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Politica | 25 febbraio 2022, 15:13

“Non vedevano l’ora di farmi fuori, ma io resto dove sono e non mi dimetto”, Distilo si sfoga deluso dalla maggioranza di Albenga

Il presidente del Consiglio Comunale di Albenga chiama a raccolta la stampa locale e racconta la sua versione dei fatti

“Non vedevano l’ora di farmi fuori, ma io resto dove sono e non mi dimetto”, Distilo si sfoga deluso dalla maggioranza di Albenga

“Resto dove sono, non formalizzerò le dimissioni, almeno non al momento. In comune applico lo statuto e non farò ostruzionismo, ho troppo rispetto dei cittadini. Dirò ciò che penso solo come capogruppo di Aria nuova per Albenga. Ma non mi candiderò più”. Così si sfoga il presidente del Consiglio Diego Distilo che ha chiamato a raccolta la stampa locale per far sentire attraverso la sua voce posizione e intenzioni.

“Premetto che io rispetto la giustizia e ho fiducia nella magistratura, ma ciò che mi è successo è davvero un colpo durissimo per me, che sono assolutamente certo di non aver commesso nessun reato, nessuna cosa ingiusta”, commenta con amarezza in merito  all’indagine a suo carico per ‘corruzione elettorale’ in relazione alle elezioni regionali 2020, in cui era candidato con Fratelli d’Italia.  Secondo l’accusa, Distilo “avrebbe dispensato promesse elettorali di diversa natura a potenziali elettori in cambio del voto”. “La cosa che mi è capitata è interpretativa – spiega -, perché non ho mai promesso nulla a nessuno. Sono stato semplicemente dalla parte della gente più bisognosa, come ho sempre fatto, perché è nella mia natura. Ho origini umili, anche se in famiglia non ci è mai mancato nulla, e ascolto le persone, ne registro le necessità e mi adopero per trovare soluzioni possibili, ma sempre nell’ambito della legalità”.

“Quando mi sono candidato nel 2001, ho preso questa decisione proprio per fare qualcosa di concreto nei confronti delle persone in difficoltà, infatti in comune ho avuto la delega ai servizi sociali. Oggi prestare ascolto alle emergenze dei cittadini è stato scambiato per interesse personale, ma non è così. Con l’avvocato abbiamo scelto il patteggiamento, ma non perché io non possa dimostrare la mia innocenza, bensì perché non ho né forza né risorse economiche da dedicare a un processo così importante. Il 26 maggio ci sarà l’udienza e finalmente si chiude questo incubo. Non avrei pensato un giorno di dovermi difendere da qualcosa che non ho commesso”.

“La cosa più brutta, il colpo più pesante, la vera pugnalata alle spalle, però l’ho ricevuta dal sindaco Riccardo Tomatis – racconta con delusione - che in un momento di mia estrema difficoltà ha infierito facendo intendere, nelle sue dichiarazioni, che la mia proposta di fondare la multiservizi nascondeva in realtà le mie intenzioni di scontare le promesse fatte ai cittadini. Non è assolutamente vero – e procede spiegando -. Ho sempre creduto nella multiservizi come progetto di valore sociale, nell’ottica di andare incontro ai bisogni delle persone più deboli, ma questo è stato addirittura usato contro di me”.

“Come mi sento? Preso in giro da chi ho appoggiato affinchè vincesse, usato – afferma Distilo senza titubanza -. Ci credevo veramente e auspicavo uno spirito collaborativo nella maggioranza, ma non l’ho trovata. Paradossalmente – sottolinea -, nel momento di massima debolezza, i membri della minoranza, invece, mi hanno dimostrato solidarietà e vicinanza, e per questo li ringrazio molto”.

“Sono deluso dal modo di gestire i progetti, anche quelli finanziati con i soldi della Regione, come quello riguardante i moli di viale Che Guevara. Per il primo lotto è andato tutto bene, ma per il secondo, con 2.5 milioni per la protezione del litorale, io ritenevo più utile continuare l’opera con altri moli, per una messa in sicurezza maggiore e più capillare, ma non mi hanno dato ascolto e hanno deciso di allungare quelli esistenti”.

“Questa amministrazione non ha un’identità politica, segue semplicemente le indicazioni degli uffici. Albenga ha bisogno di più manutenzione, più sicurezza, più attenzione al sociale, ma i soldi vengono spesi piuttosto per alimentare la macchina del turismo, che ci sta anche, ma non si può richiare di disperdere risorse preziose. Succede questo perché gli assessori sono chiusi nei loro begli uffici, non escono tra la gente, tra il popolo vero, quello che lancia l’allarme con una voce che grida il bisogno, ma nessuno lo coglie, nessuno ascolta.

Maria Gramaglia

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