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Curiosità | 01 marzo 2026, 13:09

Musica e curiosità storiche: quando cantare poteva costare sei mesi di galera

Spunta dall’Archivio di Stato una “grida” del Podesta di Alassio datata 11 dicembre

Foto dalla pagina Facebook dell'Archivio di Stato di Savona

Foto dalla pagina Facebook dell'Archivio di Stato di Savona

Cinque giorni di musica, emozioni e applausi e un nuovo vincitore incoronato sul palco del Teatro Ariston, Sal Da Vinci: così si chiude il Festival di Sanremo 2026. Intanto a Savona, l’Archivio di Stato ha ricordato a tutti che la musica non è sempre stata così… indulgente.

Su Facebook, l’Archivio ha condiviso un documento del 1558: una “grida” del Podestà di Alassio, datata 11 dicembre, che proibiva di cantare per le strade della cittadina “canzoni illicite e disoneste”. Chi fosse stato sorpreso a trasgredire, avverte il testo, sarebbe stato condannato a sei mesi di remi sulle galere della Repubblica di Genova.

“Le canzoni citate in questa grida probabilmente non avrebbero passato nemmeno la prima selezione”, scrivono con ironia dall’Archivio, strappando un sorriso agli appassionati di musica e storia. Le autorità dell’epoca dovevano vigilare sul decoro e sulla moralità dei cittadini, e la musica di strada era considerata un terreno pericoloso se non rispettava certi canoni.

Possiamo solo immaginare quale fosse il contenuto di quei brani proibiti, ma certamente non era gradito al Podestà. Per fortuna, oggi chi sbaglia nota o testo non rischia galere né remi, e gli artisti del Festival possono dedicarsi a conquistare il pubblico e le classifiche, senza altre preoccupazioni se non quella di emozionare con la loro musica.

Una curiosità storica che, tra un premio e un applauso a Sanremo 2026, ci ricorda quanto la libertà di cantare sia un diritto moderno prezioso e, forse, un po’ da celebrare.

Maria Gramaglia

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