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Curiosità | 03 ottobre 2026, 08:51

Mostaccioli di san Francesco, quando la gola non è peccato

Storia e ricetta dei dolci da servire per la festa del Santo Patrono d'Italia

Mostaccioli di san Francesco, quando la gola non è peccato

"Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma". A scrivere, nel 1226, è nientemeno che san Francesco d’Assisi, alla sua amica Donna Giacomina dei Settesoli, vedova Frangipane, che lui chiamava Frate Jacopa. Fu la nobildonna che ispirò nel Santo la fondazione dei “Fratelli e sorelle della penitenza” detto anche “Terzo ordine francescano”, dedicato ai laici.

Grande fu l’amicizia spirituale tra loro, al punto che Francesco, ormai alla fine dei suoi giorni nel 1226, volle assolutamente vederla. Jacopa corse e non andò a mani vuote, ma portò con sé un dolce semplice e sostanzioso che a Francesco era molto caro: i mostaccioli.

Per farli in casa, tritate finemente 130 g di mandorle e 100 g di nocciole. Mettete il trito in una terrina, unite 300 g di farina bianca, 2 cucchiaini di cannella in polvere, 200 g di zucchero, 100 g di miele e 50 ml di acqua tiepida. Formate un impasto che deve essere schiacciato e tagliato a forma di rombi. Infine, fate cuocere i mostaccioli a 180°C per circa 30 minuti. Lasciate raffreddare e... attenzione sono un po’ duri, ma buonissimi! Della serie: quando la gola non è peccato.

Silvia Gullino

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