3 anni e 4 mesi. Questa la richiesta di condanna del Pubblico Ministero Claudio Martini per Antonio Denti. Al centro il fallimento della Comfort Hotels & Resort, società in passato comproprietaria dell'Hotel del Golfo di Finale Ligure.
Sta per giungere alle battute finali il processo sulla struttura ricettiva nei locali dell'ex colonia cremasca di Finalpia, nella zona del porto di Capo San Donato. La società che l'ha gestita infatti era stata dichiarata fallita nel 2021 dal Tribunale di Savona. Da lì poi era scattato il processo.
Nel frattempo negli anni scorsi si era inserito un filone (distinto e non collegato all'attuale procedimento, ndr) legato all'estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver tentato di impossessarsi del controllo dell'hotel in maniera non lecita.
Nel 2022 era stato infatti condannato a 13 anni Alfonso Pio per le vicende risalenti al 2018 quando il figlio del presunto boss della 'ndrina di Desio, Domenico, avrebbe costretto il socio di minoranza della struttura sorta nell'ex Colonia Cremasca col 7% di quote, Antonio Calabrese, a "consegnare materialmente i certificati cartacei attestanti la titolarità delle quote della società, al fine di ottenere il controllo di quest’ultima, senza dar seguito al contratto preliminare di vendita" stipulato con l'imprenditore Claudio Cogorno, già socio al 43% della Comort Hotels & Resort, società comproprietaria dell’albergo.
L'indagine, che aveva portato anche alla condanna a sei anni e otto mesi del "socio" di Pio Omar Petrocca, era proprio scaturita da una denuncia di Cogorno, considerato dai giudici un testimone "pienamente credibile", per infiltrazione mafiosa: Pio, col complice, non avrebbe solamente tentato di prendere il pieno controllo della struttura imponendo anche che la sua compagna "soggiornasse gratuitamente in una suite riservata", vi sarebbero anche stati, secondo quanto riportato nelle testimonianze, alcuni atti di violenza nei confronti di un dipendente.
Dopo la travagliata gestione della precedente società, nel 2019 la fondazione cremasca aveva avviato le procedure necessarie all’affidamento in locazione del resort da circa 12mila mq di superficie completamente a vista mare in passato addirittura con accesso diretta a una spiaggia privata la cui concessione era stata revocata dall'ex Amministrazione Frascherelli.
Da qui era sorto l'accordo con la società modenese Hyma Srl con la stipula di un contratto che prevedeva tre anni di affitto a 300mila euro l'anno e poi l'acquisto di hotel e dipendenze varie alla cifra di 10 milioni.














