Riceviamo e pubblichiamo:
"La cappella di San Giovanni sorge sul colle omonimo, in alto sui crinali marnosi che delimitano la Bormida. È nota anche come San Giovanni dei Vigneroli, per la vicinanza con l’antico borgo, ormai disabitato, di cui parlava l’imperatore Ottone III quando lo donò al vescovo di Savona nel 998, definendo l’insediamento come “oppidum”, centro fortificato. Non sbagliavano i miei nonni quando mi dicevano che quella era stata la città dei Vigneroli".
"Nel diploma imperiale la chiesa, anch’essa donata al vescovo Bernardo da Ottone, è citata come “Pieve di Cairo”; quindi risulta essere il più antico edificio cristiano del comun cairese, più antico di tutte le altre chiese e cappelle e di molto precedente alla parrocchiale di San Lorenzo. Ora appartiene alla parrocchia di Rocchetta Cairo. Nei giorni scorsi Michele Carlevarino ha attivato un gruppetto di volonterosi ed è andato a prendere la statua del Santo per portare in salvo almeno quella, prima che il tetto crolli e distrugga tutto".
"La statua era stata acquistata presso una ditta di Roma nel 1905, restaurata poi da don Aldo Meineri nel 1986, ed era stata riportata processionalmente nella chiesa sul colle nel giugno 1987, al tempo del compianto don Paolo Pizzorno. Un paio di anni fa avevamo denunciato lo stato di abbandono della chiesetta, la caduta di tegole e coppi, la necessità di un intervento che pareva costare sui trentamila euro. Per cui non è stato fatto".
"Ora la situazione si è aggravata: oltre ai buchi nel tetto, tutta la struttura portante risulta lesionata, con macroscopiche crepe anche in facciata. Se non altro la statua di San Giovanni è stata riportata in paese, a Rocchetta, in salvo da intemperie e crolli. Ma ci si può accontentare di questo a fronte di un patrimonio storico che si sta poco alla volta sgretolando?".














