La storia dell'albenganese Paolo Sarullo arriva fino alla Camera dei Deputati, dove domani alle 15 sarà al centro di un incontro, con l’obiettivo di portare all’attenzione nazionale il tema della violenza giovanile.
A rappresentarlo sarà una delegazione partita da Albenga guidata da Rossella Lamarra, parente di Paolo e presidente della Fondazione Uniti per Paolo Ets, già impegnata oggi (24 marzo) in una serie di incontri istituzionali a Roma. Il passaggio più significativo sarà proprio quello in Parlamento, dove verranno illustrati progetti con una prospettiva nazionale, ma con un’attenzione particolare alla Liguria. Durante l’incontro è previsto anche un collegamento video con Paolo, ricoverato da quasi due anni nella struttura riabilitativa Don Gnocchi della Spezia.
Dalla Fondazione, si guarda a una partecipazione ampia: “Mi aspetto una grande presenza delle istituzioni, dalla premier alle realtà regionali – spiega Lamarra –. Portiamo progetti importanti. Vorremmo partire dalla Liguria, dai nostri giovani. Ma questo è solo un punto di partenza”.
Aggredito ad Albenga durante un tentato furto del monopattino, il 19 maggio 2024, Paolo è stato colpito e, cadendo, ha riportato gravi lesioni cerebrali. Da quel momento la sua vita è cambiata radicalmente: numerosi interventi chirurgici, cure ininterrotte e un lungo percorso riabilitativo che coinvolge anche la sua famiglia. Proprio da questa esperienza è nata la Fondazione. “Non per cercare vendetta, né per alimentare odio – sottolinea Lamarra – ma per dare un senso a ciò che senso non ha”. Paolo vorrebbe invece trasformare quanto accaduto in un’occasione di prevenzione e consapevolezza. A rafforzarlo a Roma saranno anche altre testimonianze, come quella di Kiro Attia, cugino di Abanoub Youssef, il giovane ucciso a scuola alla Spezia. Nel corso dell’incontro, uno spazio sarà dedicato anche e alla famiglia di Rachele Franchelli, scomparsa per un brutto male a soli 16 anni, che con la Fondazione Rachele Franchelli Aps vorrebbe inserire nell’uso comune la parola “Atefano”, parola coniata per indicare il genitore che ha perduto un figlio.
Tra le proposte al centro dell’incontro, da parte della Fondazione Uniti per Paolo, c’è l’istituzione del 19 maggio come Giornata nazionale contro la violenza giovanile, una data simbolica legata proprio alla sua storia. “Vogliamo portare la prevenzione nelle scuole – spiega la presidente della fondazione -, parlare ai ragazzi con un linguaggio diretto e far comprendere le conseguenze irreversibili di un gesto violento”.
Accanto a questo, una serie di iniziative: una casa di accoglienza per le famiglie dei pazienti ricoverati lontano da casa, percorsi di giustizia riparativa, sportelli psicologici e progetti educativi già avviati sul territorio ligure, come all’istituto Falcone di Loano.














