semplice urlare, arrivare alla pancia, creare suggestioni che non confrontarsi con i comitati di cittadini, magari di orientamento politico contrario, ascoltare le ragioni di tutti, stare in mezzo alla gente, per poi scegliere cosa ha un senso realizzare, con quali modalità, in quali tempi, e soprattutto se quanto deliberato risponde davvero agli obiettivi prefissati. Dalle analisi statistiche e di ricerca qualitativa elaborate in questo rapporto i reati quali: il riciclaggio di denari, i subentri nelle attività commerciali, i tentativi di instaurare nuove forme estorsive, sembrano sostituire il welfare istituzionale con uno “fai-da-te”, ma occorre prestare molta attenzione alle pressioni esercitate da gruppi criminali che si nascondono dietro il volto buono dei risolutori di problemi: il mancato rispetto delle regole criminali non fa sconti o eccezioni. Pertanto, cedere alle lusinghe della criminalità è come destinarsi al ruolo di vittime. Come si è appreso dall’analisi delle statistiche delittuose, se da un lato i reati più comuni come le forme predatorie dei furti di strada o quelli in abitazione da qualche anno presentano indici di stabilità senza avere ridotto l’effetto di alimentare il senso di insicurezza tra i cittadini; dall’altro, le insofferenze generate da coloro che non sanno stare in una relazione famigliare senza esercitare prevaricazioni e violenze fa il paio con le richieste di presa in carico espresse dai giovani. Può risultare semplice e di facile presa l’attacco alle loro forme di socializzazione urbana: si pensi al caso delle movide notturne.

Inevitabile certo, ma limitante. Più scomodo e faticoso è dare ascolto alle loro richieste. Quello che ci chiedono è di essere ascoltati. Lo fanno facendosi del male, spostando sempre più avanti l’asticella della trasgressione. Ed è questo che dovrebbe mettere con le spalle al muro: tecnici, amministratori, politici, genitori. Non si può rispondere a soli colpi di ordinanze anti-movida, perché quell’unica terapia ha dimostrato empiricamente di non attenuare il problema. Un’ultima considerazione investe anche il ruolo espresso da figure tecniche e dai funzionari della pubblica amministrazione. Assumere un indispensabile punto di vista su come intendere la sicurezza urbana riguarda anche loro. Non ci si riferisce soltanto alle linee di indirizzo di cui si è parlato e all’eventuali modalità, ma alla forza di intraprendere scelte di prospettiva. Un esempio: non è possibile che i cambi di profilo professionale negli enti locali siano ridotti al lumicino. Ogni valente figura apicale, dopo più lustri alla guida di un settore, rischia di mettere a repentaglio la propria professionalità perché la capacità di visione può essere offuscata dal subentro di preconcetti, minore lucidità, scarsa oggettività. Anche su questo la parte politica è investita di indubbie responsabilità. Perché abbia la meglio un sentimento allargato di città (più) sicure. Da Sarzana a Ventimiglia. Ma assumendo sempre un punto di vista, calato nei diversi contesti amministrativi, al passo con i risultati scaturiti dalle diverse opzioni adottate".

Infine un pensiero del criminologo ligure va al futuro sindaco di Savona che si conoscerà dopo il ballottaggio del 17-18 ottobre tra i candidati Marco Russo e Angelo Schirru.

"Continuano a mancare politiche di sicurezza urbana, non c'è idea, strategia e programmazione e tutto ciò andrebbe legato al welfare. Sono molto preoccupato. Servirà sicuramente anche qualche operatore in più ma il problema non è quello, ci vuole una riorganizzazione e una presa di responsabilità del futuro sindaco, ci vuole una presa d'atto su ogni quartiere, una prova del nove importante che aspetta il primo cittadino" ha concluso il criminologo dell'Unità di Criminologia Dipartimento Scienze della Salute (DISSAL) all'Università di Genova.

Luciano Parodi

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