“20, 18, 5: si direbbe un terno secco da giocare al lotto. Invece sono numeri molto precisi”. Con questa immagine il consigliere comunale di minoranza Mario Carrara ritorna ad affrontare la situazione delle concessioni balneari a Pietra Ligure, denunciando ritardi e responsabilità politiche a pochi mesi dall’inizio della stagione turistica 2026.
I numeri citati da Carrara indicano tre scadenze normative che, secondo l’esponente dell’opposizione, avrebbero dovuto essere affrontate da tempo: “20 anni dall’entrata in vigore della direttiva europea Bolkestein; 18 anni dalla legge regionale ligure del 2008 che ha fissato al 40% la quota minima di spiagge libere rispetto al totale; e 5 anni dalle sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 2021 che avevano indicato nel 31 dicembre 2023 il limite massimo delle concessioni demaniali in essere”. Sentenze che, ricorda Carrara, costituiscono “un riferimento giurisprudenziale vincolante per i TAR italiani e per le stesse sezioni del Consiglio di Stato”.
Eppure, sostiene il consigliere, nonostante il lungo tempo a disposizione, “pensando che tutto sarebbe andato avanti com’è sempre stato prima e che tutti questi obblighi di legge sarebbero stati dimenticati, non si è fatto niente”. Secondo Carrara, quindi, oggi il Comune si troverebbe in grave ritardo proprio alla vigilia della stagione balneare.
“Dopo tutti questi anni – afferma – ci ritroviamo a fare una corsa contro il tempo, oltre ogni tempo massimo consentito, perché alla vigilia della stagione balneare 2026 non si sa ancora quale sarà il destino degli arenili di Pietra Ligure”. L’incertezza riguarda sia la gestione delle spiagge in concessione sia il rispetto della quota minima di spiagge libere: “Non si sa chi gestirà le spiagge private e, soprattutto, non si sa come potrà essere raggiunto il numero minimo del 40% delle spiagge libere prescritto dalla legge”.
A far precipitare la situazione, secondo l’esponente della minoranza, è stata la sentenza del TAR Liguria di inizio febbraio che ha annullato le delibere con cui alcuni Comuni, tra cui Pietra Ligure, avevano prorogato le concessioni esistenti. “Da qui – dice – panico e caos, che perdurano ancora oggi”. Carrara richiama anche una recente pronuncia della Cassazione del 29 gennaio che, a suo dire, apre scenari delicati: chi restasse su una concessione “decaduta” potrebbe incorrere nel reato di occupazione abusiva di spazio demaniale, con la possibilità di sequestri preventivi delle strutture. Un rischio che, secondo il consigliere, riguarderebbe anche eventuali amministratori o funzionari che assegnassero una gestione senza gara pubblica.
Nel mirino dell’opposizione finiscono dunque il sindaco Luigi De Vincenzi e l’assessore alle spiagge Amandola. Carrara ricorda alcune dichiarazioni dell'amministrazione rilasciate dopo la sentenza del TAR: “La sentenza del TAR non ci coglie impreparati e ne prendiamo atto. Si tratta di una materia su cui stiamo lavorando intensamente da anni”. Parole che il consigliere commenta con ironia: “Vent’anni di ‘intenso lavoro’ sulle spiagge non bastavano… 20, 18 e 5 anni di lavoro, a quanto pare, non sono stati sufficienti per ottenere un minimo risultato accettabile”. E aggiunge: “Se ci avessero lavorato solo ‘normalmente’, chissà che cosa sarebbe successo”.
Il passaggio decisivo sarà ora l’approvazione del nuovo Piano di Utilizzo degli Arenili (PUD), che dovrà passare dal Consiglio comunale prima di indire le gare per le concessioni. Carrara teme però che il piano possa limitarsi a “una fotocopia della situazione esistente”. In quel caso, avverte: “le spiagge più grandi potrebbero finire appannaggio di società d’investimento, capaci di aggiudicarsele con la loro forza finanziaria”. Inoltre - osserva ancora Carrara - eventuali clausole troppo favorevoli ai gestori uscenti potrebbero provocare ricorsi al TAR da parte delle autorità a tutela della concorrenza, con il rischio di bloccare le procedure proprio alla vigilia dell’estate.
Un’altra questione centrale riguarda l’obbligo del 40% di spiagge libere stabilito dalla legge regionale del 2008: “Per anni l’amministrazione ha fatto sostanzialmente finta che il problema non esistesse”, accusa Carrara. Il consigliere respinge l’idea di assegnare prima le concessioni e cercare poi gli spazi per le spiagge libere: “Non si può fare. Se tutto l’arenile è già occupato dalle concessioni, come si trovano i metri mancanti per le spiagge libere?”. Secondo Carrara l’operazione deve essere compiuta prima dei bandi, altrimenti sono probabili ricorsi da parte di associazioni ambientaliste come Legambiente o Mare Libero.
Nel frattempo, in vista del prossimo Consiglio comunale, la minoranza presenterà alcune proposte operative. La principale prevede aste pubbliche temporanee di un anno, fino al 30 settembre 2027, per garantire la gestione delle prossime due stagioni balneari senza attirare grandi gruppi finanziari: “Difficilmente, per un anno soltanto i grandi gruppi finanziari vorranno presentare degli impegnativi progetti economici al riguardo”.
Nel frattempo, Carrara propone di istituire una commissione consiliare che rielabori il PUD insieme alle categorie economiche e ridefinisca le dimensioni degli stabilimenti: spiagge grandi ridotte a una dimensione standard, quelle piccole ampliate fino a una soglia minima, con tre categorie uniformi. Questo, secondo il consigliere, permetterebbe sia di rendere le gare più eque sia di recuperare gli spazi necessari per raggiungere la quota minima di spiagge libere.
“Noi non diciamo solo dei ‘no’ o siamo contro qualcuno – conclude Carrara – ma facciamo proposte serie e innovative che riteniamo attuabili con la responsabilità e la consapevolezza di tutti”.














