Un boato improvviso, scambiato inizialmente per uno dei botti di Capodanno. Solo più tardi è stato chiaro che a Crans-Montana si era consumata una tragedia nel piano interrato del bar Le Constellation.
Elena Santoro, 50 anni, avvocata savonese con studio a Milano, si trovava in Svizzera con il figlio Matteo per le vacanze di Natale. Ieri è rientrata a Savona dopo un viaggio di dodici ore, ancora profondamente scossa.
La sera del 31 dicembre aveva cenato da amici e festeggiato la mezzanotte nel bar dell’hotel Etrier, a pochi metri dal Constellation. Il rumore dell’esplosione non era stato subito collegato a nulla di grave. Solo una telefonata, arrivata più tardi, ha fatto emergere la realtà dei fatti.
Crans Montana per lei è da oltre vent’anni una seconda casa: la famiglia ha acquistato un alloggio nella località svizzera nel 2006 e da allora è sempre stata il luogo dei Capodanni, dei momenti felici e persino del lockdown durante la pandemia.
Il pensiero va alle famiglie delle vittime, alcune delle quali probabilmente conosceva, e alla difficoltà di immaginare un futuro ritorno in quello che per anni era stato il suo rifugio.














