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Sanità | 28 maggio 2025, 08:55

Carenza di medici del 118: orari massacranti, stress e scarso riconoscimento economico, molti lasciano per il privato

La testimonianza di chi lavora ogni giorno nell'emergenza territoriale, su turni fino a 12 ore. Trattativa aperta tra FIMMG E.S.T. Liguria, Regione e Asl per gli accordi integrativi

Carenza di medici del 118: orari massacranti, stress e scarso riconoscimento economico, molti lasciano per il privato

Una delle cose che aiuta medici del 118 nel lavoro quotidiano, sotto organico e costretti a coprire turni pesanti, è il "fattore umano". Sono loro i primi ad accorrere sugli incidenti e in situazioni di alta emergenza per pretestare i primi soccorsi, e salvare vite, prima del trasferimento in ospedale. Ma è un lavoro considerato poco attrattivo dai giovani medici, per un servizio che, tra l'altro, è nato 30 anni fa proprio a Savona e si è poi esteso in tutta Italia.

Nell'Asl2 mancano 9 professionisti di emergenza territoriale. Attualmente lavorano 17 medici (uno vicino al pensionamento) mentre dovrebbero essere 24. All'ultimo bando dell'Asl2 su 9 posti da coprire solo un medico si è candidato, ma è già un tempo determinato dell'Asl.

I medici del 118 non sono dipendenti Asl, ma lavorano in “convenzione” con il Sistema Sanitario Regionale. Una specifica forma contrattuale priva di alcune tutele esclusive del personale dipendente. Possono praticare la libera professione, ma con alcune importanti limitazioni, e comunque il  sovraccarico di orario lavorativo lo rende difficoltoso.

La carenza di medici è assoluta e accertata a livello nazionale; il settore dell’emergenza è quello in cui il fenomeno è più evidente.

"Il lavoro del Medico di Emergenza Territoriale (MET) è impegnativo, a livello personale e professionale- spiega Tiziano Loffredo, vice segretario regionale FIMMG E.S.T. Liguria-  È articolato su turni 12 ore, solo talvolta da 6 ore, anche notturni e festivi, a rotazione sulle diverse postazioni di automedica dislocate sul territorio, nelle centrali operative 118, nelle postazioni di elisoccorso; si aggiungono turni di reperibilità domiciliare. Sono previsti altri compiti istituzionali, quali attività formative e di coordinamento con gli altri enti. Per garantire la copertura del servizio nonostante la carenza, devono prestare numerosi turni di straordinario".

Fare il Medico di Emergenza Territoriale significa lavorare principalmente al di fuori delle strutture ospedaliere, esposti al rischio stradale, a condizioni meteo sfavorevoli, in ambiente impervio, al rischio di aggressione. "Significa dover spesso lavorare oltre al termine previsto per il proprio turno, se impiegati in una attività di soccorso o se inviati su un successivo intervento - afferma Loffredo - saper affrontare ogni tipo di emergenza, senza avere a disposizione i mezzi dell’ospedale o uno specialista di settore: dai problemi cardiaci o respiratori, al trauma grave, al paziente ustionato, alle intossicazioni di ogni tipo, alle problematiche neurologiche, al paziente aggressivo; a soccorrere pazienti di qualsiasi fascia d’età, compresi i bambini molto piccoli; ad assistere al parto in condizioni di emergenza. Alcuni MET operano poi presso il Pronto Soccorso degli ospedali regionali, il cui carico di lavoro e le condizioni usuranti sono ben note a tutti".

Un lavoro che però regala grandi soddisfazioni a livello umano e professionale. "È un’esperienza che dovrebbe fare parte del bagaglio di esperienze di qualunque medico - continua Loffredo - perché qualunque professionista si troverà molte volte ad affrontare situazioni di emergenza. Tuttavia, la maggior parte dei laureati opta per settori magari meno trasversali, in alcuni casi con minore rischio clinico e minore esposizione a diversi fattori di stress".

Molti che hanno intrapreso questa strada si sono dimessi, optando per l’impiego nel privato con meno vincoli, talvolta maggiori possibilità di guadagno, e la possibilità di gestire la propria disponibilità lavorativa e quindi la vita privata; altri hanno approfittato dell’ampliamento della possibilità di accesso alle scuole di specializzazione medica.

"Abbiamo avviato, come organizzazione sindacale FIMMG E.S.T. Liguria, trattative con le Aziende sanitarie e con la Regione - afferma Monica Scarimbolo, segretaria regionale FIMMG E.S.T. Liguria - proprio la scorsa settimana abbiamo incontrato con il dottor Paolo Bordon, recentemente anche il direttivo di ASL2 e di ASL4. Gli enti hanno recepito le gravi difficoltà del settore, e si sono mostrati disponibili a contrattare alcune integrazioni atte a migliorare le condizioni di lavoro, per renderlo maggiormente appetibile”.

Elena Romanato

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