Un nome che ha segnato la sua passione più grande: Muriel, "mare luminoso". E lei, fin da bambina, in quel mare ci voleva tornare. A Poirino, diecimila anime in provincia di Torino, parlava già alle maestre delle gite a Pietra Ligure con i genitori. La Liguria era il posto dei racconti felici, quello in cui sarebbe finita per vivere da grande, e dove avrebbe imparato a immergersi sul serio. È morta a trent'anni nell'atollo di Vaavu, alle Maldive, insieme ad altri quattro italiani, in una delle peggiori tragedie subacquee mai registrate nel Paese.
A ricordarla per prima, in queste ore, è Anna Maria Gioda, la maestra delle elementari. "Per me è rimasta sempre quella splendida bambina dolce, con i capelli biondi al vento e gli occhioni azzurri", racconta al Corriere della Sera. Sul banco tiene una vecchia fotografia: Muriel con la frangetta, il sorriso stampato in faccia. "Me la ricordo così - dice - Anche da grande non credo di averla mai vista con un'espressione cupa. Era luminosa senza un filo di trucco, e la sua allegria era contagiosa". Si sentivano ancora, ogni tanto. Una telefonata per il compleanno, un saluto incrociato per strada, il tempo di fermarsi a raccontare le ultime notizie.
"Era felice, gli occhi le brillavano", sottolinea la maestra.














