A pochi giorni dall’evento calamitoso che ha colpito Finale Ligure martedì 20 maggio, interviene Alessandro Scarpati, geologo, Disaster Manager e neoeletto presidente dell’Ordine dei Geologi della Liguria. L’analisi di quanto accaduto, spiega, deve partire dalla consapevolezza del rischio già noto per la zona colpita.
“Camminando per Finalborgo si trovano targhe che testimoniano il livello raggiunto dall’acqua durante l’alluvione del 1900: circa due metri – afferma Scarpati –. Siamo in una zona rossa, statisticamente soggetta a inondazioni ogni 50 anni. Ma con il cambiamento climatico in atto, eventi di questa portata stanno diventando sempre più frequenti”.
Il presidente dell’Ordine sottolinea come l’evento di martedì scorso non sia stato affatto ordinario. “Quando ho visto che il pluviometro del Melogno aveva superato i 100 millimetri di pioggia in meno di tre ore, ho capito subito che si stava per verificare un evento grave. È evidente – prosegue – che senza interventi strutturali sui corsi d’acqua, quella zona resterà ad alto rischio”.
Scarpati difende le scelte compiute a livello regionale in merito all’allerta: "L’allerta gialla non è da sottovalutare, indica già uno scenario impegnativo con fenomeni anche intensi. In questo caso il fenomeno è stato molto localizzato, e nelle aree circostanti l’allerta gialla era assolutamente coerente. Non credo si possa muovere alcuna critica alla Regione per quanto riguarda l’allerta emessa”. Il nodo, piuttosto, secondo il geologo, riguarda la capacità di intervento a livello locale: “È fondamentale che la Protezione civile comunale possa contare su un sistema di monitoraggio in tempo reale. Quando si registra un evento così intenso a monte, come nel caso del Melogno, bisogna poter intervenire tempestivamente a valle. Anche con allerta gialla, occorre avere gli strumenti per gestire l’emergenza sul momento”. E aggiunge: "Non possiamo pensare che ogni problema venga risolto dalla Regione. I Comuni devono essere messi in condizione di agire autonomamente, conoscere in tempo reale cosa accade sul proprio territorio e attivarsi subito. Alcuni si stanno già attrezzando in tal senso, altri devono farlo: è una priorità assoluta”.
l’alassino Alessandro Scarpati guiderà l’Ordine dei Geologi della Liguria per il quinquennio 2024–2029. L’organo di categoria ha rinnovato il consiglio, affiancando a Scarpati Luana Isella (vicepresidente), Alessandra Fantini (segretario), Giuseppe Canepa (tesoriere), Sergio Aicardi, Federico Pittaluga, Sabrina Santini, Silvia Torchio e Andrea Vigo. “Vogliamo coinvolgere di più gli iscritti − spiega Scarpati − con incontri in presenza e momenti di confronto. L’obiettivo è rendere l’Ordine più aperto e partecipato”.
Tra i temi centrali, il rafforzamento dei rapporti con enti pubblici, università e altri ordini professionali, ma anche la promozione della figura del geologo, oggi più che mai strategica. “Viviamo un’epoca di cambiamenti climatici, eventi meteo estremi, crisi delle risorse idriche ed energetiche. La Geologia è al centro delle sfide ambientali, ma le facoltà di indirizzo in Italia continuano a registrare un calo di iscritti. Dobbiamo invertire questa tendenza”.
Tra le proposte per il futuro in Liguria: città spugna e tetti verdi, ispirati agli "Storm Water Planning" americani. "Gestire le acque piovane significa prevenire alluvioni e valorizzare una risorsa preziosa. È questa la direzione da seguire".














