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Curiosità | 16 ottobre 2021, 13:21

Giornate Fai d'autunno, la prigionia di Mazzini e l'idea dell'Unità d'Italia che partì dal Priamar (FOTO E VIDEO)

Gli iscritti Fai possono anche visitare la Polveriera: nel XVII secolo un terzo della città venne distrutta proprio da un'esplosione di una polveriera limitrofa alla Fortezza

Giornate Fai d'autunno, la prigionia di Mazzini e l'idea dell'Unità d'Italia che partì dal Priamar (FOTO E VIDEO)

"Galeotta fu la Fortezza". Questo il titolo delle giornate Fai d'Autunno organizzate per dal Fondo Ambiente Italiano per quest'oggi, 16 ottobre e domani, domenica 17 sul Priamar di Savona.

Un vero e proprio viaggio nella fortezza savonese che fu proprio "galeotta" per tutti quegli idealisti, intellettuali, attivisti che furono rinchiusi o giustiziati con la speranza che la loro triste sorte sedasse altrettanti animi non in linea con lo stato delle cose.

L'amore per la libertà, anche se confinata in una 'squallida' cella, non si spense, anzi e lo sapeva bene Giuseppe Mazzini che, incarcerato al Priamar per un breve periodo tra il novembre 1830 e il gennaio 1831, immaginò la Giovine Italia; lo compresero gli indipendentisti corsi in lotta con la Repubblica di Genova, i militari "insubordinati" che vi scontarono lunghe pene di correzione morale, i prigionieri di guerra, i partecipanti alla resistenza.

Quindi si può dire infatti che la prima vera idea sull'Unità d'Italia partì probabilmente proprio da Savona.

Durante il tour, al quale ha partecipato anche il nostro giornalista, i volontari Fai hanno fatto scoprire il Priamar sotto una luce poco conosciuta, grazie all'apertura straordinaria di locali e spazi generalmente chiusi al pubblico.

Tra i documenti inediti di chi nel bagno penale e nel reclusorio militare ci ha lavorato e anche alloggiato per diverso tempo, agli orari di sveglia dei prigionieri, i pasti e quali attività venivano svolte durante la detenzione concentrandosi soprattutto sul perché questa così importante funzione a livello nazionale non è praticamente rimasta memoria?

Gli iscritti FAI in questa due giorni hanno anche la possibilità di visitare la Polveriera, realizzata con criteri moderni nel XVIII secolo che si può considerare uno dei luoghi più segreti della fortezza.

Savona ha infatti avuto un rapporto tragico con le santabarbare (nel XVII secolo 1/3 della città venne distrutta proprio dall'esplosione di una polveriera limitrofa alla Fortezza) e a 100 anni dal disastro del forte Sant'Elena di Bergeggi (il cui sito, sovrastante il golfo di Vado, è visibile proprio dal Priamar) dell'ottobre 1921 e a 76 anni dal crollo della galleria Valloria avvenuto l'8 maggio del 1945 a seguito di un'esplosione nel quale persero la vita 86 persone (la maggior parte giovanissimi), il Fai ha deciso di ricordare questi eventi proprio in un luogo così fortemente simbolico come un magazzino degli esplosivi.

LA STORIA

La fortezza del Priamar dal XVI secolo che si affaccia sul mare savonese, sovrastando l'antico centro storico medievale, fu avamposto della Repubblica di Genova e spina nel fianco per i patrioti dell'antico Libero Comune e al contempo garanzia di sicurezza negli anni bui delle scorribande piratesche degli Ottomani nella Riviera di Ponente, è stato un carcere temuto da dissidenti politici, da sobillatori oltre che da comuni delinquenti.

Dissoltasi la Repubblica di Genova, l'inespugnabile fortezza è diventata un "carcere modello" del Regno di Sardegna prima e del Regno d'Italia poi. Edificata nella prima metà del XVI secolo sulle rovine dell'antica cittadella del Libero Comune di Savona, la fortezza subì nel corso dei secoli diverse trasformazioni, di pari passo alle innovazioni in campo militare e alle trasformazioni politico-sociali che sconvolsero l'Europa con guerre e atti di forza. Luogo inespugnabile in cui nemmeno la peste riuscì a penetrare, nelle celle della fortezza vennero via via ospitati diversi prigionieri politici a partire dal XVIII secolo, soprattutto legati ai moti indipendentisti corsi.

In seguito all'annessione dell'antica Repubblica di Genova al Regno di Sardegna, la fortezza ormai priva di un ruolo prettamente difensivo e militare divenne bagno penale del Regno per criminali comuni (dal 1820) e successivamente reclusorio militare, diventando ben presto il più importante della penisola, alle cui dipendenze erano altri due reclusori a Savona e quello sull'isola di Gaeta.

In seguito ospitò per diverse settimane un giovane Giuseppe Mazzini che ebbe modo di meditare a lungo alla creazione della "Giovine Italia". Nella seconda metà del XIX il reclusorio del Priamar divenne un vanto per il Regno, aprendo agli imprenditori locali che usufruirono della manodopera a basso costo dei detenuti e istituendovi una tipografia che divenne il punto di riferimento del mondo militare.

Con il trasferimento del reclusorio a Gaeta a principio del XX secolo, la Fortezza rimase - tra una petizione per restaurarla e un piano per il suo abbattimento a favore delle vicine industrie - quasi abbandonata, presidiata da pochi carabinieri di istanza nella locale caserma e sfruttata modestamente durante la prima guerra mondiale.

Durante il secondo conflitto mondiale, in quanto luogo strategico, venne rinforzato e occupato dalle forze dell'Asse, divenendo anche luogo di martirio per alcuni partigiani delle brigate partigiane savonesi. Subì diversi bombardamenti che ne compromisero molte strutture, in seguito demolite, e solo a partire dagli anni '80 del secolo scorso, con il restauro degli spazi e la creazione di alcune strutture museali, congressuali e commerciali, la fortezza è tornata agibile al grande pubblico con un piano di tutela e preservazione.

Nel corso dei secoli sono stati numerosi gli interventi architettonici che hanno interessato la fortezza dal 1542 alla seconda guerra mondiale, tutti atti a rendere il complesso inespugnabile. In soli due anni venne realizzata la prima opera su ideazione dell'ingegner Giovanni Maria Olgiati, ma è solo con il XVIII secolo che si strutturarono una serie di corpi di fabbrica idonei a resistere a prolungati attacchi. Gli stravolgimenti edilizi più importanti si ebbero durante il XIX, quando il carcere assunse proporzioni rilevanti all'interno dell'avamposto, gli stessi che ebbero conseguenze durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.  

 

 

La polveriera del Priamar non è solo un interessante locale ai più sconosciuto: è anche un simbolo del triste legame che ha sempre legato Savona con i prodotti esplodenti. La nostra visita, riservata gli iscritti FAI, punta proprio a sottolineare questo legame a cento anni dall'esplosione della polveriera del forte Sant'Elena, sopra Bergeggi, nell'ottobre 1921.

Savona ha subito le conseguenze indirette di quella tragedia nazionale - con morti, feriti e centinaia di case distrutte o lesionate - ma nella sua storia si ravvisano almeno due eventi ancora più tragici legati alla polvere pirica: la distruzione di gran parte della vecchia città nel XVII secolo a causa della deflagrazione delle riserve del castello di San Giorgio e nel maggio 1945, appena finita la guerra, quando la balestite stipata in un bunker fece letteralmente saltare in aria il promontorio di Valloria diventando per tutti "l'esplosione dei bambini". La polveriera non è solo un sito architettonico: è un simbolo di una Storia che tanto ha influenzato Savona ma che oggi si fa fatica a ricordare.

Luciano Parodi

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