/ Cronaca

Cronaca | 13 gennaio 2022, 11:15

La nave che non ritornò mai a Savona: 10 anni dalla tragedia della Costa Concordia

Persero la vita 32 persone, 110 i feriti e 4229 furono le vite stravolte per uno dei più gravi incidenti marittimi della storia italiana

Foto in allegato di Massimo Sestini

Foto in allegato di Massimo Sestini

Un "inchino". Un gioco di luci sotto costa e un colpo di sirena per salutare l'isola del Giglio dove aveva casa il capo maitre Antonello Tievoli. Era tutto previsto da giorni e il comandante Francesco Schettino aveva acconsentito alla richiesta.

Erano le 21.45 del 13 gennaio del 2012. L'impatto contro gli scogli e persero la vita 32 persone, 110 i feriti e 4229 furono le vite stravolte per uno dei più gravi incidenti marittimi della storia italiana. La Costa Concordia infatti è stata la nave di maggior tonnellaggio nella storia ad essere stata vittima di naufragio.

Era partita dal porto di Civitavecchia e quel paradossale cambio di programma le fu fatale.

La nave arrivo a 450 metri dagli scogli, una distanza che poi scese a 160. Schettino, accorgendosi di essere troppo vicino all'isola e fuori dalla rotta prevista, ordinò di accostare con il timone per 10° a dritta, poi a 20° a dritta e successivamente tutta la barra.

Alle 21:44 e 46 secondi, l'errore. Il timoniere non capì correttamente l'ordine del Comandante e la nave urtò il più piccolo degli scogli delle Scole, nei pressi dell'Isola del Giglio, a 96 metri dalla riva e a 8 metri di profondità.

Il disastro. Si venne a creare una falla di 70 metri e alta 7.3 sul lato di sinistra dello scafo, mettendo subito fuori uso i motori elettrici principali e i generatori a gasolio, causando così un black out pochi secondi dopo l'impatto e privando la nave della propulsione.

Alle 22:24, la Costa Concordia, fino ad allora sbandata sulla sinistra, aveva improvvisamente mutato il proprio sbandamento, cominciando a inclinarsi sulla dritta.

La paura generale. Via all'evacuazione. Alle 23:15 la nave aveva cominciato a inclinarsi lentamente, e dopo essersi coricata sul fianco di dritta, anche il generatore d'emergenza era saltato, lasciando al buio i passeggeri rimasti a bordo. I primi soccorsi erano già partiti ma a bordo erano rimaste ancora un buon numero di passeggeri e membri dell'equipaggio.

A 00:18 la comunicazione che la Costa Concordia stava per capovolgersi: tre minuti dopo passeggeri ed equipaggio presenti a dritta avevano cominciato a gettarsi in mare, e le navi giunte sul posto in soccorso, su disposizione della Capitaneria di Livorno, avevano messo a mare le proprie imbarcazioni per soccorrere chi si era tuffato.

In quel frangente, prima che le operazioni di salvataggio dei passeggeri sul lato di sinistra fossero concluse, il comandante Schettino, con altri ufficiali, era saltato sulla lancia numero 1, che dopo aver recuperato alcuni naufraghi in acqua si era diretta a terra, giungendovi alle 00:30.

Parte dei naufraghi gettatisi in mare hanno raggiunto a nuoto la vicina riva, altri sono stati raccolti dalle lance della Costa Concordia tornate indietro dopo la messa a terra degli occupanti.

Schettino abbandonò la nave. Probabilmente sarebbe diventato un eroe se fosse rimasto a bordo o meglio, una persona ricordata per aver salvato delle vite umane.

Così non è avvenuto. Le chiamate con l'allora capitano della Capitaneria di Porto Gregorio De Falco (ora senatore ex M5S) sono diventate purtroppo un simbolo. "Salga a bordo c...o!. Ma era già sbarcato e una serie di farfugliamenti e bugie hanno peggiorato la sua già complicata situazione. 15 anni e 6 mesi di carcere. Questa la condanna e a maggio dopo cinque anni di detenzione potrà chiedere delle misure alternative in attesa che la Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo valuti la sua richiesta di revisione del processo.

Tornando alla cronaca di quella tragica sera, la situazione precipitò intorno proprio a mezzanotte e mezza.  Al momento dell'abbattimento sulla dritta, diciotto delle persone, 17 passeggeri e un membro dell'equipaggio, che stavano attraversando il corridoio trasversale poppiero nei pressi dell'atrio ascensori per spostarsi da sinistra a dritta erano scivolate nella zona allagata di poppa dritta del ponte 4 o nei vani ascensori, perdendo la vita. Altre tredici, di cui nove passeggeri e quattro membri dell'equipaggio, che si erano tuffati o caduti in mare dal lato di dritta del ponte 4, erano annegate dopo essere stati risucchiate sott'acqua dal gorgo prodotto dalla nave all'atto del suo definitivo rovesciamento su lato di dritta. Un'altra era annegata nella zona di poppa dritta del ponte 3.

Una nottata interminabile che non ebbe fine per diversi giorni, settimane, mesi. Scongiurato il rischio ambientale, proseguirono ininterrottamente i soccorsi e le ricerche sul relitto. Poi le operazioni di recupero della nave e successiva demolizione, una delle più complicate mai avvenute in Italia. 

Di quel tragico giorno non si può dimenticare chi ha fatto tutto il possibile per salvare vite, dai membri dell'equipaggio passando per il 30enne batterista dell'orchestra di bordo Giuseppe Girolamo che sacrificò la propria vita per lasciare spazio su una scialuppa ad una famiglia e ai loro bambini, dal vicesindaco dell'isola del Giglio dell'epoca Mario Pellegrini ai cittadini del comune.

 La crociera prevedeva che la nave, dopo la partenza da Savona, facesse scalo nei porti di Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo e Civitavecchia, per poi far ritorno proprio a Savona. Ma sotto la Torretta purtroppo non ci arrivò mai.

Luciano Parodi

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium